Indagini

Scienze e tecnologie per l'ambiente e la natura dalla triennale al mercato del lavoro

Caratteristiche, percorso formativo e sbocchi professionali più frequenti: tutto sui laureati in Scienze e tecnologie per l'ambiente e la natura.
16 Settembre 2016

Chi sono e come si sono comportati in aula durante gli studi universitari? Dove lavorano? Le indagini AlmaLaurea sul Profilo e la Condizione occupazionale dei laureati italiani permettono di fotografare il profilo formativo e professionale dei laureati di primo livello in Scienze e tecnologie per l'ambiente e la natura.

 

In aula

Cosa studiano i giovani che si iscrivono ad un corso di laurea in Scienze e tecnologie per l'ambiente e la natura? Nei piani didattici degli atenei che hanno attivo il corso, sono presenti in generale le materie Scienze Biologiche, Geologia e Chimica.

 

Chi sono e cosa fanno gli studenti che scelgono questo corso?

A dircelo è il Profilo dei laureati che mostra come chi si iscrive a Scienze e tecnologie per l'ambiente e la natura proviene in larga parte da un liceo scientifico (57%) o da un tecnico (19%). Giovani che una volta varcata la soglia dell’ateneo, si laureano in media a 24,9 anni e conquistano il titolo in 4,8 anni con un voto medio di laurea pari a 100,5. Laureati che hanno frequentato la maggioranza delle lezioni, il 74%, e hanno svolto esperienze di studio all’estero, il 7%, e un buon numero di stage formativi che entrano nel bagaglio educativo di 81 laureati su cento.

Ma, tirate le somme, sono soddisfatti della scelta fatta? Il 61% dichiara di sì, tanto che potendo tornare indietro, confermerebbe corso e ateneo.

 

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E una volta conquistato il titolo di primo livello cosa fanno?

In base ai dati sulla Condizione occupazionale appare chiaro che ad un anno dalla conquista della laurea triennale, il 31% dei laureati decide di entrare direttamente nel mercato del lavoro, senza essersi mai iscritto alla magistrale. In questo caso, l’occupazione a dodici mesi dal titolo è pari al 58%, considerando anche coloro che sono in formazione retribuita, mentre la stabilità interessa il 37% dei laureati: in particolare il 25% può contare su un contratto alle dipendenze a tempo indeterminato, gli altri optano per un lavoro autonomo effettivo. Giovani che si inseriscono prevalentemente nel campo del commercio (26%); seguono a distanza servizi ricreativi e culturali (9%), pubblica amministrazione e agricoltura (entrambe 7%) e raggiungono una retribuzione mensile media di 912 euro netti.

Tra chi prosegue con gli studi, 66%, il percorso magistrale più gettonato è Scienze e tecnologie per l'ambiente e il territorio (48%); seguono Scienze della natura (28%) e Biologia (17%).

 

Sul podio, prima scelta: Scienze e tecnologie per l'ambiente e il territorio

Conquistato il titolo è importante sapere in particolare qual è il primo impatto nel mercato del lavoro. Se ci si laurea in Scienze e tecnologie per l'ambiente e il territorio a un anno  il tasso di occupazione è del 65% e il guadagno mensile netto è di 1.059 euro.

A cinque anni, tutti i valori considerati crescono: l’occupazione arriva all'82% e il gudagno aumenta raggiungendo i 1.308 euro netti al mese. Anche in merito alla stabilità lavorativa i risultati sono buoni: interessa infatti 63 laureati su cento, in particolare, 47 su cento possono contare su un contratto alle dipendenze a tempo indeterminato; gli altri hanno invece scelto la strada del lavoro autonomo.

Ma dove si inseriscono? La maggior parte dei laureati lavora nell’ambito delle consulenze professionali (15%), della chimica ed energia (13%), dell'istruzione e ricerca e della pubblica amministrazione (entrambe pari all’11%).

 

Secondo posto: Scienze della natura

Se ci si laurea in Scienze della natura a dodici mesi il tasso di occupazione è del 60% e il guadagno mensile netto è di 879 euro.

Ma la prova del fuoco è a cinque anni: l’occupazione sale al 74% e le retribuzioni crescono toccando i 1.307 euro netti al mese. Anche la stabilità lavorativa è buona e a un lustro dal titolo interessa 59 laureati su cento: 38 su cento hanno un contratto alle dipendenze a tempo indeterminato; mentre gli altri hanno invece scelto la strada del lavoro autonomo. Notevole anche la corrispondenza tra studi compiuti e lavoro trovato: la maggior parte dei laureati si inserisce infatti nel ramo istruzione e ricerca (34%); seguono le consulenze professionali (15%).

 

Terzo posto: Biologia

Per chi ha optato per la laurea in Biologia, a dodici mesi il tasso di occupazione è del 57% e il guadagno mensile netto è di 910 euro.

Anche in questo caso, è a cinque anni che si può vedere l’impatto che i laureati in Biologia hanno sul mercato del lavoro: l’occupazione arriva infatti al 74%. Buona anche la stabilità lavorativa che interessa 54 laureati su cento: in particolare, 33 su cento hanno un contratto alle dipendenze a tempo indeterminato. Le retribuzioni crescono anche se di poco, 1.261 euro netti al mese. Resta vero che la maggior parte dei laureati è occupata nei settori più affini alla propria formazione: istruzione e ricerca (22%) e sanità (20%); seguono chimica ed energia (14%) e le consulenze professionali (12%).

 

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