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L’importanza dello stage all’estero
Parola di Francesco Antonucci, laureato in Economia che lavora a Roma in una società di consulenza
aziendale
Manager a 33 anni. Dopo una laurea in Economia e commercio all’Università di Parma, un periodo
di studi all’estero e uno stage in Belgio: 800 ore di borsa stage Leonardo presso Europrogress
a Bruxelles. E’ il percorso di studi di Francesco Antonucci, che ora lavora presso la
Deloitte Consulting di Roma, una società di consulenza aziendale, per la quale si occupa di studi di fattibilità e analisi di mercato per il lancio di nuovi prodotti e servizi, analisi e innovazione dei processi aziendali, project e change management. In due parole: aiuta le imprese, in particolare quelle del settore dei trasporti, a migliorare sé stesse o la loro presenza sul
mercato.
Il lavoro che fai corrisponde alle tue aspettative di quando eri studente?
"In parte sì. Quando studiavo sognavo di occuparmi di marketing, strategia aziendale e di mercato, gestione d’impresa. Solo che non immaginavo che tutto questo significasse consulenza, di cui ora mi
occupo".
E’ stato difficile trovare lavoro una volta laureato?
"Più che altro ho impiegato un po’ di tempo. Ho inviato pochi curriculum e solo ad aziende ‘selezionate’. Il mio curriculum è inserito anche nella banca dati AlmaLaurea. Non sono andato a bussare a tutte le porte perché avevo aspettative alte: volevo lavorare solo in una grande società di consulenza oppure in un’impresa leader con forte esperienza nel marketing. Ho fatto ricerche anche in Belgio, per avervi studiato e lavorato prima di laurearmi: conosco bene il francese e in parte anche il fiammingo/olandese, oltre ovviamente
l’inglese".
Che cosa occorre per lavorare in una società di consulenza e per fare carriera?
"Serve molta flessibilità, anche negli orari (lavorando per obiettivi o progetti, può capitare che per lunghi periodi si entri in ufficio alle 9 del mattino e si esca, anche, alle 3 di notte); capacità di adattamento al cambiamento (progetti differenti, clienti e team di lavoro diversi); disponibilità a svolgere qualsiasi compito vi venga affidato. Soprattutto agli inizi, quando fare semplicemente le ‘slide di presentazione’ può sembrare frustrante. E poi occorre avere capacità di apprendere molto, in fretta e trasversalmente in varie aree; conoscere bene almeno due lingue, e infine, ma non certo meno importante, saper lavorare in
gruppo".
Quanto è importante fare esperienza all’estero durante gli studi?
"Fondamentale. Nel mio lavoro sono spesso in contatto con clienti stranieri o sono impegnato in team internazionali. Le conoscenze acquisite all’università sono necessarie, perché danno un sapere di base, ma non sono sufficienti: studiare o fare un periodo di tirocinio all’estero, magari di un anno, integrandosi nel contesto locale, aiuta ad ampliarle e a fornire utili strumenti per l’utilizzo delle
lingue".
Quanto conta svolgere una tesi sperimentale come la tua (“Il management innovativo e il caso dei Post-it della 3M”), entrando in diretto contatto con un’azienda, ai fini
dell’assunzione?
"Senz’altro è utile, in quanto si entra in contatto con il mondo del lavoro già prima della laurea, ma non è detto che l’assunzione poi arrivi in maniera così automatica. Dipende dalle opportunità offerte dall’azienda
ospitante".
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