
A dieci anni dalla riforma universitaria come si presentano i laureati italiani? Il cambio di rotta intrapreso nel 2001 dai nostri atenei è stato un successo o un fallimento?
La risposta arriva dai numeri del XII Profilo dei laureati italiani AlmaLaurea, anticipati in conferenza stampa mercoledì 26 maggio a Roma nella sede nazionale della Crui alla presenza di Andrea Lenzi, presidente del Cun, Enrico Decleva, presidente Crui, Patrizio Bianchi, presidente Fondazione Crui, assessore all'università e alla ricerca dell'Emilia Romagna, Luigi Frati, rettore de La Sapienza, Ivano Dionigi, rettore di Bologna e Guido Fabiani, rettore di Roma Tre.
L’indagine che è stata discussa venerdì 28 maggio all’Università di Bologna nel corso del convegno "L’istruzione universitaria nell’ultimo decennio. All’esordio dell’European Higher Education Area", ha proposto per la prima volta un confronto tra prima e dopo la riforma ovvero tra le performance dei laureati del 2001, prima dell’avvio del processo riformatore, e i 190mila laureati del 2009- di cui 110mila con laurea di primo livello, 47.000 con laurea specialistica/magistrale e 13.000 con laurea a ciclo unico- in uno dei 51 Atenei dei 60 che aderiscono ad AlmaLaurea.
“In dieci anni- spiega il direttore del Consorzio interuniversitario, Andrea Cammelli- l’istituzione universitaria può dire di aver raggiunto questi risultati: aumentato il numero di laureati; ridotto considerevolmente l’età alla laurea; quadruplicato i laureati in corso; aumentato la frequenza alle lezioni; migliorato il rapporto con il mondo produttivo triplicando le esperienze di stage durante gli studi; anticipato, almeno per i laureati specialistici, il raggiungimento degli obiettivi strategici dell’Europa rispetto alle esperienze di studi all’estero”.
"Come dovrebbe valutare l’opinione pubblica un Paese che raggiunge questi traguardi nella formazione dei suoi giovani?" si chiede il professore Cammelli. “Mi pare che i risultati raggiunti, al di là delle tante cose di cui l’università si deve emendare, delle difficoltà, senza finanziamenti adeguati e con continue riforme, siano complessivamente assai più confortanti di quanto non vadano ripetendo i tanti cultori del flop della riforma. E non sarebbero stati possibili senza l’impegno continuo e non riconosciuto dei tanti docenti e ricercatori veri e propri samaritani della cultura e della ricerca. Una preoccupazione, invece, dovrebbe essere tenuta ben più presente: che questi giovani, anche i più preparati, rischiano di restare intrappolati fra un sistema produttivo che non assume e un mondo della ricerca carente di mezzi. Perché è certo che lo stesso esercito dei samaritani non sarà sufficiente a garantire la ripresa e un futuro di sviluppo se il Paese continuerà a non considerare gli investimenti in formazione superiore e ricerca come investimenti prioritari e strategici”.
Leggi il Comunicato stampa per la sintesi dei risultati
Redazione AlmaLaurea, 31 Maggio 2010