
“Dobbiamo metterci sulle spalle il Bologna process per governarlo, perché un’innovazione che non si governa finisce in un pasticcio. E’ la grave responsabilità politica di cui oggi dobbiamo farci carico e che i ministri e il mondo politico a suo tempo non si sono assunti, abbandonando il processo riformatore a se stesso”. Agli scettici della riforma universitaria il padre fondatore del processo di Bologna Luigi Berlinguer, membro del Parlamento Europeo, risponde senza giri di parole durante la tavola rotonda “Trasformazioni in atto e proposte dell’European Higher Education Area” che si è tenuta a Bologna alla presentazione del XII Profilo dei laureati di AlmaLaurea. “La riforma non è stata un flop. Più che altro si è lasciato che procedesse da sola mentre c’era bisogno di una luce che l’orientasse”. E come ricorda Doris Pack, presidente della Commissione per la Cultura e l'Istruzione del Parlamento Europeo, concludendo la tavola rotonda, senza la commissione europea questo processo non avrebbe funzionato. “C’è ancora molto da fare, ovvio. Ma per fare ci servono prima di tutto dei dati concreti su cui ragionare- precisa la Pack- numeri come quelli offerti da AlmaLaurea che a questo punto dovremmo riuscire a sviluppare per far sì che possa essere una pietra miliare, un pilastro del prossimo processo di Barcellona”.
“Il processo di Bologna è per l’appunto un processo e non una legge che viene dall’alto come un decreto del principe, è in fieri –sottolinea Berlinguer - E fin dal momento della sua nascita andava gestito: dovevamo evitare dall’inizio la proliferazione dei corsi di studio e quindi la loro successiva riduzione. Così facendo, lo abbiamo visto, si sono create delle patologie che hanno fanno gridare all’insuccesso”. Ma la documentazione di AlmaLaurea, come ricorda lo stesso Berlinguer, dice ben altro. “La riforma non solo non è stata un errore ma una svolta all’internazionalità del mondo accademico necessaria e che, nonostante la mancanza di un governace, ha dato i suoi frutti. I numeri offerti dal Consorzio lo testimoniano e stiamo parlando di studi basati sui fatti, non di opinioni”. E Berlinguer passa in rassegna gli aspetti da migliorare della riforma a cominciare dell’employability. “Perché l’università- prosegue- è per gli studenti che una volta usciti dall’aula devono trovare lavoro”.
Quindi ben venga la collaborazione tra mondo della formazione e imprese. E poi, valutazione delle performance dell’università. E ancora, incentivi alla ricerca, accordi tra i piani formativi delle università e life-long learning. Ma Berlinguer guarda anche al mondo dei docenti. “E’ su di loro che dobbiamo investire perché sono loro che faranno la riforma e la miglioreranno: un accademico che non si aggiorna è la negazione stessa della scienza e della professione così come un’università che non si fa carico del prodotto finito non potrà mai governare”.
E come si può governare un processo per esserne interpreti e protagonisti?
Mohammed Zaher Benabdallah, presidente dell’Università di Meknes un’idea se l’è fatta.
“Da quando abbiamo deciso di allineare il sistema di formazione marocchino ai dettami del processo di Bologna consapevoli della necessità di creare uno spazio euro mediterraneo della formazione e della ricerca- spiega nel corso della tavola rotonda- AlmaLaurea ci è sembrato uno strumento di governace di assoluta importanza. Abbiamo deciso di implementarlo attraverso il progetto Grinsa nei nostri atenei perché ci permette di avere una base di dati statistici affidabile e capaci, di misurare e confrontare tra loro nel corso del tempo non solo le performance formative e professionali dei nostri laureati ma anche delle università”. E sul futuro non ha dubbi: “Dobbiamo unire le forze abbandonando i localismi per creare i cittadini non dell’Italia, del Marocco o della Francia, ma del mondo. Loro sono il domani”.
Redazione AlmaLaurea, 31 Maggio 2010