
Una vita spesa nelle relazioni internazionali tra i grandi nomi che hanno fatto la storia del nostro paese. Boris Biancheri, ambasciatore e presidente dell’Ispi, Istituto per gli studi di politica internazionale ha aperto lo scorso 21 maggio all’AlmaMater Globe.
Una giornata dedicata alle carriere internazionali nata con l’obiettivo di presentare a studenti e laureati interessati a intraprendere la carriera nel campo della diplomazia, all’interno delle organizzazioni internazionali o non governative, gli iter professionali e formativi più idonei. Il tutto grazie all’incontro con diplomatici, funzionari del ministero ed esperti di Ong e associazioni umanitarie. “Scopo dell’iniziativa- spiega Biancheri- è orientare i giovani nella scelta del loro percorso di vita attraverso la voce di chi ha già intrapreso questa cammino verso l’internazionalità”.
Qual è il senso di Globe?
“L’Ispi, Istituto per gli studi di politica internazionale di Milano, ha organizzato questa giornata d’incontro con l’obbiettivo di spiegare il più chiaramente possibile ai giovani interessati a intraprendere una carriera in ambito internazionale quali sono gli indirizzi di studio, i profili professionali più ricercati e gli skills personali che bisogna possedere per lavorare a contatto con enti, istituzioni e persone di ogni nazionalità. Tutte le carriere internazionali hanno un percorso a sè, si può scegliere di lavorare nella diplomazia o per conto delle organizzazione internazionali, come l’Unione Europea, l’Unesco o le Nazioni Unite. Ma c’è anche tutta la parte delle Organizzazione non governative e delle Associazioni umanitarie che è in forte crescita”.
Lei ha intrapreso la carriera diplomatica a partire dal 1956. Com’è cambiato oggi il modo di svolgere questa funzione?
“Il mondo della diplomazia si sta modificando in modo sempre più rapido: sta diventando parte integrante della vita civile di una società. La politica estera, un tempo riservata solo a pochi, è oggi una materia affrontata da più parti perché di fatto appartiene a tutti e coinvolge tutti. C’è una parte di politica estera nel campo della giustizia, dei trasporti o dell’ambiente. E’ l’effetto naturale della globalizzazione che a sua volta ha portato all’internazionalizzazione dei saperi e delle funzioni”.
Che ruolo svolge il diplomatico?
“Un tempo all’interno del ministero degli esteri lavoravano soprattutto esperti di altissimo livello, facevano la grande politica, decidevano la pace o la guerra di uno stato. Oggi, non è più così perché ogni parte della società in cui viviamo, dagli affari pubblici alla cultura, dall’arte al business è intrisa d’internazionalità, il che vuol dire che sono aumentate le funzioni dei diplomatici e in generale di tutti coloro che operano all’interno del Ministero degli Esteri. Non sono più figure dedicate esclusivamente alla politica pura ma svolgono un ruolo di coordinamento, di raccordo tra le esigenze del nostro paese e il resto del mondo”.
Un laureato che caratteristiche deve possedere per intraprendere la carriera diplomatica?
“Il diplomatico è qualcuno che si deve volta per volta mettere alla prova in moltissimi campi. Ha una conoscenza molto vasta, è informato su tutto e agisce sempre nell’interesse del suo Paese. Media tra posizioni differenti e salvaguarda la sua nazione sempre e comunque anche quando è costretto a seguire progetti più vasti con obiettivi più generali. Il laureato che vuole lavorare in quest’ambito oltre a possedere un titolo in legge, in diritto o in scienze internazionali, o in economia è bene che frequenti una scuola specialistica che lo prepara alla carriera del diplomatico. Successivamente, si passa un concorso pubblico che si tiene più o meno una volta all’anno a seconda delle esigenze del Ministero degli esteri di solito per un totale di 25 massimo 30 posti”.
E la conoscenza delle lingue?
“E’ fondamentale: si richiede la conoscenza ottima della lingua inglese e a scelta di una seconda lingua tra tedesco, spagnolo o francese. Per i candidati è uno degli ostacoli più difficili da affrontare ma è un requisito indispensabile: questi giovani si possono ritrovare a lavorare in qualsiasi parte del mondo perché il Ministero degli esteri può inviare a seconda delle esigenze un suo funzionario a lavorare in una delle tante ambasciate nazionali presenti all’estero”.
I tirocini promossi dalla Fondazione Crui e dal Ministero degli esteri sono una buona porta d’ingresso nel mondo della diplomazia internazionale?
“Il tirocinio è un’ottima occasione perché fa toccare con mano la vita all’interno delle ambasciate. Il laureato capisce in concreto che cosa vuol dire una vita di spesa a lavorare nel campo delle relazione internazionali. Da questo punto di vista, è indispensabile che chi si accinga a intraprendere questo percorso sia disposto a muoversi, a viaggiare e a stringere svariate relazioni interpersonali. E’ la natura stessa della sua funzione che lo richiede: un diplomatico cambierà nell’arco della sua vita come minimo dagli otto ai nove paesi, il che vuol dire essere disposto a trasferirsi, a vivere lontano dalla propria terra di origine portando con sé ogni volta la propria famiglia. Questo richiede spirito di sacrificio e passione per il proprio lavoro”.
Redazione AlmaLaurea, 21 Giugno 2010