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Carriere internazionali

Intervista a Paolo Magri, direttore dell’Ispi, Istituto per gli studi di politica internazionale in occasione di Globe

“Non conosco una sola persona brava e tenace che non ce l’abbia fatta”. Paolo Magri, direttore dell’Ispi, Istituto per gli studi di politica internazionale, in occasione di Globe, la giornata di orientamento alle carriere internazionali che si è tenuta a Bologna in collaborazione con la Facoltà di Scienze Politiche dell'AlmaMater lo scorso 21 maggio, fa il punto sui requisiti di base per accedere alle carriere internazionali. “Laurea, conoscenza dell’inglese, master e un soggiorno di almeno un anno all’estero”.“Poi- precisa il direttore- servono costanza e passione”.

Che significato ha  Globe?
“La missione è permettere a dei giovani che hanno questo sogno, ovvero intraprendere una carriera nell’ambito delle relazioni internazionali di avere qualche elemento di concretezza per capire se hanno davvero la stoffa per questo tipo di professione. L’idea alla base di Globe è prenderli da giovani possibilmente al primo anno per offrire loro delle informazioni quando sono ancora in grado di scegliere. Un’operazione che per essere efficace deve essere svolta solo da persone che già lavorano in questi settori: esperti, professionisti che possano portare la loro testimonianza direttamente in aula ”.

Che caratteristiche deve possedere un laureato per intraprendere la carriera internazionale?
“Un laureato per accedere a questo tipo di professioni deve conoscere prima di tutto le lingue, inglese ma anche francese o tedesco o spagnolo. Poi, deve avere nel proprio curriculum almeno un master in studi internazionali dopo la laurea. Infine, è necessario che abbia fatto delle esperienze all’estero, minimo di un anno per motivi di studio o di lavoro. Una volta che il candidato ha maturato queste caratteristiche inizia a essere potenzialmente interessante. Tuttavia, il percorso è difficile e gli ambiti molto ristretti, ci vuole costanza”.

Tra i percorsi di carriera presentati quale secondo lei da maggiori probabilità?
“Non c’è un settore che può dare delle garanzie assolute: ogni campo è a se con dei parametri differenti secondo gli ambiti e le posizioni ricercate. Posso solo dire che tra i vari iter, quello in carriera diplomatica ha forse delle proposte più concrete. C’è un percorso a tappe ben definito e un concorso nazionale bandito dal Ministero degli Esteri da superare per poter accedere a questo profilo. Per altri tipi di professioni i percorsi non sono altrettanto lineari”.

Ad esempio?
“Fare carriera nell’ambito delle Ong o delle Organizzazioni Internazionali vuol dire accumulare un certo numero esperienze. Periodi di due o tre quattro anni che sommati vanno a formare il curriculum del candidato. Si tratta in definitiva di posizioni sempre più spesso coperte da contratti a tempo determinato nati in risposta alle esigenze del momento o in corrispondenza a progetti di ricerca di un certo arco di tempo. Sono percorsi molto validi e affascinanti ma il più delle volte a zig zag e precari”.

 


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