ALMALAUREA NEWS - LAVORO

Il lavoro nella cooperazione

Come entrare nel mondo delle organizzazioni internazionali? Massimo Dall’Olio direttore risorse umane Intersos

AAA cercansi professionisti per la cooperazione internazionale. “Una vera e propria mission che per essere svolta non richiede più soltanto una semplice volontà di fare, ma oltre alla passione anche una formazione ad hoc indispensabile per lavorare in quest’ ambito e misurarsi con realtà completamente differenti”. 
A fare il punto sulla situazione è Massimo Dall’Olio Human Resources Manager di Intersos Organizzazione umanitaria senza fini di lucro, che opera a favore delle popolazioni in pericolo, vittime di calamità naturali e di conflitti armati, in occasione del Globe, l’evento promosso lo scorso 21 maggio a Bologna dall’AlmaMater e dall’Ispi, l’Istituto per gli studi di politica internazionale. Scopo dell’iniziativa spiegare ai laureati cosa significa lavorare nelle organizzazioni internazionali. grazie alla presentazione da parte di esperti e professionisti del settore delle diverse opportunità di lavoro, stage e occasioni di formazione proposte dagli enti che operano in questo settore.
“Il ruolo del cooperante è cambiato- precisa Dall’Olio- non si tratta più di un’azione basata solo su un generico spirito volontaristico, ma di un incarico professionale impegnativo”. “Per questo –spiega - le Ong ricercano figure professionali con una formazione specifica sia dal punto di vista tecnico che manageriale da poter inserire in aree geografiche problematiche, territori di guerra o colpiti da estrema povertà”.
Insomma, niente più professionalità dell’ultimo momento ma esperti con competenze di alto livello, ottima conoscenza delle lingue e soprattutto coraggio. “Se si ama veramente questo tipo di professione bisogna insistere, non mollare mai perché al di là del titolo quello che conta è avere una forte motivazione, costanza e creatività”. “Ogni giorno - racconta il responsabile delle risorse umane - visiono svariati curricula di laureati di ogni livello e grado perché Intersos, fondata nel 1992 con il sostegno delle Confederazioni sindacali italiane, è ormai diventata un punto di riferimento nel mondo della cooperazione umanitaria e ha bisogno di molteplici personalità”.
Il gruppo riconosciuto dal Ministero degli Affari esteri, dalla Commissione Europea e dalle principali Agenzie delle Nazioni Unite, ha sede centrale in Italia da dove coordina, sostiene e controlla tutte le attività progettate nei paesi d’intervento dalle numerose unità decentrate. “Il nostro obbiettivo - precisa Dall’Olio - è dare risposte efficaci alle popolazioni che soffrono, private dei diritti, della dignità e dei beni essenziali nelle gravi crisi che si sviluppano particolarmente nelle regioni più povere del mondo”.
Tra le attività: soccorso alle popolazioni civili e tutela dei diritti umani; assistenza a rifugiati e profughi. E ancora, assistenza alla ricostruzione delle case e dei servizi comunitari, alla ripresa economica e ai processi democratici, riabilitazione funzionale di ospedali, ambulatori, scuole, pozzi e acquedotti e alloggi. Bonifica dei terreni infestati da mine, educazione e aiuto alla ripresa del dialogo, alla convivenza pacifica e alla riconciliazione.
Ma quali sono i profili più ricercati per lavorare in questi ambiti?
“Al contrario di quanto si creda - spiega Dall’Olio - queste realtà hanno bisogno di figure con profili tecnici molto definiti, giovani disposti a mettere le loro conoscenze al servizio di realtà poco industrializzate come il Ciad, il Sudan, il Darfur e molte altre zone dell’Africa e dell’Asia o dell’America Latina”.
Quindi ben vengano agronomi, geologi, ingegneri idrici, ma anche architetti, amministratori o educatori professionali di comunità.
“Nel lungo periodo – illustra - si possono ricercare anche profili manageriali ma prima di guidare e organizzare le attività in aree come queste è meglio farsi le ossa sul campo”.
Anche sulle caratteristiche personali ricercate nei laureati, Dall’Olio non ha dubbi: “Se un ragazzo ha svolto uno stage all’estero o ha usufruito di una borsa Eramus, se conosce le lingue e non abbandona alla prima difficoltà riesce ad entrare nel circuito: di solito, prima in stage con un rimborso delle spese di assicurazione vitto e alloggio e poi con un contratto vero e proprio”.

 

 


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