ALMALAUREA NEWS - LAVORO

Professioni nell' UE: come, quando e perché

Intervista a Marina Manfredi Magillo, Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento delle politiche comunitarie

Lavorare nell’Unione Europea: come? “Per entrare serve oltre alla laurea un mix di caratteristiche personali e professionali e un’ottima conoscenza delle lingue”. A mostrare la strada per l’internazionalizzazione è Marina Manfredi Magillo, Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento delle politiche comunitarie in occasione del Globe, la giornata di orientamento alle carriere internazionali che si è tenuta a Bologna lo scorso 21 maggio grazie all’Ispi, Istituto per gli studi di politica internazionale.

Cosa vuol dire lavorare nell’Unione Europea?
“Vuol dire fare un lavoro interessante indipendentemente dalla funzione che si svolge e dall’istituzione europea per cui si lavora, piccola o grande che sia. E’ un’esperienza unica che dà una grande apertura multiculturale. Quando sei dentro a questo processo hai la coscienza di partecipare a un progetto storico. Lavori con una motivazione importante alle spalle”.

Che tipo di laurea bisogna possedere per accedere all’Unione Europea?
“Lo spettro delle lauree è abbastanza vasto: i funzionari generalisti che lavorano nell’Ue sono laureati in giurisprudenza, scienze sociali, economia, ma c’è spazio anche per lauree più specifiche perché è un’Istituzione che si occupa di svariate politiche d’intervento, quindi molto spesso vengono ricercati anche ingegneri, statistici, esperti in audit o controllo di bilancio, ma anche agronomi o veterinari. Ma si tratta nella maggior parte dei casi di lavori che richiedono contratti temporanei. Almeno all’inizio. In un secondo momento, è tuttavia possibile anche per questo tipo di professionalità accedere ai concorsi indetti dalla Commissione ed entrare in modo permanente”.

A che livelli deve essere la conoscenza delle lingue?
“L’inglese è un requisito indispensabile, i laureati che vogliono intraprendere una carriera all’interno dell’Unione Europea devono avere una conoscenza di alto livello. Non si può nemmeno fare una domanda di stage o un application per un concorso se non si sa l’inglese in modo eccellente. Chi entra negli uffici dell’Ue deve essere in grado di lavorare, quindi parlare, scrivere, redigere testi, ma anche negoziare e altre mille attività in una lingua che non è la sua”.

E’ sufficiente la conoscenza dell’inglese?
“Per fare carriera all’interno dell’Ue ora si richiede la conoscenza oltre che della lingua madre e di una lingua comunitaria in modo eccellente anche di una terza lingua, o il francese o il tedesco. Ma la lingua non s’impara sui banchi, bensì andando all’estero a studiare o a svolgere esperienze professionali o con esperienze alla pari. Per esempio, vivere in un appartamento con dei francesi mentre si fa un Erasmus in Spagna è molto proficuo dal punto di vista linguistico”.

Che caratteristiche personali deve avere chi vuole lavorare in questi ambiti?
“Il sistema dei concorsi è stato riformato proprio da quest’anno così anche le caratteristiche personali sono diventate un requisito fondamentale. Le cosiddette soft skills. Vuol dire che non conta solo il sapere ma anche il sapere fare. Oltre alle conoscenze servono le competenze professionali, flessibilità, capacità di mettersi in gioco e dinamismo. 
Sul sito dedicato ai concorsi per entrare nell’Ue ci sono le competenze personali richieste: capacità di analisi e sintesi, capacità di fissare le priorità e di fornire risultati. E ancora, la capacità di comunicazione, parlata e scritta, ma anche di negoziato, di comprensione dell’altro così come quella di saper lavorare in un ambiente multiculturale, flessibile a contatto con persone di diversa nazionalità e con stili di vita diversi. L’importante è conoscere e sapere capire per tirare fuori il meglio da se stessi e dalle risorse umane con cui si lavora”.

Quali sono le vie di  accesso per entrare nell’Unione Europea?
“Si va sul sito dell’Unione Europea e si cercano le possibilità di stage o i concorsi nelle posizioni adatte al proprio profilo. Ci s’iscrive e si prova a entrare. Certo, non è una cosa che accade nell’immediato: ci sono persone che tentano per diversi anni prima di entrare. Ma una volta dentro il gioco è fatto: si fa uno stage retribuito e anche se non si resta, ci si inserisce in una rete di contatti molto utile che aiuta a crescere professionalmente”. 

 


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