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Eurostat, Italia fanalino di coda tra i Paesi UE per numero di laureati

I dottori tra i 30 e i 34 anni sono solo il 26,2%. Raddoppiati rispetto al 2002, ma ancora lontani dall’obiettivo europeo del 40% entro il 2020. Alto anche il tasso di abbandono scolastico.
30 Agosto 2017

Nel 2016 la percentuale di laureati 30-34enni è cresciuta in tutti i Paesi membri dell'Ue rispetto al 2002, raggiungendo una media complessiva del 39,1%. Secondo i dati Eurostat, l'Italia è tra i Paesi con la percentuale più bassa con il 26,2%, seguita solo dalla Romania con il 25,6%, mentre in vetta alla classifica si trovano Lituania (58,7%), Lussemburgo, Cipro (53,4%), Irlanda (52,9%) e Svezia (51%).

L'Italia ha comunque raggiunto in anticipo l'obiettivo nazionale del 26% che si era fissata per il 2020 e gli italiani con un titolo di istruzione superiore sono raddoppiati rispetto al 2002, quando la quota era del 13,1%. Ma resta lontano il traguardo della strategia Europa 2020 che prevede che tutti i Paesi arrivino ad avere per quella data il 40% di laureati.

Per quanto riguarda le differenze di genere, la maggioranza dei laureati è donna in tutte le nazioni dell'Unione, fatta eccezione per la Germania. Il nostro Paese, da questo punto di vista, è in linea con tutti gli altri Stati: il 32,5% dei laureati è donna contro il 19,9% di uomini.

L'Italia ha un posizionamento negativo anche per quanto riguarda l'abbandono scolastico. Fanno peggio solo Portogallo, Romania, Spagna e Malta. Con un 14% circa dei 18-24enni che non hanno raggiunto un diploma secondario, l'Italia ha superato il suo obiettivo nazionale (posto al 16%), ma è ancora lontana dall'obiettivo europeo del 10%. I Paesi più virtuosi sono Croazia, Lituania e Slovenia, tutti con tassi di abbandono sotto il 5%. Ancora una volta, meglio le donne degli uomini: lasciano il 9,2% contro il 12,2%.