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Professione restauratore: come e quando

Ecco alcuni dei corsi di laurea di secondo livello in Restauro presenti nella bacheca post laurea di AlmaLaurea

Tele e tessuti preziosi consumati dal tempo, pagine di libri intaccate dalla polvere, architetture e monumenti messi a dura prava da condizioni climatiche avverse e inquinamento. E ancora, arredi lignei, metalli, ceramiche e vetri. Per chi ambisce alla carriera da restauratore la mission principale è salvare, tutelare e conservare il patrimonio storico e artistico nazionale.
Il come e quando dipende in larga misura dall’indirizzo universitario che si sceglie di intraprendere.  Ecco allora una rassegna dei corsi di laurea di secondo livello attivati da alcuni atenei Italiani e presenti nella bacheca di AlmaLaurea. Per avere le idee più chiare, basta inserire nel motore di ricerca dell’Offerta formativa post-laurea presente sul sito del Consorzio, le parole chiave Restauro e Libri (http://www.almalaurea.it/lau/postlaurea/).

Per i laureati che vogliono avere una conoscenza scientifica approfondita della chimica dei materiali e delle tecniche avanzate d'indagine e d'intervento nel campo del restauro, la Facoltà di Scienze matematiche e fisiche dell’ateneo di Venezia organizza un corso di laurea di secondo livello in Scienze chimiche per la conservazione e il restauro. Un mix di arte, scienze e attività di laboratorio che forma professionisti in grado di eseguire grazie a tecniche all’avanguardia indagini diagnostiche utili per la caratterizzazione dei manufatti, dalla definizione della loro autenticità passando per la datazione, la certificazione e l’uso delle nuove tecnologie fino agli interventi di restauro. Ma l’offerta formativa promossa dalle università della Serenissima non finisce qui. Lo Iuav all’interno del corso di laurea magistrale in Architettura tra i vari indirizzi ne promuove uno per l’Architettura per la conservazione, ovvero forma figure professionali che alla passione per “compasso e disegno” uniscono conoscenze specifiche nel campo della conservazione, del restauro, ma anche della museologia, della geografia e della biologia. Un iter che ritroviamo anche alla Facoltà di Architettura di Roma La Sapienza con la magistrale in Restauro dell’architettura. Sempre all’interno delle Facoltà di Architettura ma questa dell’università Roma Tre è attivo un corso di laurea in Restauro. In tutti i casi s’insegna a chi si iscrive come e quando prendersi cura del patrimonio culturale e architettonico, rinnovando e restaurando edifici storici, strutture pubbliche e molto altro ancora. Un’operazione di valorizzazione, come conferma la magistrale attivata alla Facoltà di Architettura di Reggio Calabria in Restauro, conservazione e valorizzazione dei beni architettonici ambientali, che non può prescindere da esercitazioni progettuali e attività di laboratorio che fanno toccare con mano allo studente la realtà dell’“atelier”.

L'altra offerta formativa arriva dalla Facoltà di Scienze matematiche e fisiche dell’ateneo di Torino con la magistrale in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali realizzata in collaborazione con il Centro di Conservazione dei Beni culturali. Anche in questo caso si formano profili professionali in grado di definire lo stato di conservazione dei manufatti e mettere in atto azioni di prevenzione, manutenzione e restauro capaci di limitare i processi di degrado dei materiali. A lezione gli studenti imparano alla perfezione tutte le metodologie e le tecniche di conservazione e restauro necessarie alla progettazione degli interventi ma maturano anche e soprattutto competenze pratiche e abilità manuali. Il percorso formativo è infatti interdisciplinare e alle materie umanistiche, scientifiche e tecniche, unisce anche informazioni normative riguardanti la gestione dei beni culturali e nozioni di economia di impresa. Completano il quadro, laboratori didattici e tirocini che permetto allo studente di valutare criticamente lo stato di conservazione di dipinti, materiali lapidei, manufatti tessili, arredi lignei, metalli ceramici e vetri, carta e beni librari.
Eventualmente, sempre alla Facoltà di Scienze matematiche e fisiche dell’ateneo di Torino, si può optare per la specialistica in Scienze per i beni culturali. L’iter è a grandi linee il medesimo ma in questo si punta alla formazione di operatori tecnici e professionisti capaci di operare a 360° nel settore dei beni culturali. Un percorso interdisciplinare che alla conoscenza dell’arte unisce anche competenze di carattere tecnico tese alla salvaguardia dei manufatti storico-artistici. 
Non è da meno l’ateneo di Genova che alla Facoltà di Lettere e filosofia ha attivato il corso in Metodologie per la Conservazione e il restauro dei beni culturali. Così come all’università di Bari, alla Facoltà di Scienze matematiche e fisiche ci si può iscrivere alla magistrale in Scienze per la diagnostica e la conservazione dei beni culturali. Destinati alla formazione di ricercatori ed esperti nel campo della conservazione dei beni culturali questi iter insegnano agli iscritti come riconoscere e risolvere problemi conservativi e processi di degrado a partire dall’analisi delle proprietà fisiche, chimiche e strutturali dei materiali. In questo caso, si costruiscono profili che possono svolgere funzioni di elevata responsabilità nell’ambito di musei scientifici, di “città della scienza”, parchi o mostre. Ma possono anche collaborare con enti e istituzioni per la realizzazione di sistemi informativi destinati al trattamento dei dati relativi ai beni culturali o come consulenti di supporto a interventi di diagnosi e di restauro.

Un filone didattico a parte è invece promosso dalla Facoltà di Lettere e filosofia dell’ateneo barese con la magistrale in Beni archivistici e librari. Un iter presente anche alla Facoltà di Lettere e filosofia di Salerno, Gestione e conservazione del patrimonio archivistico librario, e all’ateneo del Salento con la laurea di secondo livello in Archivistica e biblioteconomia promossa dalla Facoltà di Beni Culturali.
Sul tavolo del restauratore in questo caso ci sono più che altro libri antichi, pagine di quotidiani o di riviste d’epoca, spartiti musicali o fumetti. L’indirizzo mira a salvare il nostro patrimonio su carta formando dei laureati con competenze specifiche in ordine alle tecniche e alle metodologie necessarie per il trattamento e la salvaguardia di libri, manoscritti e materiali a stampa, compresi documenti di ogni ordine e grado. Tra gli attrezzi del mestiere ci sono anche abilità informatiche fondamentali per agire come operatori professionali all’interno di istituzioni archivistiche e bibliotecarie.

Sul piano del restauro e della conservazione del passato anche l’ateneo di Urbino, di Perugia e della Calabria hanno attivato dei corsi ad hoc: rispettivamente in Conservazione e restauro del patrimonio storico artistico alla Facoltà di Scienze e tecnologie marchigiana; Scienze e tecnologie per la conservazione e restauro del patrimonio storico-artistico della Facoltà di Scienze matematiche e fisiche umbra e infine in Scienze e tecnologie per la conservazione e il restauro dei beni culturali della Facoltà di Scienze matematiche e fisiche calabrese.

Ma per chi vuole assumere le vesti dello “scienziato in conservazione e restauro” le possibilità di frequentare corsi di laurea di ottimo livello sono numerose, tra queste ci sono anche le specialistiche in Scienze per la Conservazione e il restauro promosse dalle Facoltà di Scienze matematiche e fisiche di Parma e Firenze o dalla Facoltà di Beni Culturali del Salento.

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