Indagini

Scienze sociali per la cooperazione, lo sviluppo e la pace dalla triennale al mercato del lavoro

Caratteristiche, percorso formativo e sbocchi professionali più frequenti: tutto sui laureati in Scienze sociali per la cooperazione, lo sviluppo e la pace.
09 Settembre 2016

Chi sono e come si sono comportati in aula durante gli studi universitari? Dove lavorano? Le indagini AlmaLaurea sul Profilo e la Condizione occupazionale dei laureati italiani permettono di fotografare il profilo formativo e professionale dei laureati in Scienze sociali per la cooperazione, lo sviluppo e la pace.

 

In aula

Cosa studiano i giovani che si iscrivono ad un corso di laurea in in Scienze sociali per la cooperazione, lo sviluppo e la pace? Nei piani didattici degli atenei che offrono il corso, sono presenti in generale le materie Scienze Politiche e Sociali, Scienze Economiche e Scienze Giuridiche

Chi sono e cosa fanno gli studenti che scelgono questo corso? A dircelo è il Profilo dei laureati che mostra come chi si iscrive a Scienze sociali per la cooperazione, lo sviluppo e la pace proviene in larga parte da un liceo scientifico (30%) o da un tecnico (25%). Giovani che una volta varcata la soglia dell’ateneo, tra libri, lezioni ed esami, si laureano in media a 26,3 anni (ma attenzione, non tutti si immatricolano a 19 anni) e conquistano il titolo triennale in 4,7 anni con un voto medio di laurea pari a 98,5. A influire in questo caso è il fatto che tra i laureati in Scienze sociali per la cooperazione, lo sviluppo e la pace è elevata la quota di chi ha intrapreso esperienze lavorative durante gli studi: ben il 78%.

Si tratta ad ogni modo di laureati che frequentano la buona parte delle lezioni, 49%, e che durante gli studi universitari svolgono un buon numero di esperienze di studio all’estero, il 23%, e di stage formativi che entrano nel bagaglio educativo di 42 laureati su cento.

Ma, tirate le somme, sono soddisfatti della scelta fatta? Il 52% dichiara di sì, tanto che potendo tornare indietro, confermerebbe corso e ateneo.

 

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E una volta conquistato il titolo di primo livello cosa fanno?

In base ai dati sulla Condizione occupazionale appare chiaro che ad un anno dalla conquista della laurea triennale, il 47% dei laureati decide di entrare direttamente nel mercato del lavoro, senza essersi mai iscritto alla magistrale. In questo caso, l’occupazione a dodici mesi dal titolo è pari al 59%, considerando anche coloro che sono in formazione retribuita, mentre la stabilità interessa il 41% dei laureati: in particolare il 30% può contare su un contratto alle dipendenze a tempo indeterminato, gli altri optano per un lavoro autonomo effettivo. Giovani che si inseriscono prevalentemente nel campo del commercio (35%); ma anche dei servizi sociali e personali (12%), trasporti, pubblicità, comunicazioni (11%) e consulenze professionali (8%), raggiungendo una retribuzione mensile media di 989 euro netti.

Tra chi prosegue con gli studi, 50%, i percorsi magistrali biennali più gettonati sono Scienze per la cooperazione allo sviluppo, scelta dal 38% dei laureati, Relazioni internazionali, scelta dal 20% dei laureati, e, anche se in misura inferiore, Scienze dell'economia (12%).

 

Sul podio, prima scelta
Scienze per la cooperazione allo sviluppo

Conquistato il titolo è importante sapere in particolare qual è il primo impatto nel mercato del lavoro. Se ci si laurea in Scienze per la cooperazione allo sviluppo il tasso di occupazione è del 67% e il guadagno mensile netto è di 881 euro.

Ma è a cinque anni che l’occupazione cresce e arriva all'80%, così come la stabilità lavorativa che interessa 50 laureati su cento: in particolare, 39 su cento hanno un contratto alle dipendenze a tempo indeterminato; gli altri hanno invece scelto la strada del lavoro autonomo. E se guardiamo al guadagno? Arriva a 1.323 euro netti al mese. Notevole anche la corrispondenza tra studi compiuti e lavoro trovato: la maggior parte dei laureati si inserisce infatti nei rami dei servizi sociali e personali (22%) e dell'istruzione e ricerca (17%); seguono le consulenze professionali e la pubblica amministrazione (entrambi 9%).

 

Secondo posto: Relazioni internazionali

Se ci si laurea in Relazioni internazionali a dodici mesi dal conseguimento del titolo il tasso di occupazione è pari al 65%, e il guadagno mensile netto è di 1.122 euro.
Anche in questo caso, è a cinque anni dal titolo che tutti i valori crescono: l’occupazione sale all'83%. Anche la stabilità lavorativa è buona e interessa 61 laureati su cento: in particolare, 53 su cento hanno un contratto alle dipendenze a tempo indeterminato; gli altri hanno invece scelto la strada del lavoro autonomo. Anche le retribuzioni aumentano e arrivano a 1.387 euro netti al mese. La maggior parte dei laureati si inserisce nei rami del commercio (14%), della pubblica amministrazione (12%) e dei servizi sociali e personali (10%); segue il ramo del credito e assicurazioni (9%).

 

Terzo posto: Scienze dell'economia

Se si è scelta la strada di Scienze dell'economia a dodici mesi il tasso di occupazione è del 70% e il guadagno mensile netto è di 1.203 euro.

Ma la prova del fuoco è a cinque anni: l’occupazione arriva infatti all'89%. La stabilità lavorativa interessa ben 76 laureati su cento: in particolare, 59 su cento hanno un contratto alle dipendenze a tempo indeterminato; gli altri hanno invece scelto la strada del lavoro autonomo. E se guardiamo al guadagno? Buono, 1.483 euro netti al mese, così com’è notevole la corrispondenza tra studi compiuti e lavoro trovato, tant’è che la maggior parte dei laureati si inserisce nei rami delle consulenze professionali (24%) e del credito e assicurazioni (19%); segue il commercio (11%).