Indagini

Più brave a scuola e all’università, ma penalizzate sul mercato del lavoro

Le donne italiane sono più brillanti lungo il percorso formativo rispetto agli uomini, ma scontano un forte divario in termini occupazionali, contrattuali e retributivi.
07 Marzo 2018

Le donne italiane registrano risultati più brillanti lungo il percorso formativo e in quasi tutti gli indirizzi di studio rispetto agli uomini, ma sul mercato del lavoro scontano ancora un forte divario in termini non solo occupazionali e contrattuali, ma anche e soprattutto retributivi.

L’identikit delle performance formative e professionali delle donne, dalla scuola superiore all’università fino al mercato del lavoro, arriva dalle Indagini AlmaDiploma e AlmaLaurea. La lettura dei dati conferma un differenziale a favore dei maschi, che permane anche quando le donne intraprendono percorsi disciplinari che offrono maggiori chance occupazionali o dove sono storicamente più presenti.

 

BRAVE GIÀ SUI BANCHI DI SCUOLA

Veloci, preparate e con le idee chiare. Il Rapporto 2017 sul Profilo dei Diplomati conferma che le donne nel campo della formazione se la cavano meglio degli uomini e questo fin dalla scuola media inferiore, che concludono portando a casa un voto d’esame molto spesso più elevato dei maschi: il 35% delle ragazze contro il 26% dei ragazzi ottiene 9 (su 10) o più. E quando arrivano sui banchi delle superiori, che siano quelli di un liceo, un tecnico o un professionale, le femmine raggiungono ancora una volta ottimi risultati.

Sono più regolari: il 91% delle femmine non fa ripetenze contro l’85% dei maschi.

Raggiungono voti più alti: il voto medio di diploma è rispettivamente 78,6 su cento per le ragazze contro 75,1 dei ragazzi.

Studiano di più: il 38% dedica allo studio e ai compiti a casa più di 15 ore settimanali contro il 16% dei maschi.

Compiono più esperienze internazionali: il 39% delle femmine contro il 26% dei maschi, in particolare organizzate dalla scuola. Le ragazze d'altronde intraprendono in maggior misura percorsi formativi linguistici e per questo conseguono anche un maggior numero di attestati (38% contro 28%).

Sono maggiormente impegnate in attività di carattere sociale: il 20% delle ragazze svolge attività di volontariato contro il 14% dei ragazzi.

Nel tempo libero intraprendono più attività culturali e non perché devono ma perché lo vogliono: le svolgono il 55% delle femmine, in larga parte su iniziativa personale, contro il 42% dei maschi.

Sono maggiormente interessate a proseguire gli studi soprattutto all’università: 77% delle ragazze contro il 63% dei ragazzi. In tale scelta sono spinte da motivazioni differenti: in particolare poter svolgere, grazie alla laurea, l’attività professionale di proprio interesse (74% contro il 67% dei ragazzi) e approfondire i propri interessi culturali (61% contro il 54% dei maschi).

 

BRILLANTI ALL’UNIVERSITÀ

Il Rapporto 2017 sul Profilo dei laureati conferma che le donne, nella quasi totalità dei percorsi di studio, continuano ad avere performance più brillanti rispetto agli uomini, sia in termini di regolarità negli studi che di voti. Tra i laureati del 2016, dove è nettamente più elevata la presenza della componente femminile (59%), la quota delle donne che si laureano in corso è superiore a quanto registrato per gli uomini (rispettivamente il 51% e il 46%) e il voto medio di laurea è uguale a 103,4 su 110 per le prime e a 101,3 per i secondi; occorre sottolineare che ciò è frutto anche dei diversi percorsi formativi intrapresi.

Non solo, le donne si iscrivono all’università più frequentemente spinte da forti motivazioni culturali (34% contro il 29% degli uomini) e hanno svolto più tirocini e stage riconosciuti dal proprio corso di laurea, il 60% contro il 51% dei maschi.

Le laureate inoltre provengono in misura maggiore da contesti familiari meno favoriti sia dal punto di vista culturale che socio-economico. Così il 27% delle donne ha almeno un genitore laureato contro il 33% dei maschi. Un differenziale che permane considerando anche la classe sociale: il 21% delle donne proviene da una famiglia di estrazione economica elevata contro il 24% dei maschi. Non stupisce quindi che tra le donne, più brave ma provenienti da contesti familiari più svantaggiati, sia maggiore la percentuale di chi ha usufruito di borse di studio: il 24% contro il 20% dei maschi.

 

Laureati 2016: voto di laurea per genere e gruppo disciplinare (valori medi in 110-mi)

Nota: per il calcolo delle medie il voto di 110 e lode è stato posto uguale a 113; il gruppo Difesa e sicurezza non è riportato.
Fonte:
AlmaLaurea, Indagine sul Profilo dei Laureati.

 

 

PENALIZZATE SUL MERCATO DEL LAVORO

Lo conferma il Rapporto 2017 sulla Condizione occupazionale dei laureati che registra ancora una volta significative e persistenti disuguaglianze di genere.

Su tale aspetto AlmaLaurea ha sviluppato un approfondimento ad hoc evidenziando che tra i laureati magistrali biennali, a cinque anni dal conseguimento del titolo, le differenze di genere si confermano significative e pari a 8 punti percentuali in termini occupazionali: il tasso di occupazione è pari all’81% per le donne e all’89% per gli uomini.

A un lustro dal titolo i contratti alle dipendenze a tempo indeterminato sono una prerogativa tutta maschile: riguardano il 61% degli uomini e il 52% delle donne.

È naturale che queste differenze siano legate anche alle diverse scelte professionali maturate da uomini e donne; queste ultime, infatti, tendono più frequentemente ad inserirsi nel pubblico impiego e nel mondo dell’insegnamento, notoriamente in difficoltà nel garantire, almeno nel breve periodo, una rapida stabilizzazione contrattuale.

Le differenze di genere si confermano anche dal punto di vista retributivo. Tra i laureati magistrali biennali che hanno iniziato l’attuale attività dopo la laurea e lavorano a tempo pieno emerge che il differenziale, a cinque anni, è pari al 19% a favore dei maschi: 1.637 euro contro 1.375 euro delle donne. Se è vero che questo risultato è influenzato da diversi fattori, è altrettanto vero che, a parità di ogni altra condizione, gli uomini guadagnano in media 159 euro netti mensili più delle donne. A ciò si aggiunge che il titolo di laurea è efficace per lavorare più per gli uomini che per le donne: rispettivamente il 56% contro il 53% degli occupati ritiene il titolo “efficace o molto efficace” per lo svolgimento del proprio lavoro.

A ulteriore conferma che ancora oggi le donne fanno più fatica degli uomini a realizzarsi professionalmente, basti pensare che a cinque anni dal titolo magistrale svolge un lavoro a elevata specializzazione (compresi i legislatori e l’alta dirigenza) il 47% delle donne e il 56% degli uomini.

In generale le donne risultano leggermente meno soddisfatte del proprio lavoro; in particolare, a cinque anni dalla laurea sono meno gratificate dalle opportunità di contatti con l’estero, dalle prospettive di guadagno e di carriera e dalla stabilità e sicurezza del lavoro. Fanno eccezione, denotando una maggiore soddisfazione nella componente femminile, l’utilità sociale del lavoro e il tempo libero a disposizione. 

 

SE HANNO FIGLI SONO ANCORA PIÙ PENALIZZATE

La lettura dei dati conferma che le donne sono più penalizzate sul lavoro se hanno figli. Il forte divario in termini occupazionali, contrattuali e retributivi tra uomini e donne, infatti, aumenta in presenza di figli. 

Il differenziale occupazionale a cinque anni dalla laurea sale addirittura a 29 punti percentuali tra quanti hanno figli: isolando quanti non lavoravano alla laurea, il tasso di occupazione risulta pari al 90% per gli uomini, contro il 61% per le donne. Anche nel confronto tra laureate, chi ha figli risulta penalizzata: a cinque anni dal titolo il tasso di occupazione delle laureate senza prole è pari all’80%, con un differenziale di 19 punti percentuali rispetto alle donne con figli.

Ma anche in termini contrattuali si osservano differenze rilevanti: tra quanti hanno figli e non lavoravano alla laurea, i contratti alle dipendenze a tempo indeterminato riguardano il 63% degli uomini e il 47% delle donne.

Infine, tra i laureati con figli il differenziale retributivo sale al 27%, sempre a favore degli uomini, che percepiscono 1.697 euro contro i 1.335 delle donne (in tal caso si considerano quanti hanno iniziato l’attuale lavoro dopo la laurea e lavorano a tempo pieno).

 

LE DONNE PAGANO PEGNO IN TUTTI I PERCORSI DI STUDIO

I vantaggi della componente maschile sono confermati a parità di gruppo disciplinare, a tal punto che le donne pagano un pegno maggiore, soprattutto in termini retributivi, anche quando intraprendono i percorsi formativi che hanno un maggior riscontro sul mercato del lavoro, come i percorsi delle Professioni Sanitarie, Ingegneria, Economico-Statistico o Scientifico.

Quando intraprendono la strada delle Professioni Sanitarie, dove si registrano in entrambi i casi risultati brillanti, le differenze tra uomini e donne permangono, sempre a favore dei primi: nel tasso di occupazione, anche se in misura lieve (95% per i maschi e 94% per le femmine), nella diffusione dei contratti a tempo indeterminato (rispettivamente 84% e 77%) e soprattutto nelle retribuzioni, rispettivamente pari a 1.618 euro mensili netti per gli uomini e 1.412 per le donne.

Anche per chi opta per Ingegneria, non solo restano marcate le differenze nel tasso di occupazione (95% per gli uomini e 90% per le donne), ma anche in termini contrattuali e retributivi: può infatti contare su un contratto a tempo indeterminato il 77% degli occupati e il 74% delle occupate e su una retribuzione di 1.767 euro per gli uomini contro i 1.611 euro delle donne.

La situazione non cambia neanche quando scelgono un percorso Economico-Statistico o Scientifico. Le differenze occupazionali risultano infatti elevate: il tasso di occupazione è pari al 91% per gli uomini di entrambi i gruppi disciplinari mentre scende all’87% per le donne del gruppo Economico-Statistico e all’85% per le donne del gruppo Scientifico. Da un punto di vista contrattuale, sebbene nel gruppo Economico-Statistico i contratti a tempo indeterminato riguardino il 65% sia degli uomini che delle donne, nel gruppo Scientifico le percentuali sono, rispettivamente, pari al 57% per le donne e al 63% per gli uomini. Infine, le retribuzioni sono anche in questo caso sempre inferiori per le donne: 1.450 euro contro i 1.646 euro degli uomini del gruppo Economico-Statistico e 1.571 contro i 1.805 degli uomini del gruppo Scientifico.

E nei percorsi dove storicamente la presenza femminile è più marcata come nell’Insegnamento e in ambito Psicologico, Linguistico e Letterario? Anche in questo caso il divario tra donne e uomini permane.

Le donne del gruppo Insegnamento hanno minori chance occupazionali rispetto agli uomini (il tasso di occupazione è pari al 76% contro l’86% dei maschi) e possono contare su una minore diffusione di contratti a tempo indeterminato (68% contro il 71% degli uomini). Anche in termini retributivi le differenze sono marcate: percepiscono 1.208 euro mensili netti contro 1.418 euro percepiti dagli uomini.

Se puntano alla strada della Psicologia, gli uomini non solo sono più occupati (84% contro il 78%) ma sono anche caratterizzati da una maggior diffusione di contratti a tempo indeterminato (39% contro il 32%) e percepiscono retribuzioni di gran lunga superiori (1.505 euro contro i 1.187 delle donne.

Laddove le differenze a livello occupazionale calano, come nel Linguistico e nel Letterario, le donne restano comunque penalizzate, in particolare in termini retributivi. Nel gruppo Linguistico il tasso di occupazione è pari all’82% per le donne e all’84% per gli uomini, mentre nel gruppo

Letterario è pari, rispettivamente, al 74% e 76%. Se è vero che le donne di entrambi i gruppi possono contare su una lieve maggiore diffusione di contratti a tempo indeterminato (50% contro il 49% degli uomini del gruppo Linguistico e 41% contro il 39% degli uomini del gruppo Letterario), da un punto di vista retributivo risultano, ancora una volta, penalizzate: le retribuzioni mensili nette sono pari a 1.383 euro contro i 1.487 euro degli uomini del gruppo Linguistico e 1.249 contro i 1.351 euro degli uomini del gruppo Letterario.

 

Laureati magistrali biennali 2011 occupati a cinque anni:
retribuzione mensile netta per genere e gruppo disciplinare(valori medi in euro)

Nota: si sono considerati solo i laureati che hanno iniziato l’attuale attività dopo la laurea e lavorano a tempo pieno; il gruppo Difesa e sicurezza non è riportato.
Fonte:
AlmaLaurea, Indagine sulla Condizione occupazionale dei Laureati.

 

 

LAUREATE NEI PERCORSI STEM (SCIENCE, TECHNOLOGY, ENGINEERING, MATHEMATICS): PIU’ BRAVE MA COMUNQUE PENALIZZATE

L’Indagine sul Profilo dei laureati mette in evidenza la diversa composizione per genere tra i laureati STEM (Science, Technlogy, Engineering, Mathematics): è più elevata infatti la componente maschile, che raggiunge il 59%, contro il 41% di quella femminile, in particolare tra i gruppi ingegneria e scientifico dove supera i due terzi.

Le donne sono in numero minore, ma sono più brave degli uomini: sono infatti caratterizzate da un voto medio di laurea più alto (103,5 su 110, contro 101,4 degli uomini) e da una migliore riuscita in termini di regolarità negli studi (tra le donne il 44% ha concluso gli studi nei tempi previsti contro il 41% degli uomini).

Resta vero che nonostante performance universitarie migliori, le donne restano penalizzate nel mondo del lavoro.

L’Indagine sulla Condizione occupazionale mostra che a cinque anni dal conseguimento del titolo di secondo livello il tasso di occupazione è complessivamente pari all’88%: il 91% per gli uomini contro l’82% delle donne. A cinque anni, i laureati STEM dichiarano di percepire una retribuzione mensile netta pari a 1.544 euro, ma il divario uomini-donne permane elevato a favore dei primi: 1.662 euro percepiti dagli uomini contro 1.349 euro delle donne.

 

Comunicato stampa