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Una carriera cibernetica

Laureato in uno dei primi corsi organizzati in Italia, oggi Tiziano Penazzi ha finalmente ha trovato un lavoro in linea con le sue competenze

Dici cibernetica e il pensiero corre ai cyborg, agli umanoidi e ai robot che, da “Blade runner” a “Terminator” passando per “Robocop”, hanno fatto la storia del cinema. Ma la cibernetica non è fantascienza. E’ una scienza esatta che studia i fenomeni di autoregolazione dei sistemi complessi, siano naturali o artificiali. Un mix di biologia, fisica, matematica, robotica, ingegneria e informatica, che trova applicazione dall’economia all’industria. 
Lo sa bene Tiziano Penazzi, romagnolo classe 1974, che nel 2002 si è laureato a Bologna in Fisica con indirizzo elettronico-cibernetico in quello che allora era il primo e unico corso in Italia. Tiziano nel curriculum vanta un periodo di sette mesi all’Eads, il centro europeo di ricerca aerospaziale, e oggi sviluppa sistemi di trazione elettrica per un’industria metalmeccanica. Alle spalle, molte esperienze professionali non sempre attinenti con la sua preparazione. “Non è stato facile trovare il lavoro che cercavo - dice -. In Italia in genere le imprese hanno orizzonti limitati dovuti alle loro dimensioni e non capiscono che valore possa avere un fisico”.

Come mai hai scelto di laurearti in fisica con un indirizzo in cibernetica?
“Perché mi interessava proprio lo studio della cibernetica, nonostante fosse ancora poco applicata in Italia. Considera infatti che l’unico indirizzo attivo nel 1994, anno della mia iscrizione, era quello dell’Università di Bologna”.

Ti ritieni soddisfatto del tuo percorso universitario?
“Sì, decisamente. Il piano di studi era molto completo e approfondito e i docenti competenti e disponibili. Anzi, posso dire di aver avuto una preparazione molto più vasta rispetto alle esigenze del mondo lavorativo. Il mio corso era decisamente un passo avanti rispetto alla media”.

Durante gli studi hai fatto un’esperienza all’estero, in Germania per la precisione. Di cosa ti sei occupato?
“Sì, sono stato a Monaco di Baviera nella sede dell’Eads, l’European Aeronautic Defence and Space Company, la principale azienda europea nel settore della ricerca aerospaziale. Ho lavorato nell’area dei microsistemi, anche se quando sono partito, le intenzioni erano altre”.

Cioè? Quali erano i tuoi progetti?
“Inizialmente doveva essere un semplice stage di tre mesi, ma io e il professore che mi ha consigliato di partire speravamo proprio che l’azienda mi chiedesse di rimanere ancora e mi permettesse di preparare una tesi sperimentale con il loro team di lavoro. E così è stato, per fortuna. A Monaco mi sono fermato in tutto sette mesi e lì ho fatto la mia tesi di laurea”.

E dopo la laurea, è stata dura per un fisico cibernetico trovare lavoro?
“Di sicuro non è stato facile trovare il lavoro che cercavo. Inizialmente volevo rimanere all’università, poi ho deciso di puntare al settore privato. Solo dopo diversi mesi di ricerca, sono riuscito a inserirmi nel ramo industriale”.

E che lavori hai fatto?
“Ho lavorato per diverse aziende, occupandomi di svariate mansioni: dalla progettazione di schede elettroniche per slot machine e apparati satellitari all’essere responsabile sviluppo di software e hardware per veicoli autoguidati. Ma c’è stato un periodo in cui ho dovuto fare anche il tutor per il Cepu, cosa che ovviamente si allontanava un po’ troppo dalle mia formazione”. 

Oggi che fai?
“Attualmente  lavoro presso la Carer, un’azienda metalmeccanica di Cotignola, nel ravennate, che produce carrelli elevatori. Io seguo la parte elettronica, sviluppando, in collaborazione con l’Università di Bologna, nuovi sistemi di trazione elettrica. Sono soddisfatto, perché questo è un settore di mia competenza”.
 
Cosa consigli ai ragazzi che volessero seguire la tua strada?
“A chi vuole fare il fisico consiglio di non fermarsi in Italia, ma di cercare lavoro all’estero dove questa figura professionale è altamente riconosciuta e rispettata nell’ambito industriale. Le aziende italiane sono in ritardo e in genere hanno orizzonti ristretti dovuti alle loro stesse dimensioni. Sono poche le grandi imprese, tutte le altre si fermano alle figure note dell’ingegnere, non capendo quale valore possa dare un fisico all’interno del sistema industriale”.

Cosa ne pensi di AlmaLaurea?
“Penso che sia un portale molto utile e interessante, magari andrebbe promosso un po’ di più”.


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