
A Marsiglia, in Francia con il contributo della Ministero della Formazione è nato un centro di ricerca statistica che realizza indagini periodiche nel campo della formazione e del mercato del lavoro. “Il Céreq, Centre d'études et de recherche sur les qualifications produce studi molto simili a quelli realizzati da AlmaLaurea ma non offre come il Consorzio un servizio di job placement per i laureati”. A presentare punto per punto affinità e differenze tra i due sistemi d’indagine è Julien Calmand del Céreq intervenuto alla presentazione del XII Profilo dei laureati di AlmaLaurea. “Sarebbe molto interessante-auspica Calmand- sviluppare anche in Francia un sistema come AlmaLaurea. E’ sicuramente un’idea originale e molto utile”.
In Francia state sviluppato un sistema simile ad AlmaLaurea: di che cosa si tratta?
“Il Céreq, Centre d'études et de recherche sur les qualifications è un sistema per molti aspetti affine ad AlmaLaurea: s’intervistano i laureati per fotografare le loro performance formative e professionali dopo la laurea. Ma non è una struttura così articolata e composita come quella sviluppata dal Consorzio interuniversitario. Ad esempio, il Céreq non include un servizio di “placement” per i laureati. E non prevede la costituzione di una banca dati che raccolga tutti i curricula degli studenti mettendoli al servizio delle aziende. Questo ruolo in Francia lo sì trova più facilmente all’interno delle università dove sono stati creati dei sistemi ad hoc che permettono ai giovani di mettere on line i loro curricula entrando così a contatto diretto con il mondo delle imprese. Direi quindi che le interviste del Céreq più che altro hanno lo scopo di fare delle valutazioni sul sistema educativo utili per il mondo accademico e per il mercato del lavoro”.
Secondo lei, quali vantaggi comporta un sistema come AlmaLaurea per l’Italia? E’ uno strumento utile per la creazione dello spazio europeo della conoscenza?
“Diciamo che le interviste di AlmaLaurea già per il semplice fatto di essere svolte con cadenza annuale costituiscono un valore aggiunto per tutto il sistema formativo italiano. In pratica forniscono periodicamente gli strumenti necessari per analizzare le performance dei laureati e di conseguenza permettono alle università che li hanno formati di fare una valutazione costante delle loro attività. Il solo svantaggio è che non tutti gli atenei italiani fanno parte di AlmaLaurea mentre per avere un quadro esaustivo sarebbe importante che ci fossero tutti. Si avrebbe così una radiografia certa e attendibile dell’intero panorama educativo superiore italiano. Che, se fosse poi estesa anche agli altri paesi europei potrebbe rivelarsi fondamentale per lo sviluppo dello spazio europeo della conoscenza”.
Il sistema AlmaLaurea rappresenta un ponte tra il mondo del lavoro e l’università?
“Sicuramente è un ottimo strumento che aiuta i laureati nella ricerca del lavoro perché mette in relazione i loro curricula con il mondo delle imprese, il tutto attraverso dati raccolti e certificati dalle stesse università. Un sistema come questo non può che portare grandi benefici ai giovani che, una volta usciti dall’aula, si devono proiettare sul mercato del lavoro. Allo stesso modo, si rivela uno strumento molto efficace anche per le aziende che poi devono selezionare i candidati da assumere. Ecco perché dovremmo applicarlo anche in Francia”.
Ci sono delle differenze significative tra il sistema formativo italiano e quello francese?
“La riforma universitaria ha certamente portato dei miglioramenti importanti nel rapporto tra università e imprese. Ma restano ancora dei nodi da sciogliere: i dati di AlmaLaurea lo evidenziano a più riprese. Mi riferiscono prima di tutto al problema dell’abbandono degli studi molto sentito in Italia. Forse perché la durata dei corsi, soprattutto prima dell’entrata in vigore della riforma “3+2”, era molto lunga. Poi c’è la questione della profonda disparità tra le università del Nord e quelle del Sud: un distacco che si riflette anche a livello formativo e che indebolisce tutto il sistema. In Francia rispetto all’Italia probabilmente la cosa che balza subito agli occhi è la maggior vicinanza tra università e mondo del lavoro: abbiamo creato un sistema di lauree e di master a carattere professionale puntano molto sull’interazione tra imprese e formazione. Anche sul fronte del dottorato le cose sono diverse: in Francia le aziende sono molto più interessate a investire su questi profili di terzo livello. All’interno dai nostri atenei negli ultimi tre anni si è infatti lavorato molto su questo fronte: abbiamo incrementato i servizi che favoriscono e migliorano l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro, per esempio attraverso la ricerca o lo stage”.
Redazione AlmaLaurea, 14 Luglio 2010