
“La documentazione AlmaLaurea fa parlare gli studenti, è la loro voce. Noi ci riempiamo la bocca parlando della centralità dello studente, ma non ne sappiamo tirar fuori le conseguenze. Diceva Spinoza, di fronte alla realtà non c’è né da piangere né da ridere, ma c’è da capire. Così di fronte a questi dati non c’è né da abbattersi né da rallegrarsi, ma c’è da riflettere per fare scelte non casuali e arbitrarie, ma responsabili”. Così il rettore dell’Alma Mater Ivano Dionigi ha aperto a Bologna il convegno nazionale L'istruzione universitaria nell'ultimo decennio. All'esordio della European Higher Education Area, durante il quale, oltre alla presentazione nazionale del XII Profilo dei laureati italiani, è stato fatto il punto anche sui laureati bolognesi del 2009.
I laureati dell’Università di Bologna coinvolti nell’indagine sono i giovani usciti dall’ateneo nel 2009, in tutto 15.539. Tra questi, 8.868 laureati di primo livello, 4.281 laureati nei percorsi specialistici biennali e 1.180 laureati a ciclo unico. Nel caso di Bologna, particolarmente brillanti risultano gli oltre quattromila laureati di secondo livello (specialistici) del 2009. Sono più regolari negli studi (il 54,4% conclude in corso), ottengono un buon punteggio finale (in media 107,7 su 110) e frequentano più assiduamente le lezioni (il 70% segue almeno tre quarti degli insegnamenti). Risultano così soddisfatti che il 72 per cento di loro ripeterebbe l’esperienza di un corso di laurea specialistica presso l’ateneo.
“L’Alma Mater presenta un quadro decisamente positivo sotto tutti i punti di vista, a cominciare dalla regolarità negli studi – commenta Andrea Cammelli, direttore di AlmaLaurea – A livello nazionale, nel 2001 erano meno del 10 per cento gli studenti che si sono laureati in corso. Oggi sono il 40 per cento, mentre a Bologna si arriva al 44. Si può ancora fare di meglio, ma stiamo parlando di un dato già positivo. Inoltre diminuisce l’età alla laurea: nel 2001 era di 28 anni, mentre oggi, a Bologna, l’età media alla laurea al netto del ritardo all’immatricolazione è di 24,7 anni”.
Il rettore Ivano Dionigi ritiene che sia necessario riflettere sulla questione del ritardo nelle immatricolazioni. “Il 17 per cento di chi si iscrive all’università lo fa in ritardo rispetto all’età canonica e il dato sale al 24 per cento per i laureati specialistici. Questo significa che ci pensano su e che l’iscrizione non è più un passo automatico. Nel frattempo fanno altro e questo è rilevato dall’alta quota (80 su 100) di laureati che hanno già avuto esperienze lavorative di vario tipo prima del titolo”. Cos’è cambiato? “C’è un problema inedito a cui non eravamo abituati: è cambiata la natura stessa dello studente. Una volta era naturale trovare lavoro subito dopo la laurea e non si pensava a lavorare durante gli studi. Oggi è diverso. E per questo dobbiamo trovare un nuovo linguaggio e una nuova organizzazione per rispondere a nuove esigenze. Pensando anche che siamo di fronte a una generazione più ricca di valori e più motivata. I nostri laureati sono più interessati ad acquisire professionalità piuttosto che alla carriera e al guadagno”.
Altro aspetto - “che conforta”, dice il rettore - è la forte propensione dei laureati bolognesi a svolgere parte del periodo di studi all’estero: il 18 per cento, che sale a 28,6 per i laureati di secondo livello, addirittura oltre l’obiettivo del 20 per cento indicato dai ministri europei dell’istruzione. Da questo punto di vista, infatti, l’Alma Mater primeggia a livello continentale come primo ateneo per numero di studenti in partenza e terzo per studenti stranieri in ingresso. “Non si tratta di un successo casuale – spiega il prorettore alle relazioni internazionali Carla Salvaterra – ma del frutto di una precisa strategia dell’ateneo. Abbiamo lavorato per incentivare questo tipo di esperienze, ad esempio facilitando il riconoscimento degli esami sostenuto all’estero: non ci interessa la collimazione perfetta dei contenuti, ma gli obiettivi formativi conseguiti”.
Redazione AlmaLaurea, 31 Maggio 2010