Università

L’identikit dei borsisti: migliori nelle performance accademiche, penalizzati sul lavoro

Focus AlmaLaurea: l’ultimo profilo dei laureati indaga anche i servizi per il diritto allo studio erogati agli studenti.
30 Gennaio 2015

L’ultimo profilo dei laureati AlmaLaurea permette di indagare a livello nazionale anche i servizi per
il diritto allo studio erogati agli studenti ritenuti idonei dalle amministrazioni regionali: alloggio,
ristorazione, borse di studio, integrazioni alla mobilità internazionale, buoni per l'acquisto di mezzi
informatici, buoni per l'acquisto di libri, prestito di libri, assistenza sanitaria e servizi per gli
studenti portatori di handicap. L’indagine mostra che nel 2013 i servizi utilizzati (almeno una volta)
dal maggior numero di laureati sono ristorazione (55% di fruitori), prestito libri (39%) e borse di
studio (22%); mentre solo un 4% ha usufruito dell’alloggio.

 

Laureati che hanno usufruito dei servizi per il Diritto allo Studio (%)

Studenti mediamente soddisfatti
In generale i laureati fruitori sono soddisfatti di tutti i servizi erogati dall’ente per il diritto allo
studio, in particolare per il servizio di prestito libri (90%), la qualità degli alloggi (81%) e i servizi
di ristorazione (71%). Buona anche la soddisfazione per le borse di studio, sia in termini di
adeguatezza dell'importo (67%) che in tempi di erogazione (60%). Sono invece meno soddisfatti dei
servizi relativi ai buoni per l'acquisto di mezzi informatici e di libri (rispettivamente 48% e 50%).
Per quanto riguarda le borse di studio, a influire sulla quota dei laureati beneficiari sono la
collocazione geografica dell’ateneo e la condizione socio economica familiare: così, ad usufruirne
maggiormente sono i laureati delle sedi del Sud e delle Isole (27%) e coloro che provengono da
contesti familiari di operai (37%), rispetto al 10% fra gli studenti di estrazione borghese.

 

Studio AlmaLaurea e Er.go negli atenei emiliani
Chi sono gli studenti che ne hanno diritto, qual è la loro riuscita negli studi, cosa fanno dopo la
laurea e come si inseriscono nel mondo del lavoro? A rispondere sono i risultati del Report sul tema
delle borse di studio nelle università emiliano romagnole di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio
Emilia, Parma, realizzato grazie all’incrocio tra la banca dati AlmaLaurea con i dati dell'Indagine
sul profilo dei laureati degli anni solari dal 2009 al 2012 e del rapporto sulla condizione
occupazionale ad un anno dal conseguimento del titolo dei laureati del 2009, 2010 e 2011 - ed
Er.go, azienda regionale per il diritto agli studi superiori dell’Emilia-Romagna - con particolare
riferimento alla coorte dell’anno accademico 2007/08 degli studenti beneficiari di una borsa di
studio, immatricolati ad un corso di primo livello o iscritti al primo anno ad un corso magistrale nei
quattro atenei emiliano romagnoli. «Un’indagine quanto mai necessaria visto che oggi a livello
nazionale solo un quarto degli studenti meritevoli riceve borse di studio, pur essendoci le condizioni
economiche necessarie per l'assegnazione. L’Emilia Romagna in questo senso è un esempio
virtuoso da prendere a modello», spiega Andrea Cammelli, fondatore dal 1994 e direttore di
AlmaLaurea. «La collaborazione tra Er.go e AlmaLaurea è estremamente positiva, perché permette
di mettere in comune ed incrociare le banche dati dei due enti traendo informazioni molto
importanti per indagare l'efficacia dei servizi per il diritto allo studio universitario», avverte Patrizia
Mondin, direttore di Er.go. I borsisti dell’Emilia Romagna sono il 9% di quelli nazionali sia nel
2007/08 che nel 2008/09, percentuale che si attesta intorno al 13% nel 2010/11. In questi anni
aumentano dunque i borsisti in regione (dal 14 al 17%), e tutti i giovani aventi diritto alla borsa
riescono a beneficiarne, mentre diminuiscono quelli in Italia (dal 14 al 12%), dove è invece in calo
il rapporto tra quanti beneficiano della borsa di studio e coloro che sono ritenuti idonei. La difficoltà
degli studenti di rispettare da un anno all'altro i requisiti per l'accesso alla borsa, in particolare quelli
di merito, è una delle maggiori cause di perdita della borsa di studio negli anni successivi.
Dall'analisi emerge infatti che tra il 2007 (anno di immatricolazione) e il 2012 (anno dell'ultima
graduatoria Er.go analizzata), gli studenti che hanno beneficiato della borsa solo il primo anno sono
la maggioranza (33%), mentre è decisamente inferiore la quota di chi è riuscito a usufruirne per i
primi tre anni (19%), per i primi quattro anni (6%) o per tutti i cinque anni osservati (10%).

 

L’identikit dei laureati borsisti del 2007/08: le performance sono migliori
Entrando nel merito dell’indagine emergono alcuni elementi di confronto interessanti rispetto ai non
borsisti. È maggiore la presenza femminile tra chi ha beneficiato della borsa di studio ed è più
elevata la presenza di laureati provenienti da altri Paesi (l’11% tra i borsisti per i primi tre anni di
corso contro il 2% dei non borsisti). La popolazione dei laureati borsisti è pertanto caratterizzata da
un’elevata mobilità geografica e dalla presenza di studenti provenienti da ambienti familiari meno
favoriti dal punto di vista socio-culturale ed economico (naturalmente anche a causa dei requisiti
economici previsti per l'idoneità). È più elevata la quota di chi proviene da fuori regione: 72% tra i
borsisti per i primi tre anni contro il 31% dei non borsisti. Le performance accademiche dei laureati
biennali con borsa di studio sono migliori. In particolare per quanto riguarda l'età media alla laurea,
26,1 anni per i laureati che hanno beneficiato della borsa per i primi due anni contro i 26,9 dei non
borsisti; sono più regolari (il 74% è in corso contro il 54%). Hanno frequentato in misura maggiore
gli insegnamenti previsti (80% contro il 74% di frequenza assidua). Lo studio all'estero è più
diffuso tra i laureati con borse di studio (11% contro il 9%) e anche la loro disponibilità a lavorare
all'estero è maggiore rispetto ai non borsisti, che invece preferirebbero lavorare nella propria
provincia di residenza. L’esperienza lavorativa durante gli studi universitari è più diffusa tra i
borsisti, in particolare tra i laureati con borsa di studio per i primi tre anni (84% contro il 75%), così
come la soddisfazione per l'esperienza universitaria è più elevata (si riscriverebbero di nuovo allo
stesso corso e allo stesso ateneo il 77% dei laureati borsisti); il 38% dei laureati con borsa è
intenzionata a proseguire gli studi, contro il 33% dei non borsisti.

 

Sul mercato del lavoro sono più penalizzati
Gli esiti occupazionali dei laureati magistrali evidenziano, ad un anno dal titolo, una difficoltà di
inserimento nel mercato del lavoro per i borsisti: tra questi ultimi infatti la quota di occupati è pari
al 53%, 6 punti percentuali in meno rispetto ai non borsisti; ciò si traduce in una maggiore ricerca
del lavoro (31% e 24%, rispettivamente). Ancora, il lavoro stabile riguarda il 21% dei borsisti e il
27% dei non borsisti; un differenziale legato soprattutto alla diversa diffusione dei contratti a tempo
indeterminato (16 e 20% rispettivamente). Il lavoro non standard (prevalentemente il contratto a
tempo determinato) è invece più diffuso tra i borsisti, coinvolgendo 34 occupati su cento (rispetto al
27% dei colleghi non borsisti). In questo caso, il differenziale è legato soprattutto alla maggiore
diffusione dei contratti a tempo determinato (27% per i borsisti contro il 23%). In termini retributivi
il confronto tra borsisti e non borsisti vede ancora una volta questi ultimi in una situazione di
maggior vantaggio: i non borsisti guadagnano il 9% in più dei borsisti (1.058 euro mensili netti
contro 969). Anche in merito all'efficacia del titolo di studio i laureati che hanno usufruito di borsa
di studio mostrano livelli inferiori alla media: la laurea risulta almeno abbastanza efficace per 42
occupati su cento (sono 44 su cento tra i non borsisti). Ma ciò che più colpisce è soprattutto l'elevata
quota di borsisti che svolgono un lavoro per il quale la laurea è poco o per nulla efficace: il 30%
contro il 22% tra i non borsisti. Ciò può essere legato alle maggiori difficoltà economiche dei
borsisti che, ad un anno dal titolo, li hanno portati ad accettare lavori non coerenti con il titolo
acquisito, lavori in cui il titolo non è richiesto o non si utilizzano le competenze apprese
all’università.

 

Pubblicato su "Il Sole 24 Ore - Scuola 24" il 13 gennaio 2015

 


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