Indagini

Laureati di primo livello tra formazione e mercato del lavoro

A un anno dal titolo il 43% dei laureati del 2015 termina la propria formazione universitaria con la laurea triennale, mentre il 55% si iscrive a una laurea magistrale.
07 Dicembre 2017

LAUREATI TRIENNALI CHE PROSEGUONO GLI STUDI CON LA MAGISTRALE

La scelta di proseguire con la magistrale è fortemente influenzata dal percorso formativo di primo livello concluso. Proseguono gli studi 83 laureati su cento del gruppo disciplinare di Ingegneria, 82 su cento del gruppo di Psicologia e altrettanti del Geo-biologico. Solo il 7% dei laureati nelle Professioni sanitarie continuano gli studi, in quanto optano quasi sempre per un immediato inserimento nel mercato del lavoro; così come i laureati dei gruppi disciplinari Insegnamento (34%) e Giuridico (30%).

La principale motivazione per il proseguimento degli studi è legata ad aspetti di natura lavorativa e riguarda 59 laureati su cento; in particolare, 37 intendono migliorare le opportunità di trovare lavoro, 20 ritengono che la magistrale sia necessaria per trovare lavoro e altri 2 su cento dichiarano di essersi iscritti non avendo trovato alcun impiego. Un laureato su tre è spinto invece dal desiderio di migliorare la propria formazione culturale. Infine, 7 laureati su cento dichiarano di proseguire gli studi con la magistrale perché quest’ultima permette di migliorare la propria situazione lavorativa, in particolare dal punto di vista della retribuzione, dell’inquadramento e delle mansioni.

Entrando nel merito del gruppo disciplinare emerge che i laureati del gruppo Psicologico, più di altri, ritengono che la laurea magistrale sia necessaria per accedere al mercato del lavoro (38%), mentre per i laureati del gruppo Giuridico (12%), Ingegneria, Insegnamento e delle Professioni sanitarie (11% per ciascuno) la prosecuzione degli studi è vista più come un’opportunità per migliorare il proprio lavoro. Inoltre, per i pochissimi laureati delle professioni sanitarie che decidono di proseguire gli studi è nettamente rilevante la possibilità di migliorare la propria formazione (47%).

La coerenza della scelta della magistrale con il percorso di primo livello concluso è elevata a tal punto che tre laureati su quattro si sono orientati verso corsi magistrali ritenuti il “naturale” proseguimento del titolo triennale; coerenza particolarmente elevata tra i laureati di Ingegneria (85%); all’opposto, si riscontra minore coerenza nelle scelte dei laureati dei gruppi Linguistico e Politico-sociale (dove rispettivamente 63 e 61 laureati su cento ritengono la magistrale il “naturale” proseguimento del titolo triennale) e delle Professioni sanitarie (52%).

Inoltre, 21 laureati su cento si sono iscritti ad un corso che, pur non essendo il proseguimento “naturale” della laurea di primo livello, rientra nello stesso ambito disciplinare. La restante quota (4%) ha scelto invece un diverso ambito disciplinare: in particolare, ciò avviene per i laureati delle professioni sanitarie (13%), del gruppo linguistico (10%) e politico-sociale (9%).

L’analisi combinata della mobilità geografica e di quella formativa mostra che 61 laureati su cento proseguono la formazione iscrivendosi ad un corso di laurea magistrale nello stesso ateneo e all’interno dello stesso gruppo disciplinare in cui hanno conseguito il titolo di primo livello.

Solo 7 su cento cambiano sia l’uno che l’altro; 22 su cento cambiano ateneo ma non gruppo disciplinare; 10 optano per un altro gruppo ma nello stesso ateneo.

Confermano ateneo e gruppo in misura maggiore i laureati in Ingegneria (76%), seguiti da quelli del gruppo Scientifico (72%). All’estremo opposto, i laureati del Geo-biologico (40%), delle Professioni sanitarie (42%) e del Politico-sociale (43%).

Il Rapporto 2017 evidenzia ad ogni modo come il cambio di università risulti più frequente in corrispondenza dei percorsi di studio poco diffusi sul territorio nazionale: non è un caso che 82 laureati su cento di Ingegneria, 79 del gruppo Scientifico e 78 del gruppo Chimico-farmaceutico, per i quali esiste un’ampia offerta formativa in tutto il Paese, preferiscano proseguire gli studi nell’ateneo di conseguimento del titolo di primo livello.

Resta vero che, indipendentemente dall’ateneo di iscrizione, 83 laureati su cento hanno confermato con l’iscrizione alla magistrale la scelta del gruppo disciplinare.

 

 

 

LAUREATI TRIENNALI CHE NON PROSEGUONO GLI STUDI MAGISTRALI ALLA PROVA DEL LAVORO

Tra i laureati triennali che hanno terminato gli studi con la laurea di primo livello, la principale motivazione della non prosecuzione degli studi è dovuta alla difficoltà di conciliare studio e lavoro (42%); il 17% non è interessato a proseguire la formazione; il 13% è interessato ad altra formazione post-laurea; il 10% dichiara di non essersi iscritto per motivi personali; un ulteriore 8% adduce motivi economici. Infine, il 6% lamenta la mancanza di un corso di laurea nell’ambito disciplinare di suo interesse.

A un anno dal conseguimento del titolo il tasso di occupazione dei laureati di primo livello del 2015 è pari al 68% , considerando anche coloro che sono impegnati in attività di formazione retribuita. Il tasso di disoccupazione sfiora il 21%.

A cinque anni dal conseguimento del titolo (laureati 2011) il tasso di occupazione dei laureati di primo livello raggiunge l’87%. Il tasso di disoccupazione scende all’8%.

 

Il Rapporto 2017 permette di analizzare le differenze per gruppo disciplinare sia a uno sia a cinque anni dal titolo.

Il tasso di occupazione a un anno dalla laurea è decisamente elevato per i gruppi Scientifico (84%), Ingegneria (76%) ed Educazione fisica (74%); all’opposto, non raggiunge il 55% tra i laureati del Geo-biologico.

A cinque anni dal titolo i laureati dei gruppi Scientifico, Ingegneria, Professioni sanitarie ed Educazione fisica raggiungono tassi di occupazione superiori al 90%. Il tasso di occupazione non scende mai al di sotto del 75%, nonostante per il gruppo Letterario e Psicologico sia tra i più modesti.