ALMALAUREA NEWS - LAVORO

Laurea e master per fare carriera

Ambizione e impegno sono le linee guida del percorso di Fabio Alessi, un bancario con quasi vent’anni di esperienza che concilia il lavoro con un Mba in Inghilterra

Dopo undici anni di lavoro in banca, all’età di trentadue anni Fabio Alessi di Reggio Calabria ha compiuto una scelta coraggiosa: iscriversi all’università per dare una svolta alla propria carriera. Attraversato lo stretto, in tempi record a Messina ha conseguito la triennale in Comunicazione sociale. Ora si divide tra il lavoro, che non ha mai mollato, e un master in Business administration nel prestigioso ateneo di Warwick, nel Regno Unito. Il suo obiettivo? Riuscire a conciliare gli studi in comunicazione e in economia con l’esperienza quasi ventennale maturata nel ramo creditizio: “Vorrei lavorare nel campo della comunicazione - spiega -, meglio ancora se in ambito finanziario. Ma soprattutto vorrei lavorare in un contesto internazionale”.

Nel 1991, a diciannove anni, hai iniziato subito a lavorare in banca. Ma qual è stata la molla che dopo undici anni ti ha portato a iscriverti all’università?
“Ho deciso di entrare all’università quando sono tornato a vivere a Reggio Calabria, la mia città d’origine, visto che fino a quel momento ero sempre stato in giro per lavoro. Il mio obiettivo era migliorare la situazione professionale e la laurea mi serviva per poter frequentare un master in Business administration, che in effetti sto seguendo in Inghilterra, all’Università di Warwick”.

 

E come mai hai scelto comunicazione?
“Perché credo che si debba fare ciò per cui si è portati e la comunicazione è sempre stata un mio interesse. In più, mi ero ripromesso di terminare il triennio in corso e di laurearmi con un voto alto, proprio per poter accedere al master: credo che se avessi fatto un altro corso di laurea, magari considerato più utile ai fini lavorativi, non sarei riuscito ad ottenere questi risultati, e quindi non avrei soddisfatto i requisiti d’accesso al master”.

 

Dall’università di Messina sei quindi passato all’Mba a Warwick.
“In realtà durante l’ultimo anno della triennale avevo fatto richiesta per diverse università, subito  dopo la laurea ho avuto la possibilità di accedere sia a quella di Manchester che a quella di Warwick. Sto comunque continuando a lavorare, ho l’obbligo di andare in facoltà almeno una volta l’anno frequentando per circa 15 giorni. Ci sono inoltre degli esami che devono essere sostenuti e superati a scadenze obbligatorie, pena l’espulsione. Sembra molto rigido, ma Warwick è un ateneo d’eccellenza in Inghilterra e questi sono i loro normali standard”.

 

Che impressione hai del master e del metodo di studio inglese?
“Ho notato che loro tengono molto in considerazione il discorso dell’omogeneità culturale degli studenti. Mi spiego, alla Warwick ci sono studenti da tutto il mondo - dal Sud Africa all’Italia - e le varie università hanno indici di rigidità molto diversi tra loro: quindi, per poter omogeneizzare i vari percorsi formativi, nella selezione si tiene conto anche del curriculum lavorativo dello studente. Per cui è ovvio che avere esperienza nel mondo del lavoro aiuta, anche se non è l’unico elemento importante. Comunque ho imparato a mie spese che l’impostazione degli studenti italiani è molto diversa da quella che si riceve all’estero”.

 

In cosa consiste questa differenza?
“Gli studenti che ho incontrato a Warwick, in generale, mi sembra abbiano una mentalità molto più indirizzata alla schematizzazione, alla risoluzione dei problemi reali. Insomma, mi sembrano più propensi all’applicazione di ciò che si studia rispetto a noi italiani. Il merito di questo è sicuramente legato anche all’impostazione dei loro studi, di come scuola e università mettono nelle condizioni di ragionare. I nostri studi, più a largo spettro, sebbene ci consentano probabilmente di avere una visione d’insieme più ampia, di contro sembrano limitarci quando ci confrontiamo con la realtà dei fatti, al momento di applicare la teoria”.

 

E tu personalmente come ti sei trovato?
“I primi tempi mi sono reso conto che i miei colleghi sembravano raggiungere alcune soluzioni più velocemente ed efficacemente di me. Quindi, ho dovuto adattarmi a pensare in maniera più pragmatica, cosi da allinearmi ai loro modi di ragionare. Con questo, non voglio assolutamente criticare i contenuti di ciò che ci viene insegnato nelle nostre università, semmai i modi. Ritengo, anzi, che avere una visione d’insieme possa dare origine a qualche cosa di diverso, di originale, generare quella voce fuori dal coro che può far percorrere strade non ancora battute”.

 

Gli studi di comunicazione si stanno rivelando utili per il master?
“Sì, in generale la triennale in comunicazione è stata un buon preambolo. In ogni caso, al master lo studente non viene abbandonato a se stesso, ma anzi si cerca di colmare le sue eventuali lacune, specialmente in ambito matematico. E’ comunque propedeutico a quasi tutti gli Mba un esame, molto complesso, chiamato G Mat, che aiuta chi deve selezionare a valutare le capacità verbali, matematiche e analitiche dei futuri studenti”.

 

In generale, come ti sembra la situazione in Italia per gli studenti di comunicazione?
“Purtroppo mi sembra non ci siano grandi sbocchi: si parla tanto di marketing, tutti si riempiono la bocca con questa parola, ma poi si finisce con il trattare questo campo come qualcosa di lontano dalla realtà. Certo, ci sono città come Milano che offrono maggiori possibilità lavorative, ma a livello nazionale c’è poca offerta. Sicuramente i paesi anglosassoni sono più avanzati in questo senso ma è anche normale, visto che è proprio lì che questo settore è nato e si è sviluppato”.

 

Quali sono le tue aspirazioni professionali? Preferiresti lavorare nel campo della comunicazione o pensi di continuare in banca?
“Spero di lavorare nella comunicazione, meglio ancora se in un contesto finanziario, così da poter utilizzare anche l’esperienza accumulata finora. In generale vorrei lavorare in un contesto internazionale, il che non implica necessariamente lavorare all’estero, anche se comunque non mi dispiacerebbe”.

 

Cosa pensi di AlmaLaurea?
“Credo offra un servizio molto positivo. Di recente ho fatto richiesta per due lavori tramite AlmaLaurea: uno con l’Eni in ambito finanziario e in un contesto europeo, e un altro in Africa con un’organizzazione bancaria. Ancora non conosco i risultati, ma mi piacerebbe molto riuscire a ottenere uno dei due posti”.


condividi: Share on Facebook Share on Twitter Delicious Friendfeed ok notizie email