Indagini

Le caratteristiche del lavoro dei laureati di primo livello

Occupazione, tipologia contrattuale, retribuzione e utilizzo delle competenze per i laureati triennali a uno e a cinque anni dal conseguimento del titolo.
07 Dicembre 2017

Dal momento che una quota elevata di laureati triennali, complessivamente il 56%, prosegue il percorso formativo iscrivendosi ad un ulteriore corso di laurea, vengono di seguito fotografate le performance occupazionali di coloro che dopo il conseguimento del titolo hanno scelto di non proseguire gli studi e di immettersi direttamente nel mercato del lavoro.

Ad un anno dal titolo il tasso di occupazione dei laureati triennali, considerando occupati anche quanti sono in formazione retribuita, risulta pari al 68%. A cinque anni sale all'87%.

 

Contratto

Ad un anno dalla laurea il lavoro autonomo riguarda 14 occupati su cento, mentre i contratti di lavoro alle dipendenze a tempo indeterminato caratterizzano il 29% degli occupati.

Il 33% dichiara invece di disporre di un contratto non standard, mentre il 9% un contratto formativo, in particolare di apprendistato. Il 3% ha un contratto parasubordinato, mentre il 6% svolge altre forme di lavoro autonomo; il 5%, infine, lavora senza alcuna regolamentazione contrattuale.

Il lavoro autonomo risulta particolarmente diffuso tra i laureati delle professioni sanitarie (26%); mentre possono contare su impiego a tempo indeterminato soprattutto i laureati del gruppo scientifico (51%) e giuridico (47%). Il lavoro non standard coinvolge in maggior misura i laureati dei gruppi insegnamento e delle professioni sanitarie (con valori superiori al 40%). I contratti formativi interessano in particolare i gruppi scientifico e ingegneria (rispettivamente, 25 e 21%), mentre il lavoro parasubordinato coinvolge soprattutto i laureati in educazione fisica (13%). Ad un anno, sono in particolare i laureati dei gruppi letterario ed educazione fisica (11% per entrambi) a non poter contare su un regolare contratto di lavoro.

A cinque anni, la quota di lavoro autonomo interessa sempre il 14% dei laureati di primo livello, mentre i contratti a tempo indeterminato arrivano al 61%. Il 15% ha un contratto non standard, mentre il 4% un contratto formativo. La quota di triennali occupati con un contratto parasubordinato (1%) o senza alcuna regolamentazione (2%) è minima.

I laureati dei gruppi educazione fisica e architettura registrano i livelli più elevati di lavoro autonomo, che raggiungono, rispettivamente, il 34 e il 25% degli occupati. I contratti a tempo indeterminato interessano in particolare i laureati dei gruppi ingegneria e scientifico, quasi l’80%. Il lavoro non standard coinvolge oltre 20 laureati su cento dei gruppi psicologico e linguistico. La diffusione del lavoro non regolamentato è superiore alla media, anche a cinque anni dal titolo, tra i laureati del gruppo educazione fisica (10%).

 

 

Retribuzioni

Ad un anno dal conseguimento del titolo la retribuzione mensile netta dei laureati di primo livello è pari in media a 1.104 euro. Le retribuzioni più elevate sono associate ai laureati dei gruppi scientifico, ingegneria e delle professioni sanitarie (rispettivamente 1.306, 1.283 e 1.239 euro). Livelli retributivi nettamente inferiori alla media si riscontrano invece tra i laureati dei gruppi educazione fisica e insegnamento, con retribuzioni inferiori agli 850 euro mensili netti.

A cinque anni, le retribuzioni arrivano a 1.362 euro mensili netti; quelle più consistenti interessano i laureati dei gruppi scientifico e ingegneria (con valori che superano i 1.500 euro), nonché economico-statistico e delle professioni sanitarie (rispettivamente 1.427 e 1.403 euro). Restano invece inferiori alla media, non raggiungendo i 1.200 euro mensili netti, le retribuzioni dei laureati dei gruppi educazione fisica e agraria, nonché psicologico ed insegnamento.

 

L’utilizzo delle competenze

A un anno dal titolo, il 44% degli occupati utilizza le competenze acquisite durante il percorso di studi in misura elevata, mentre il 37% ne dichiara un utilizzo contenuto. Ne consegue che 19 laureati di primo livello su cento ritengono di non valorizzare per nulla le conoscenze apprese nel corso del triennio universitario.

Sono in particolare i laureati delle professioni sanitarie e del gruppo scientifico a sfruttare maggiormente le competenze apprese all’università: il 74 e 51%, rispettivamente, ne dichiara un utilizzo elevato; coloro che ritengono di non utilizzare ciò che hanno studiato all’università appartengono ai gruppi geo-biologico (49%) e letterario (48%).

A cinque anni, utilizzano le competenze in misura elevata 50 occupati su cento, mentre 37 ne dichiarano un utilizzo contenuto; infine, 12 su cento non le sfruttano per nulla.  Sono sempre i laureati delle professioni sanitarie, così come quelli dei gruppi scientifico ed insegnamento, a valorizzare maggiormente le competenze apprese all’università (73, 45 e 43%); all’estremo opposto, ritengono di non sfruttare per nulla ciò che hanno studiato durante il percorso triennale i laureati dei gruppi letterario (45%) e geo-biologico (41%).