Indagini

Laureati e lavoro: cosa è cambiato nell'ultimo decennio

Il confronto con le precedenti rilevazioni evidenzia un miglioramento del tasso di occupazione, ma non è sufficiente a colmare il gap registrato a partire dal 2008.
07 Dicembre 2017

LAUREATI TRIENNALI E MAGISTRALI BIENNALI A UN ANNO DAL TITOLO

Dal momento che una quota elevata di laureati triennali, complessivamente il 56%, prosegue il percorso formativo con la magistrale, il Rapporto fotografa le performance occupazionali di coloro che dopo il conseguimento del titolo hanno scelto di non proseguire gli studi e di immettersi direttamente nel mercato del lavoro.

Ad un anno dal titolo il tasso di occupazione (che considera occupati anche quanti sono in formazione retribuita) risulta pari al 68% dei laureati triennali e al 71% dei laureati magistrali biennali.
Il confronto con le precedenti rilevazioni evidenzia un miglioramento, seppur lieve, del tasso di occupazione. Dopo la significativa contrazione registrata tra il 2008 e il 2013 (-16 punti percentuali per i triennali; -11 per i magistrali biennali), nell’ultimo triennio il tasso di occupazione è aumentato di oltre 2 punti percentuali per i triennali e di 1 punto per i magistrali biennali.

I laureati triennali presentano, ad un anno, un tasso di disoccupazione (calcolato sulle forze di lavoro, cioè su coloro che sono già inseriti o intenzionati a inserirsi nel mercato del lavoro) pari al 21%, mentre i laureati magistrali biennali mostrano un tasso di disoccupazione del 20%. Per il terzo anno consecutivo si registra una diminuzione del tasso di disoccupazione: rispetto alla rilevazione del 2015, la contrazione è di 3 punti percentuali per i laureati triennali e di 1 punto per i laureati magistrali biennali. Tuttavia, il confronto con il 2008 risulta ancora penalizzante: di fatto il tasso di disoccupazione è quasi raddoppiato negli ultimi otto anni (dall’11% al citato 21% per i triennali e dall’11% al 20% per i magistrali biennali).

 

L’attività autonoma (liberi professionisti, lavoratori in proprio, imprenditori, ecc.) riguarda il 14% dei laureati triennali e il 9% dei laureati magistrali biennali: entrambe le quote risultano in lieve diminuzione rispetto all’indagine dell’anno scorso.

Per i laureati triennali sono in aumento di 1 punto percentuale i contratti di lavoro dipendente a tempo indeterminato (compreso quello a tutele crescenti) che passano in un anno dal 28% al 29%; sono in aumento di 5 punti percentuali anche per i laureati magistrali biennali, cresciuti in un anno dal 29% al 34%.

D’altra parte, rispetto all’Indagine del 2008, si registra un aumento del lavoro autonomo, rispettivamente, di 5 punti percentuali tra i laureati triennali e di 3 punti percentuali tra i laureati del biennio magistrale. Il tempo indeterminato, invece, ha subìto una significativa contrazione (-13 punti percentuali) per i laureati triennali, mentre ritorna ai livelli di otto anni fa per i magistrali biennali.

Nell’ultimo anno si registra inoltre, tra i triennali, un aumento dei contratti non standard (in particolare alle dipendenze a tempo determinato) che sono il 33% del totale, e, parallelamente, una modesta ma confortante diminuzione dei lavori non regolamentati da alcun contratto, che rappresentano il 5% del totale. La tendenza più recente non è pienamente confermata tra i magistrali biennali, per i quali nell’ultimo anno si osserva una lieve diminuzione dei contratti non standard (nel 2016 pari al 27%) e una sostanziale stabilità dei lavori non regolamentati (6%). L’estensione dell’arco temporale di osservazione alla rilevazione del 2008 conferma in generale un aumento dei contratti non standard e dei lavori non regolamentati sia tra i laureati triennali sia tra i magistrali biennali.

 

La retribuzione è in media di 1.104 euro mensili netti per i laureati triennali e di 1.153 euro mensili netti per i laureati magistrali biennali. Per il terzo anno consecutivo, la retribuzione percepita dai laureati ad un anno risulta in aumento: in particolare, le retribuzioni reali (ovvero che tengono conto del mutato potere d’acquisto) sono aumentate rispetto alla precedente rilevazione di circa il 2% (sia tra i laureati triennali che tra i magistrali biennali). L’incremento evidenziato nell’ultimo triennio non è però ancora in grado di colmare la significativa perdita retributiva (-23% per i triennali, -20% per i magistrali biennali) registrata nel quinquennio 2008-2013.

 

Ma quanti svolgono un lavoro coerente con gli studi fatti? Per rispondere a questa domanda AlmaLaurea considera l’indicatore di efficacia del titolo, che combina la richiesta del titolo di laurea e l'utilizzo delle competenze apprese all’università nell’esercizio del lavoro svolto.

Per circa la metà dei laureati occupati ad un anno, il titolo risulta “molto efficace o efficace”: 51% per i laureati triennali, 48% per i magistrali biennali. Si tratta di valori tendenzialmente in aumento rispetto a quanto rilevato lo scorso anno (+1 punto percentuale per entrambi i collettivi).

Anche in questo caso è vero che il miglioramento registrato negli ultimi anni non cancella le difficoltà incontrate a partire dalla crisi: l’efficacia del titolo risulta infatti ancora in calo se il confronto è con i dati del 2008 (-7 punti tra i triennali, -3 tra i magistrali biennali).

 

 

LAUREATI TRIENNALI E MAGISTRALI BIENNALI A CINQUE ANNI DAL TITOLO

I momenti di criticità, vissuti da chi si è affacciato sul mercato del lavoro negli anni bui della crisi, hanno inevitabilmente condizionato l’attuale performance occupazionale. Nel dettaglio, a cinque anni dalla laurea il tasso di occupazione è pari all’87% tra i laureati triennali e all’84% tra i laureati magistrali biennali. Rispetto al 2015, il tasso di occupazione è in aumento di quasi 2 punti percentuali per i triennali e risulta stabile per i magistrali biennali. È pur vero che rispetto alla rilevazione del 2012 il tasso di occupazione a cinque anni risulta in diminuzione: -4 punti percentuali per i laureati triennali; -6 per i magistrali biennali.

 

 

 

A cinque anni dalla laurea, il tasso di disoccupazione riguarda l’8% dei laureati triennali e il 9% dei laureati magistrali biennali.

Rispetto alla rilevazione dell’anno scorso tali valori risultano in calo per entrambi i collettivi di 1 punto percentuale; tale calo si verifica per la prima volta, dopo anni di continuo aumento. Anche in questo caso, tuttavia, il tasso di disoccupazione figura in aumento rispetto al 2012: +2 punti percentuali per i laureati triennali e +3 punti per i magistrali biennali.

Tra i laureati del 2011, a cinque anni dal conseguimento del titolo, il lavoro autonomo si attesta al 14% tra i laureati triennali, mentre sale al 18% tra i laureati del biennio magistrale. La quota di chi è assunto con contratto a tempo indeterminato (compreso quello a tutele crescenti) raggiunge il 61% tra i triennali e il 56% tra i magistrali biennali. Rispetto alla precedente rilevazione, per entrambi i collettivi si registra una lieve contrazione del lavoro autonomo (-1 punto percentuale) e un aumento dei contratti di lavoro a tempo indeterminato (+3 punti percentuali).

A cinque anni dal titolo, 15 occupati triennali su cento sono assunti con un contratto non standard; sono 17 su cento tra i magistrali biennali. Tali quote figurano in tendenziale aumento negli ultimi anni, in particolare per i laureati triennali. Assolutamente marginali le percentuali di occupati senza alcuna tutela contrattuale.

A cinque anni dalla laurea la retribuzione mensile netta è pari a 1.362 euro per i laureati triennali e 1.405 euro per i colleghi magistrali biennali. La rilevazione evidenzia, dopo l’aumento registrato lo scorso anno, una sostanziale stabilità delle retribuzioni reali (ovvero che tengono conto del mutato potere d’acquisto) per i laureati triennali e un aumento retributivo, seppure lieve (+1%), per i magistrali biennali. Nonostante il miglioramento degli ultimi anni, le retribuzioni registrate nel 2016 sono inferiori rispetto a quelle del 2012.

Col trascorrere del tempo migliorano le caratteristiche del lavoro svolto e, tra queste, anche l’efficacia del titolo. A cinque anni dal conseguimento del titolo la laurea risulta “molto efficace o efficace” per il 63% dei laureati triennali occupati e per il 54% dei laureati magistrali biennali occupati. Il confronto con le Indagini passate evidenzia, nell’ultimo anno, una sostanziale stabilità dell’efficacia sia tra i laureati triennali (rispetto alla rilevazione del 2012, invece, si evidenzia un calo di 3 punti), sia tra i magistrali biennali (valori invariati anche rispetto al 2012).