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Presentato il progetto “Mobilità sociale e merito”

Finanziato dal MIUR e condotto dalla Scuola Superiore Sant’Anna per ridurre i condizionamenti che impediscono l’accesso all’istruzione universitaria, lo studio include il volume “Obiettivo Mobilità Sociale” a cui ha contributo AlmaLaurea.
16 Marzo 2017

Ridurre i condizionamenti che impediscono l’accesso all’istruzione universitaria per studenti capaci e meritevoli provenienti da contesti familiari e ambientali con criticità. E’ l’obiettivo del progetto  “Mobilità sociale e merito”, finanziato dal MIUR e condotto dalla Scuola Superiore Sant’Anna. Il progetto ha coinvolto 290 studenti di scuole medie superiori in Campania, Lombardia, Sardegna, Sicilia, Toscana, provenienti da famiglie con bassa scolarizzazione.

Il progetto è stato presentato presso il Ministero in una consensus conference che ha visto gli interventi di rappresentanti del mondo istituzionale, accademico e delle imprese, tra i quali Ivano Dionigi, Presidente di AlmaLaurea. Le conclusioni sono state affidate al Ministro dell’Università Valeria Fedeli.

In questa occasione si è tenuta anche la presentazione del volume “Obiettivo Mobilità Sociale” (Il Mulino) che raccoglie risultati e proposte del progetto, tra cui il contributo di AlmaLaurea su “Ruolo della famiglia nelle scelte formative e nelle esperienze maturate durante il percorso di studi”.

I Rapporti AlmaLaurea e AlmaDiploma confermano quanto la famiglia d’origine e il background socioculturale incidano sullo sviluppo delle aspirazioni formative e professionali dei giovani, non solo in relazione alla mera scelta formativa, ma anche perché i genitori, stabilendo di fatto lo status socioeconomico del giovane, ne influenzano l’accesso alle risorse e alle opportunità formative e lavorative.

Il ruolo della famiglia nelle scelte formative, scolastiche e universitarie
I dati AlmaDiploma dimostrano che, all’aumentare del livello di istruzione dei genitori, aumenta corrispondentemente la tendenza a iscriversi a percorsi liceali. Viceversa, quanti provengono da contesti culturalmente meno favoriti tendono a optare per una formazione tecnica o professionale che consenta un rapido inserimento nel mercato del lavoro.

Anche l’accesso agli studi universitari, così come la successiva scelta di proseguire con la laurea magistrale, risentono del contesto familiare di provenienza. Infatti, se è vero che 55 laureati su 100 decidono di proseguire ulteriormente gli studi dopo il primo livello, è altrettanto vero che si registrano differenze interessanti in funzione del contesto familiare: ad un anno dal titolo il 66% dei triennali con almeno un genitore laureato risulta iscritto alla magistrale contro il 36% di quanti provengono da famiglie con al più la licenza elementare e il 46% di chi ha genitori con licenza media.

Il ruolo della famiglia di origine nell’inserimento professionale dei laureati
Il background familiare influenza inevitabilmente anche il successivo inserimento nel mercato del lavoro, determinando sia aspirazioni che strategie di affermazione professionale, acuendo la cosiddetta forbice sociale. Le Indagini AlmaLaurea hanno tracciato le crescenti difficoltà incontrate dai laureati nel trovare un’occupazione. Gli ultimi due Rapporti hanno registrato timidi segnali di ripresa, in particolare per i neo-laureati. Ma a pagare il prezzo più alto sono i laureati di più lunga data, entrati nel mercato del lavoro nel pieno della crisi.

Le differenze occupazionali legate al contesto familiare, analizzando in particolare i laureati di secondo livello, sono evidenti. A un anno dal titolo la quota di occupati è maggiore tra chi proviene da contesti culturali meno favoriti (60% contro il 52% di quanti hanno almeno un genitore laureato). Questo perché chi può permetterselo continua a studiare al contrario di chi si trova costretto a inserirsi direttamente nel mercato del lavoro.

Altro aspetto preoccupante è quello della riduzione differenziata delle opportunità lavorative coerenti con il percorso formativo in funzione del background culturale che può portare il laureato a dover accettare lavori non pienamente attinenti al proprio ambito formativo. La necessità di optare per professioni non pienamente in linea con la propria formazione porta anche ad una crisi dei guadagni: dal 2008 al 2013 i laureati provenienti da famiglie con al più un titolo di licenza elementare hanno perso il 24% del proprio potere retributivo, contro un seppur rilevante -16%, registrato tra i colleghi con alle spalle famiglie laureate. Tutto ciò dipende anche da fattori quali lo status sociale familiare che può avere un influsso positivo sulle chance occupazionali dei laureati in virtù della rete di relazioni a disposizione.

In conclusione, se è vero che esiste mobilità formativa, essa non è ancora sufficiente e soprattutto, ad oggi, non implica un’automatica traduzione in mobilità sociale e professionale.

 

www.mobilitasociale.it

"Obiettivo Mobilità Sociale" - Il Mulino