
Si definisce un fan di AlmaLaurea Federico Butera, professore di Sociologia dell'organizzazione dell’Università Bicocca di Milano. “Perché - spiega il docente - la banca dati dei laureati progettata da AlmaLaurea ha il merito di favorire il rapporto fra università al mondo del lavoro mettendo a disposizione curricula esaurienti di laureati. Per questo ritengo molto importante aprire un tavolo di discussione con le università lombarde che ad oggi non aderiscono al Consorzio”.
Perché, professore, la banca dati AlmaLaurea rappresenta un valore aggiunto per il sistema produttivo?
“I dati offerti da AlmaLaurea sono molto interessanti perché sviluppano il rapporto tra università e imprese monitorando sia le performance dei laureati che quelle dei nostri atenei. Pur non essendo l’unica struttura di analisi presente nel nostro paese, AlmaLaurea ha il merito di avere ideato per prima volta un sistema comune di confronto tra il mondo della formazione e il mercato del lavoro.. Per questo merita tutta la nostra attenzione”.
Che vantaggi ricavano le imprese e di conseguenza i laureati usufruendo dei servizi offerti dalla banca dati AlmaLaurea?
“Il modello dei curricula dei laureati proposto dal Consorzio permette alle imprese di conoscere non solo la tipologia e la qualità del bagaglio formativo maturato dai laureati durante il percorso di studi, ma anche e soprattutto le loro caratteristiche personali e relazionali. Fotografando lo sviluppo delle esperienze professionali e di vita dello studente AlmaLaurea mette infatti a disposizione del mercato del lavoro uno strumento efficace e necessario per una corretta selezione dei candidati”.
Quali fattori presenti nei curricula AlmaLaurea mettono in risalto le capacità relazionali del laureato?
“Nella compilazione del suo profilo, il laureato si racconta. Emerge se ha svolto attività che lo hanno messo a contatto con il pubblico, se ha fatto sport o se nutre delle passioni musicali, artistiche e così via. Informazioni decisive che identificano la personalità complessiva del candidato e di cui le imprese devono tener conto conto”.
Il titolo di studio e il voto di laurea da soli non bastano a garantire la qualità del laureato?
“Conta la qualità delle relazioni e delle esperienze umane. Nelle università non viene insegnato come si gestiscono i rapporti interpersonali e nelle imprese le cose non vanno meglio: si selezionano i candidati prevalentemente in base ad aspetti tecnici, per l’appunto il voto di laurea o il titolo di studio. Ma un 110 e lode non garantisce in assoluto che il laureato sia adatto al ruolo per cui è stato selezionato. Magari c’è un candidato che ha un voto inferiore, ma caratteristiche personali più consone per lavorare in quel ruolo. Non solo, in molti casi non vengono valorizzati i lavoratori nemmeno nei loro percorsi di carriera all’interno dell'impresa. E il risultato è che per avere dei manager di ottima qualità occorre farli crescere. Insomma, un talento emerge solo se ricopre un ruolo adatto alla sua personalità. Quello che non viene considerato è il ‘lavoro che c’è dentro le persone’”.
Cosa significa dare importanza al “lavoro che c’è dentro le persone”?
“Vuol dire lasciare la persona autonoma e libera di esprimersi nel miglior modo possibile nel lavoro che svolge. Quello che io suggerisco è un modello di rappresentazione del lavoro diverso: non il semplice elenco di titoli di studio o di mansioni che una persona possiede o svolge, non un percorso professionale codificato, ma un copione interpretato e raccontato in modo da evidenziare ciò che un lavoratore fa, in relazione con chi, con quali tecnologie e risultati.
Su questo è in corso un progetto di ricerca?
“Stiamo lavorando a uno studio per identificare e classificare al meglio i percorsi professionali emergenti, come l’esperto di sviluppo locale o l’esperto di innovazione. Lo strumento AlmaLaurea, in questo senso, può aiutare non solo a identificare le professioni codificate, ad esempio la carriera dell’esperto di controllo di gestione, ma la persona nella sua complessità e le “professioni strategiche critiche “. E’ la vera sfida nella costruzione di una società della conoscenza”.
Redazione AlmaLaurea, 20 Gennaio 2010