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Rapporto AlmaLaurea, laureati tra formazione e lavoro

Gli interventi del Ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli, del Presidente e del Direttore del Consorzio al Convegno AlmaLaurea “Università e skill nella seconda fase della globalizzazione”.
01 Agosto 2017

Le performance formative di oltre 270 mila laureati nel 2016 e quelle occupazionali di 620 mila laureati di primo e secondo livello intervistati rispettivamente a uno, tre e cinque anni dal conseguimento del titolo: sono i numeri del XIX Rapporto sul Profilo e sulla Condizione occupazionale dei laureati italiani, presentato nel corso del Convegno “Università e skill nella seconda fase della globalizzazione”.
 

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“L’obiettivo - ha spiegato Marina Timoteo, Direttore di AlmaLaurea - è discutere le prospettive di occupazione dei nostri laureati in un contesto internazionale caratterizzato da una crescita della mobilità dei lavoratori high skilled e da una ridefinizione delle stesse skill”. 

"Il Rapporto AlmaLaurea rappresenta davvero un unicum - ha sottolineato il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli - ci consente infatti in modo assai chiaro di misurare l’efficacia e l’efficienza del servizio che il sistema delle università italiane, statali e non statali, offre al Paese”.
Le Indagini mostrano alcuni segni più: cresce la regolarità negli studi, la quota di chi svolge esperienze all’estero e tirocini curriculari, e aumentano anche il livello di occupazione, le retribuzioni e l’efficacia del titolo per i laureati sia di primo sia di secondo livello.

“I dati AlmaLaurea mostrano per il secondo anno consecutivo un lieve miglioramento sul fronte dell’occupazione e delle immatricolazioni – ha sottolineato il Presidente di AlmaLaurea Ivano Dionigi -, ma per tornare alla situazione pre-crisi ci vuole l’impegno di tutti i soggetti coinvolti. La politica e le Istituzioni devono garantire il diritto allo studio in linea con l’art. 34 della Costituzione, le aziende devono impegnarsi ad assumere sempre più laureati e le università devono offrire corsi in linea più con la domanda che non con l’offerta."
Nel lungo periodo infatti i valori crescono ancora, sebbene gli effetti della crisi continuino a condizionare le performance occupazionali di chi si è laureato a cavallo di quegli anni.

In questo contesto, emerge la necessità sempre più urgente di implementare corrette politiche di diritto allo studio e all’orientamento.

“L’Università fatica ancora a fungere da indispensabile ascensore sociale e non rappresenta ancora una risorsa alla portata di tutti – ha aggiunto Valeria Fedeli -. E’ necessario un diritto allo studio più forte a politiche di orientamento efficaci”.

La lettura del Rapporto si inserisce all’interno di uno scenario internazionale, quello della seconda fase dalla Globalizzazione. “Abbiamo scelto di puntare l’attenzione sugli scenari internazionali, a partire da quello europeo – ha concluso il Direttore Marina Timoteo -. dal momento che quasi la metà dei laureati delle università italiane, come dimostrano i dati AlmaLaurea, è disposta a trasferirsi all’estero. Nello specifico il 49% si dichiara disponibile a lavorare in uno stato europeo. Rispetto al 2006 il dato mostra un aumento di 11 punti percentuali. I laureati guardano anche più lontano, la Cina è diventata la meta extraeuropea preferita sorpassando gli Stati Uniti”.

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