Indagini

Laureati magistrali biennali alla prova del lavoro

A un anno dal titolo l'occupazione è pari al 71%, a cinque anni sale all'84%, con forti differenziazioni a seconda del gruppo disciplinare: superiore alla media i tassi di occupazione dei laureati dei gruppi Ingegneria, Scientifico e Chimico-farmaceutico.
07 Dicembre 2017

I dati del XIX Rapporto AlmaLaurea sulla Condizione occupazionale dei laureati mostrano come la laurea continui a rappresentare un investimento contro la disoccupazione, soprattutto nel lungo periodo. Tra uno e cinque anni, infatti, tutti gli indicatori esaminati, tasso di occupazione, tasso di disoccupazione, tipologia dell’attività lavorativa, retribuzioni, migliorano sensibilmente per tutti i gruppi disciplinari presi in esame.

Tra i laureati magistrali biennali il tasso di occupazione ad un anno dal conseguimento del titolo è pari al 71%. Il tasso di disoccupazione coinvolge invece 20 laureati magistrali biennali su cento.

A cinque anni dal conseguimento del titolo il tasso di occupazione sale all’84%, mentre il tasso di disoccupazione è pari al 9%.

Le opportunità occupazionali sono fortemente differenziate a seconda del percorso di studi concluso. Superiore alla media, infatti, sono i tassi di occupazione, ad un anno dalla laurea biennale, dei laureati dei gruppi ingegneria (85%), scientifico (84%) e chimico-farmaceutico (82%)

Inferiore alla media è invece il tasso di occupazione dei laureati dei gruppi psicologico (46%), letterario (59%) e geo-biologico (60%). Si tratta infatti di indirizzi di studio dove, rispetto alla media, è più elevata la percentuale di laureati che sceglie di proseguire la propria formazione con attività post-laurea non sempre retribuite, come tirocini, praticantati e collaborazioni volontarie.

Parallelamente, ad un anno dalla magistrale biennale, Il tasso di disoccupazione è inferiore alla media tra i laureati dei gruppi scientifico (9%), ingegneria (11%) e professioni sanitarie (13%), mentre si attesta su valori attorno al 30% tra i laureati dei gruppi geo-biologico, letterario e psicologico.

 

Tra uno e cinque anni l’aumento del tasso di occupazione è confermato in tutti i gruppi disciplinari.

I laureati delle professioni sanitarie e quelli del gruppo ingegneria mostrano le migliori performance occupazionali, con un tasso di occupazione superiore al 90%. A seguire, i laureati dei gruppi economico-statistico (89%), scientifico (88%), chimico-farmaceutico e architettura (86%, per entrambi).

Di poco inferiore alla media è, invece, il tasso di occupazione tra i laureati dei gruppi disciplinari linguistico, politico-sociale, agraria, educazione fisica (tutti intorno all’82%). Maggiormente inferiori alla media i tassi di occupazione dei laureati dei gruppi psicologico (79%), insegnamento (77%), geo-biologico e giuridico (76%, per entrambi) e letterario (75%): la dimostrazione di come le difficoltà occupazionali non coinvolgano esclusivamente le lauree umanistiche.

 

 

Il tasso di disoccupazione, a cinque anni dalla laurea, è pari al 9%; rimane su valori più elevati tra i laureati dei gruppi letterario (15%), giuridico e geo-biologico (14%, per entrambi), insegnamento (13%), psicologico, politico-sociale e agraria (11% in tutti e tre i casi). Al lato opposto, si trovano invece i laureati delle professioni sanitarie e di ingegneria, il cui tasso di disoccupazione è pari ad un fisiologico 3%; sempre sotto la media, i gruppi scientifico ed economico-statistico (6%, per entrambi).