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Al via le lauree professionalizzanti

Sono 14 i nuovi corsi triennali che formeranno figure professionali specializzate nei settori dell’ingegneria, dell’edilizia e territorio, dell’energia e dei trasporti.
09 Ottobre 2018

Formare figure professionali altamente specializzate richieste dal mercato del lavoro come l’esperto di tecnologie per il legno d’arredo, l’ingegnere meccatronico, geometri che operano per l’ambiente e la riqualificazione degli edifici e periti agrari liberi professionisti. E’ l’obiettivo delle 14 lauree professionalizzanti introdotte da questo anno accademico in altrettanti Atenei italiani: percorsi triennali in stretta collaborazione con collegi e ordini professionali.

L’introduzione dei corsi di laurea professionalizzanti, fortemente orientati al mondo delle professioni, rappresenta una nuova opportunità per chi si appresta a concludere le scuole superiori, in particolare per chi ha scelto un percorso presso gli istituti tecnici e professionali. Secondo i dati AlmaLaurea (Rapporto sul Profilo dei laureati, 2018) il 42% dei laureati italiani non ha svolto alcuna esperienza di tirocinio o lavoro riconosciuto.

Questi nuovi titoli dovrebbero contribuire a contrastare il fenomeno dell’abbandono scolastico: nel 2017 la quota di 18-24enni che hanno abbandonato precocemente gli studi si stima pari al 14% e per la prima volta dal 2008 il dato non ha registrato un miglioramento rispetto all’anno precedente. Le differenze territoriali negli abbandoni scolastici precoci sono molto forti – 18,5% nel Mezzogiorno, 10,7% nel Centro, 11,3% nel Nord – e anche queste non accennano a ridursi (ISTAT).

Le lauree professionalizzanti dovrebbero inoltre contribuire ad aumentare la percentuale di laureati del Paese: meno del 27% degli italiani tra i 30 e i 34 anni ha infatti un titolo di laurea, un dato che pone l’Italia al penultimo posto tra i Paesi dell’Unione europea: un divario resta immutato rispetto a dieci anni fa, ISTAT.

I nuovi corsi di laurea prevedono due anni di formazione universitaria e un anno di esperienza sul campo tramite tirocini curricolari: il percorso è teorico, di laboratorio e applicato. Le università possono attivare da un minimo di tre corsi a un massimo pari al 10% dei suoi corsi complessivi. Gli accessi sono programmati su base locale con un tetto di 50 studenti e tutor delle aziende coinvolte. Il MIUR potrà accreditare corsi in nuovi settori scientifico-disciplinari.

Requisito base per avviare la sperimentazione è il coinvolgimento degli stakeholder del territorio, per costruire un’offerta formativa realmente connessa al tessuto economico-produttivo locale. Al termine del percorso, gli atenei dovranno monitorare gli effettivi sbocchi occupazionali degli studenti, con un target fissato all’80% a un anno dal conseguimento del titolo.

I corsi fissati in partenza per l’anno accademico 2018/2019 sono 14, suddivisi in tre aree:

Ingegneria
Edilizia e Territorio
Energia e Trasporti

Ad essere coinvolte in questa prima fase sono le Università di:

  1. Bologna (Ingegneria meccatronica)
  2. Modena e Reggio (Ingegneria per l’industria intelligente)
  3. Bolzano (Ingegneria del legno)
  4. Salento (Ingegnerie delle tecnologie industriali)
  5. Napoli Federico II (Ingegneria meccatronica)
  6. Napoli Parthenope (Conduzione del mezzo navale)
  7. Politecnico di Bari (Costruzione e gestione ambientale e territoriale)
  8. Firenze (Tecnologie e trasformazioni avanzate per il settore legno, arredo ed edilizia)
  9. Padova (Tecniche e gestione dell’edilizia e del territorio)
  10. Politecnica delle Marche (Tecnico della costruzione e gestione del territorio)
  11. Udine (Tecniche dell’edilizia e del territorio)
  12. Siena (Agribusiness)
  13. Palermo (Ingegneria della sicurezza)
  14. Sassari (Gestione energetica e sicurezza)

Il titolo di studio – nonostante solo i periti industriali abbiano stretto sette accordi – al momento non è abilitante per accedere agli ordini professionali.