ALMALAUREA NEWS - LAVORO

Donne al lavoro

La storia di successo di una mamma manager. Si chiama Tania Campanelli:  una laurea in matematica, un’esperienza di lavoro in America e in India. E molta determinazione.

Donne e lavoro, due realtà spesso in contrasto tra loro. A testimoniarlo sono le stesse indagini AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati. Le differenze di genere aumentano: 8-9 punti percentuali ad uno e a cinque anni dalla laurea. Ma lungo questa strada più faticosa per le donne ci sono spaccati di vita femminile di “successo”. “La tenacia premia e si riesce anche conciliare il lavoro con la famiglia. Certo, la strada non è spianata ci vuole impegno e determinazione, ma come in tutte le cose”. A provarlo con la sua esperienza professionale e personale è Tania Campanelli. Mamma manager, nata a Fano, laureata in matematica all’Università di Bologna, classe ’91, oggi R&D director di Thik3, azienda informatica presente a livello internazionale. Tania ai futuri dottori raccomanda: “Guardatevi sempre intorno e sappiate che ogni via presa non è mai definitiva”.

Com’è iniziata la tua carriera professionale?
“Ho frequentato il liceo scientifico e in seguito mi sono laureata in matematica. Erano gli anni ‘90 e all’università stavano emergendo i primi indirizzi applicativi: si cominciavano a fare, per esempio, esami di informatica. La fortuna più grande è stata poter fare la tesi nell’azienda dove ancora oggi lavoro. Una grande opportunità si è tradotta in un posto di lavoro stabile. Sono rimasta prima con un compito essenzialmente tecnico: mi occupavo di disegno cad come software engineer. Poi, negli anni sono salita di grado e ho iniziato ad assumere ruoli di responsabilità diventando team leader. Pur restando un tecnico, ho cominciato a gestire progetti e a coordinare il personale.  E quando la mia azienda ha avviato il processo di internazionalizzazione ho preso parte diretta all’iniziativa prima trasferendomi in America e poi in India”.

Avevi mai viaggiato per studio o lavoro prima di allora?
“Era la prima occasione di andare all’estero per lavoro. Non potevo rinunciare anche se non è stato facile. Durante il liceo ho dovuto studiare francese: quindi non sapevo l’inglese. Ma questo non mi ha frenato: ho capito che se non approfittavo di quell’occasione sarei rimasta tagliata fuori dal mercato perché, com’è noto, senza la conoscenza dell’inglese non si va ormai da nessuna parte”.
 
Quindi come hai fatto?
“Sono partita per l’America senza sapere una parola della lingua tanto che quando sono scesa alla dogana ho dovuto chiedere aiuto a un mio collega. Sono stati i due mesi più duri della mia vita, non riuscivo nemmeno a fare la spesa. All’epoca avevo 28 anni, è stata un’esperienza davvero significativa: non solo ho imparato l’inglese ma, dal punto di vista lavorativo, mi ha anche aperto la mente”.
 
Da donna come hai vissuto questo tuo percorso professionale? Hai incontrato delle resistenze?
“Se una donna è determinata e vuole arrivare fino in fondo ce la fa. E’ vero che inizialmente s’impiega più tempo: conquistare la fiducia delle persone con cui lavori non è mai facile. Nei confronti delle donne poi i colleghi sono più diffidenti, l’ho vissuto sulla mia pelle. Tuttavia non posso dire di aver sentito questo rapporto come una grandissima difficoltà. Anzi la difficoltà più grande l’ho vissuta con me stessa”.

A cosa ti riferisci?
“Il problema di vivere spesso come l’unica donna in mezzo a un mondo di soli uomini è fonte di timore e paura più per te che per loro. Sei tu che avverti questa difficoltà: pensi di non riuscire e invece con la determinazione si può conquistare un proprio ruolo e spazio indipendentemente dal sesso. E’ questo il messaggio positivo che con la mia esperienza voglio lasciare a tutte le donne”.

Riuscire a conciliare lavoro e famiglia, quanto costa?  
“Ecco, questo è stato davvero durissimo. Ma non è impossibile. Si può essere madre e lavorare. Certo comporta numerosi sacrifici: mi è capitato spesso di portare mia figlia con me all’estero quando viaggiavo per motivi di lavoro. Non dico sia semplice, ma se non volevo essere tagliata fuori dal lavoro che amo e senza per questo dover rinunciare a mia figlia, era l’unica soluzione. Inoltre, non è vero che ti escludono se hai un figlio. Ti escludono se trovi la scusa del figlio per stare un anno a casa”.

Quali sono le lauree più richieste nella vostra azienda.
“Nel mio settore dedicato a ricerca e sviluppo cerchiamo più che altro laureati in possesso di titoli scientifici: matematici, ingegneri e fisici. Sono queste le competenze tecniche che ci servono. Il fatto preoccupante è che non abbiamo mai trovato sul mercato laureati con conoscenza del disegno cad. Come impresa sappiamo bene, quindi, che è necessario un periodo di formazione prima che un neo assunto possa lavorare in autonomia”.

Cosa consigli a chi si sta laureando?
“I giovani non devono precludersi nessuna possibilità. Quando mi sono laureata non avrei mai pensato di arrivare dove sono oggi. Bisogna guardarsi intorno e, nel frattempo, mentre si cerca l’occupazione che più interessa, essere pronti a fare qualsiasi cosa. Nella mia vita ho fatto di tutto, anche durante gli studi. Da ogni esperienza si impara qualcosa. Negli anni, poi, non è detto che certe scelte che si sono fatte non si possano cambiare. Per esempio, al momento sto facendo un master in direzione risorse umane anche se non s’inquadra con i miei studi. Perché nessuno ti vieta di aggiornarti o di modificare la strada intrapresa: la formazione è sempre una fonte di arricchimento personale e professionale da non sottovalutare. Se vuoi cambiare puoi: è fondamentale che i giovani di oggi lo sappiano”.


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