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Scuola chiusa al mondo? No grazie

“L’autoreferenzialità della scuola è un errore e un limite da evitare”. Ne è convinto Benedetto Di Rienzo, preside dell’Istituto tecnico commerciale Tosi di Busto Arsizio.

L’autoreferenzialità della scuola? “Un errore e un limite da evitare”. Benedetto Di Rienzo, preside dell’Istituto tecnico commerciale Tosi di Busto Arsizio, in provincia di Varese, spiega l’importanza del gioco di squadra e dell’apertura della scuola al mondo esterno. “Dobbiamo fare sistema – dice - creare un network a livello regionale”. E, prosegue: “Solo confrontandoci sulla base di dati statistici oggettivi possiamo rafforzare e migliorare offerta formativa dei nostri istituti”

Che cosa intende per autoreferenzialità del sistema scolastico?
“Credo sia uno degli aspetti peggiori: nasce quando l’apparato scolastico guarda solo a se stesso perdendo di vista le vere esigenze formative. In questo modo non può né migliorare la sua offerta, né capire le lacune che la caratterizzano o di cosa hanno bisogno i giovani di oggi sia rispetto al mercato del lavoro che all’università. Creare un sistema comparativo di rete che tolga dall’isolamento ogni scuola o ente formativo sarebbe un grosso passo avanti. Ci vuole il confronto e il dialogo. Per questo siamo entrati in AlmaDiploma e auspico che lo facciano tutte le scuole”.

Dialogo, parafrasando il senso greco del termine, come operazione dialettica necessaria a migliorare la conoscenza di se e del sistema, in questo caso della scuola?
“Si, si tratta di dialogo in senso greco, di contatto tra le scuole, soprattutto a livello regionale, come in questo caso, per la Lombardia. Di fatto, anche se un istituto ha una buona idea, se non la comunica non riesce, almeno nella maggioranza dai casi, a farla fruttare e neppure a migliorare il tiro della sua offerta formativa. Per capire cosa manca, bisogna mettersi in gioco. Direi che a livello politico si è persa quell’unità di cui ora tanto si parla, si è persa la capacità di fare sistema. Questo ha influenzato, prima di tutto, il mondo della scuola.”.

Come può, allora, la scuola cambiare in meglio?
“Il nostro istituto ha cercato di migliorare il servizio agli studenti aprendosi a sistemi oggettivi e comparativi che, alla fine, permettono l’autovalutazione, come AlmaDiploma. Questo perché crediamo sia uno strumento utile al mondo della scuola in genere: non ci mette solo in discussione come ente, ma ci permette di confrontarci e, quindi, di creare un sistema unico, capace allo stesso tempo di salvaguardare le differenze”.

Ma, in che modo, AlmaDiploma contribuisce al miglioramento del sistema scolastico?
“Permette ad ogni istituto di avere il giudizio dei propri diplomati. Una panoramica sull’andamento del sistema scolastico nel suo complesso. Ma, allo stesso tempo, ci permette di comprendere i bisogni dei nostri futuri diplomati. Dall’indagine di AlmaDiploma è emerso che nel nostro Istituto quasi il 60% dei nostri studenti consegue una certificazione di competenza linguistica a fronte di una formazione conseguita tutta all’interno dei nostri percorsi formativi: questo ci rafforza nella volontà di continuare a progettare un curricolo di spessore nel settore linguistico. E’ come avere un feedback costante, uno stimolo a orientare verso il meglio la nostra offerta formativa, uno specchio fedele dei desideri e delle necessità dei nostri studenti, ma anche delle nostre lacune formative. Attraverso il raffronto con altre scuole rompiamo, infatti, la barriera dell’autoreferenzialità, vero limite, ed entriamo in un sistema di relazioni che incentiva al miglioramento”.

Quale futuro vede per gli istituti tecnici commerciali?
“Non è una domanda facile ad uno come me che è stato preside per 27 anni di un istituto tecnico commerciale. La risposta vorrebbe essere ottimista ma purtroppo devo prendere atto di come negli ultimi anni gli istituti che non hanno avvertito la necessità di innovare la propria offerta formativa hanno dovuto subire inevitabilmente una crisi di credibilità dovuta principalmente ad un’opinione pubblica che è stata largamente influenzata a percorsi di tipo liceale. Si aggiunga che l’orientamento nel passaggio tra scuola media e scuola superiore molto spesso non è operato dai docenti della scuola media con la necessaria e dovuta attenzione ai mutati curricoli della scuola secondaria. E infine da non dimenticare che la scuola italiana, più attenta alla realizzazione di programmi di studio che non all’acquisizione di competenze, contribuisce non poco a tener basso il livello di mobilità sociale per cui alla fine le famiglie si illudono che la mobilità sociale si realizza soltanto collocando i propri figli nei licei. Spero che vi sia abbastanza volontà politica e sufficienti competenze per capire che tutta la scuola secondaria necessità di una forte nuova progettualità che superi i vecchi steccati, le vecchie dizioni ma che entri nel concreto delle attese delle nuove generazioni”.

Si avvicina l’Esame di Stato: che futuro vede, invece, per i suoi allievi. Fanno il salto nel mondo del lavoro o in quello universitario?
“Il futuro dei miei studenti è soprattutto ancora nella formazione e nell’istruzione universitaria. I dati di AlmaDiploma ci hanno confermato questa linea consolidata.: l’inserimento nel mondo del lavoro non è immediato. La maggior parte continua gli studi universitari, poi c’è chi frequenta corsi di formazione. Tutti comunque dovranno fare i conti con le difficoltà di un mondo del lavoro basato sul precariato e sull’insicurezza economica ed esistenziale. Alla scuola spetta dunque sempre di più il compito di insegnare agli studenti non tanto un mestiere per vivere quanto il mestiere di vivere e in tal senso fornire sempre di più competenze trasversali permanenti”.

Dall’ultima indagine AlmaDiploma risulta che il 47% dei diplomati, se potesse tornare indietro, cambierebbe istituto o corso. Come giudica questo dato, trova riscontro anche nel suo istituto?
“Fortunatamente la nostra scuola questa percentuale è solo del 19% ma credo che il dato sia vero e preoccupante. Testimonia come l’orientamento in Italia sia un aspetto marginale e operato con scarsa professionalità da parte di operatori; nei miei ormai tanti anni di presidenza non ho mai incontrato un docente di scuola media o uno specialista di centri di orientamento informato su come le scuole secondarie superiori siano cambiate in questi ultimi 25 anni, di come si siano modificati i curricoli, di come le scuole, pur nei limiti della autonomia, personalizzano i percorsi sulla base delle caratteristiche del proprio territorio di riferimento. La maggior parte di essi continua a far riferimento agli stereotipi classisti delle scuole superiori continuando a replicare una concezione immobile della scuola italiana”.

Cosa bisognerebbe fare per orientare i ragazzi che devono scegliere la scuola superiore?
“Credo che le scuole e i genitori dovrebbero poter scegliere la scuola secondaria confrontando i dati e i giudizi che sulle diverse scuole appaiono nel Profilo dei diplomati e a quel punto fare una scelta più motivata e consapevole. Più o meno come avviene per chi accede al sito di AlmaLaurea per scegliere con più oculatezza il percorso universitario. Il mio augurio è che AlmaOriéntati possa essere progettato anche per le scuole secondarie. Credo che sarebbe una bella innovazione e soprattutto un aiuto nel superamento di quell’eccesso di autoreferenzialità che caratterizza la scuola italiana”.

Redazione AlmaLaurea, 04 giugno 2007
 

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