ALMALAUREA NEWS - LAVORO

Intelligenze artificiali

IA: un acronimo dietro il quale si cela un distretto in crescita che dà lavoro. “E’ qui che le imprese cercano laureati”. A colloquio con l’esperta, Raffaella Bernardi

Dobbiamo fare un salto nel passato, al Seicento per trovare le prime tracce di quella scienza che a cominciare dagli anni ’50 del secolo scorso ha preso il nome di intelligenza artificiale. Ad aprire le danze fu infatti la calcolatrice di Blaise Pascal, scienziato, scrittore e filosofo francese che la inventò per aiutare il padre in un difficile calcolo di aritmetica. Idea base: creare una macchina capace di riprodurre funzioni e ragionamenti tipici della mente umana. Un sistema che da allora ha rivoluzionato la storia dell’umanità portando alla ribalta un ambito applicativo strettamente connesso agli sviluppi tecnologici. “Le intelligenze artificiali sono un cantiere aperto, dove studiosi, ricercatori, tecnici ma anche filosofi e psicologi lavorano senza sosta per produrre sistemi sempre più evoluti capaci di migliorare la vita delle persone” racconta la professoressa Raffaella Bernardi, direttrice dell’European Masters Program in Language and Communication Technologies dell’ateneo di Bolzano

Quando e come nasce questa disciplina che giorno dopo giorno sta modificando i nostri sistemi di vita?
“L'espressione "intelligenza artificiale" fu coniata nel 1956 da John McCarthy, un matematico americano che ne parlò per la prima volta durante un seminario interdisciplinare svoltosi nel New Hampshire. Ma a darne una prima definizione fu Marvin Minsky, uno dei "pionieri" della IA, “Lo scopo di questa nuova disciplina- affermò- è far fare alle macchine cose che richiederebbero l'intelligenza se fossero fatte dagli uomini".

A che punto siamo arrivati?

“I tentativi di migliorare i sistemi di IA sono stati e sono tutt’ora moltissimi. E’ un settore in continuo divenire. Dall’analisi dei ragionamenti non monotoni, alla ricostruzione psicologica dei ragionamenti umani, allo studio degli elementi di incertezza fino alla creazione dei primi robot che agiscono come esseri umani. Nel 2006 si è celebrato il cinquantesimo anniversario dell’IA e nell’occasione l’Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale (AI*IA) ha pubblicato un’interessante raccolta di articoli sullo stato dell’arte delle varie linee di ricerca nel settore, che vanno dal ragionamento automatico, alla programmazione a vincoli, dall’analisi del linguaggio naturale all’apprendimento automatico, per citarne alcuni”. 

Iniziano così le prime applicazioni di sistemi intelligenti
“In questi anni si sta assistendo a un interessante svolta nelle applicazioni delle tecnologie di IA. Si sta passando da prototipi a sistemi fruibili dai cittadini. Un tempo si mirava a sviluppare sofisticati sistemi di ragionamento, ma senza poter disporre della vastità di conoscenze che occorrono per ragionare. Si finì cosi per creare sistemi di grande eleganza ma privi di utilità pratica, perché incapaci di operare nella complessità del mondo reale. Grazie al boom del web e delle tecnologie digitali, i sistemi di IA oggi possono avvalersi di una grande quantità di dati che rappresentano appunto la conoscenza necessaria per superare la fase prototipale. Lo sviluppo della ricerca sull’apprendimento automatico e nelle tecniche di “data-mining”, che servono per trasformare il web in rappresentazione della conoscenza, sta avvicinando sempre più l’IA al raggiungimento dei propri obiettivi e alle esigenze del cittadino. Si pensi ad esempio ai sistemi di raccomandazione utilizzati da tutti noi: se si cerca un libro, un film o una musica, in base alle scelte effettuate dall’utente il sistema memorizza i dati, identifica gli interessi e propone una lista di possibili risultati. Ma si pensi anche alle applicazioni che offrono informazioni turistiche, strumenti che facilitano la visita di una città o di un museo al visitatore che le utilizza”.

L’applicazione dell’IA alla vita di tutti i giorni ha cambiato le abitudini dei cittadini

“Una panoramica delle applicazioni attuali evidenzia il plus introdotto dalle recenti evoluzioni in materia di sistemi artificiali che hanno portato a una maggiore e più efficace interazione tra utente e computer. Ci sono strumenti che riescono a raccogliere e immagazzinare in modo funzionale i dati a tal punto che l’utente “on demand” riceva le informazioni che desidera. Esistono software e servizi online in grado di setacciare la rete, i forum, i blog e i social network alla ricerca di notizie per noi interessanti. Il sistema di opinion mining ne è un esempio: permette di raccogliere, selezionare, organizzare e interpretare dei messaggi che aiutano a capire l’effetto che ad esempio alcuni eventi politici o sociali hanno sulla vita dei cittadini. Poi ci sono i sistemi di supporto agli uffici legali e alle amministrazioni, molto in voga negli Usa: permetto di analizzare i documenti, di recuperare quelli rilevanti o perfino di individuare le contraddizioni in essi presenti. E ancora, quelli che aiutano nella raccolta, nel confronto, o nel riassunto di articoli di giornale o riviste. Altri che sono di supporto alla didattica, come gli strumenti per la correzione di esami. Lo stesso dicasi per quelli impiegati per la raccolta, l’organizzazione e il recupero d’immagini, video o testi, e alla loro applicazione nei video games”.

Che tipo di formazione serve per lavorare nel campo dell’IA?
“La creazione di queste infinite applicazioni artificiali sempre più vicine alle esigenze delle persone, flessibili, moderne e utili richiede per forza di cose una formazione interdisciplinare che spazia dallo studio dei sistemi di programmazione alle tecnologie del linguaggio. Matematica, logica, information retrieval- tecniche per il recupero delle informazioni-, apprendimento automatico, statistica, rappresentazione della conoscenza e ragionamento automatico. Ma anche sociologia, psicologia e marketing. Molto dipende dal settore in cui si decide di lavorare perché gli ambiti professionali dove oggi sono applicate le IA sono infiniti”.

Quali sono i corsi di laurea che occorre frequentare?

“I corsi di laurea inerenti sono presenti o nelle Facoltà di Informatica o Ingegneria o, anche se in Italia in modo ancora poco diffuso, in quelle di Lettere e Filosofia e Scienze Cognitive. Percorsi di laurea specifici e professionalizzanti sono offerti dai titoli di laurea magistrale, mentre nei corsi di primo livello si possono trovare singoli insegnamenti di introduzione all'IA”.

Che competenze devono possedere i candidati?
“Grazie ai corsi di laurea e ai diversi master universitari attinenti a questo ambito di studio i laureati acquisiscono capacità di astrazione e organizzazione dei dati. E ancora di analisi, sintesi e di risoluzione di problemi. Nozioni di programmazione, di linguistica, ma anche capacità di svolgere esperimenti e valutazioni. La conoscenza dell’Inglese è ovviamente una competenza base fondamentale per essere sempre informati sullo stato dell’arte della disciplina e poterne partecipare attivamente attraverso la ricerca”.

Dove possono trovare occupazione?

“In tutte le aziende nel settore delle telecomunicazioni, delle tecnologie internet, ma anche nei settori del trasporto, dell’educazione, del turismo o del video ludico. Da questo punto di vista sono poi strategiche le commistioni tra università, centri di ricerca e piccole medie imprese come dimostrano i progetti di collaborazione sostenuti nell’ambito dell’iniziativa trentina “Semantic Valley”che vede riuniti anche aziende locali, nazionali e internazionali. In Europa c'è un grande bisogno di laureati con un’ottima preparazione in informatica e con capacità manageriali: è in questo ambito che le imprese individuano ottime possibilità di sviluppo”.

 

 


condividi: Share on Facebook Share on Twitter Delicious Friendfeed ok notizie email