
“Nella valutazione del percorso formativo deve rientrare anche tutto ciò che fa dialogare impresa e università”. E’ l’opinione espressa da Gianluca Vigne, vice presidente Confindustria Veneto, al convegno AlmaLaurea sull’XI Profilo dei laureati italiani. Nel suo intervento, Vigne individua anche due emergenze da affrontare al più presto: “Aggiustare il tiro della formazione triennale perché le imprese, nella maggioranza dei casi, preferiscono ancora la specialistica; fare orientamento all’interno delle scuole perché i laureati devono capire cosa andranno a fare dopo la laurea”.
La riforma universitaria è servita secondo lei ad avvicinare mondo della formazione e imprese?
“Non come avrebbe dovuto. Il 3+2 non è riuscito a collegare il mondo della formazione alla realtà dell’impresa. E lo dico da imprenditore, ovvero da chi domanda capitale umano. Quando la riforma fu messa in atto, noi imprenditori fummo i primi a sostenerla a piene mani. Ma a otto anni dalla sua applicazione, devo ammettere che lo scopo non è stato pienamente raggiunto. In questo senso, anche le imprese devono fare un mea culpa: non hanno saputo sfruttare appieno questo potenziale messo in campo dall’università. I laureati triennali sono poco apprezzati dalle imprese”.
L’errore è imputabile a un mancato dialogo tra imprese e università?
“Mondo della formazione e imprese stanno cercando di dialogare, ma c’è ancora molto da fare. Il punto però è un altro: abbiamo sbagliato a credere che quella del “3+2”, così com’è stata impostata, fosse la scelta giusta. Il problema è far uscire presto i giovani dall’università, ma senza rinunciare alla qualità della formazione, soprattutto per le lauree tecnico scientifiche, quelle più ricercate dalle imprese. All’interno dei percorsi educativi e formativi non ci vogliono sconti e invece questo è accaduto. Così avviene che la formazione dei triennalisti non è sufficiente. E le imprese, se cercano un laureato, continuano a preferire la specialistica”.
Il percorso di laurea specialistica si collega bene al mondo del lavoro?
“C’è ancora molto da lavorare. Il mondo imprenditoriale privato assorbe solo una parte dei laureati specialistici; c’è tutto il versante della ricerca all’interno delle università. Questo ci ha tenuto ai margini di un processo di scambio che deve comunque continuare, e in modo forte, attraverso percorsi di coprogettazione, dove impresa e università non solo fanno ricerca, ma portano avanti idee comuni che mettono i laureati direttamente a contatto con il mondo del lavoro. In questo senso stage e tirocini sono fondamentali. Come dicono i numeri di AlmaLaurea, questa parte dell’offerta formativa, e in Veneto lo abbiamo visto, funziona e va incrementata”.
Il mercato del lavoro è pronto a ricevere i laureati?
“Dobbiamo sfatare questo mito che vede pochi laureati all’interno delle imprese. Le indagini che abbiamo ricevuto da AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati del Nord Est, parlano di una quota fisiologica d’inserimento dei laureati intorno al 12%. Un dato importante che va certamente incentivato, ma che, in un momento di crisi come questo soprattutto per il settore manifatturiero, dice molto. C’è un innalzamento all’interno delle imprese sia del numero di laureati che delle quote femminili, è un fatto positivo. Si tratta di un cambio generazionale importante: dobbiamo solo aspettare che si realizzi appieno e dobbiamo fare orientamento per eliminare quel 43% di laureati che, pur lavorando, non trova attinenza tra la mansione svolta e il percorso di studi intrapreso”.
In questo senso, cosa ne pensa della proposta fatta al Governo da AlmaLaurea, ovvero di favorire con opportuni incentivi l’accesso delle imprese alle risorse umane di qualità formatesi all’università?
“Credo che sia una proposta interessante, da attuare soprattutto in questo momento di recessione economica. Ma credo che vada ristabilito un equilibrio tra percorsi formativi e imprese. Ci sono Facoltà che sfornano moltissimi giovani senza poi poter garantire loro un’occupazione. I percorsi tracciati da AlmaLaurea, le sue indagini invece servono proprio a questo: a colmare la lacuna sull’orientamento. Ci permettono di far luce sul percorso formativo e professionale dei giovani per potergli poi garantire un futuro migliore”.
Redazione AlmaLaurea, 11 Giugno 2009