Indagini

Mercato del lavoro e laureati magistrali a ciclo unico

Occupazione, tipologia contrattuale, retribuzione ed efficacia del titolo per i laureati magistrali a ciclo unico: a cinque anni lavora l'83%.
07 Dicembre 2017

I laureati magistrali a ciclo unico sono caratterizzati da un’elevata prosecuzione della formazione dopo il conseguimento del titolo con percorsi post-laurea, in particolare, tirocini e praticantati o scuole di specializzazione, necessari all’avvio della libera professione. Così, a un anno dalla laurea il 60% dichiara di essere impegnato in attività formative postlaurea, percentuale che sale all’81% se si considerano anche coloro che hanno già terminato la formazione post-laurea.

Tenendo conto pertanto anche di quanti sono in formazione retribuita emerge che a un anno il tasso di occupazione è pari al 55%, percentuale che arriva all’83% a cinque anni. Il tasso di disoccupazione dei laureati magistrali a ciclo unico è invece pari rispettivamente al 22% e al 9%.

 

Come si compartano sul mercato del lavoro i laureati magistrali a ciclo unico?

Il 26% a un anno dalla laurea può contare su un lavoro autonomo, mentre i contratti alle dipendenze a tempo indeterminato coinvolgono il 18% degli occupati. 27 occupati su cento sono inoltre assunti con un contratto non standard e un 2% con contratti parasubordinati.

8 laureati magistrali a ciclo unico su cento infine sono assunti con contratti formativi, di inserimento o apprendistato, mentre la quota di quanti lavorano senza alcuna regolamentazione contrattuale è pari al 9%.

A cinque anni dalla laurea, la percentuale di lavoro autonomo arriva al 52%, mentre i contratti a tempo indeterminato interessano il 29% dei laureati magistrali a ciclo unico. Calano di pari passo i contratti di inserimento o apprendistato, 2%, ma anche i lavori non standard e le altre forme di lavoro autonomo, rispettivamente 11% e 3%. Scende inoltre la quota di coloro che hanno un lavoro parasubordinato, 1%, e senza regolare contratto, 2%.

 

 

Ad un anno dal titolo, la retribuzione mensile netta per i laureati magistrali a ciclo unico sfiora i 1.150 euro; a cinque anni arriva a 1.355 euro.

A influire sul livello di retribuzioni percepite è la diffusione di attività a tempo pieno o parziale. Così, ad un anno dal titolo, 37 laureati su cento sono occupati a tempo parziale e percepiscono mediamente 861 euro netti mensili contro i 1.311 euro di chi lavora a tempo pieno. A cinque anni, la quota di laureati che lavorano part-time scende al 15% e le retribuzioni restano inferiori a 1.000 euro, rispetto agli oltre 1.400 euro per chi lavora a tempo pieno.

 

Ad un anno dal conseguimento della laurea, l’efficacia risulta complessivamente molto buona: il titolo è “molto efficace o efficace” per il 73% dei laureati. Nel dettaglio, 61 occupati su cento utilizzano in misura elevata le competenze acquisite durante il percorso di studi, mentre poco più di un quarto dichiara un utilizzo contenuto; solo 13 occupati su cento non sfruttano in alcun modo le conoscenze apprese.

Per il 63% degli occupati la laurea è inoltre richiesta per legge per l’esercizio della propria attività lavorativa; 9 su cento ritengono che sia di fatto necessaria, anche se non richiesta per legge, mentre 15 su cento la reputano utile. Infine, il 12% non la ritiene né richiesta né tantomeno utile.

A cinque anni, il titolo è “molto efficace o efficace” per 84 occupati su cento. Il 68% utilizza in misura elevata le competenze acquisite durante il percorso di studi, mentre il 26% dichiara un utilizzo contenuto; solo il 5%, infine, ritiene di non sfruttare in alcun modo le conoscenze apprese nel corso degli studi universitari. Per 75 occupati su cento la laurea è inoltre richiesta per legge per l’esercizio della propria attività lavorativa, 9 su cento ritengono che sia di fatto necessaria, anche se formalmente non richiesta per legge, mentre 12 su cento la reputano utile. Solamente 4 occupati su cento non la ritengono né richiesta per legge né tantomeno utile.