
Francesi, belgi, spagnoli, italiani credono di conoscersi così bene da non avere più niente da scoprire delle rispettive culture. Ma è davvero così? Il nostro vicino di casa non ha più segreti? Un gruppo di intellettuali europei non la pensa così. Per questo dal 1997 docenti universitari, insegnanti di scuola superiore, Ambasciatori, Editori, avvocati, medici, giornalisti, poeti e scrittori, hanno cominciato a incontrarsi. Quasi per caso, a Parigi, davanti a un caffè. Ed è nata l’Association Italiques. “Ci siamo resi conto di come non solo in TV, ma anche tra persone colte, resistano sguardi sull’altro filtrati da stereotipi”, racconta il professor Paolo Carile, presidente dell’associazione che conta ormai circa duecento membri. “Veniamo da esperienze professionali diverse nel campo culturale, siamo più o meno poliglotti e cosmopoliti, mi piace dire, reduci da vite vagabonde, uniti dall’interesse per la trasversalità delle discipline e, se vogliamo, da una visione sociale e culturale autenticamente democratica. E la nostra battaglia è contro i luoghi comuni, il rifiuto o la banalizzazione delle differenze, l’affievolirsi degli scambi culturali non convenzionali ”, sintetizza il docente di Letteratura francese, bolognese di origine, parigino di adozione.
“Italiques”, in francese, indica il carattere a stampa corsivo. Ma la tentazione è quella di tradurlo riferendolo agli Italiani, fa notare Carile. Ed è giocando su questa ambivalenza che è stato scelto il nome dell’associazione che ogni anno propone dibattiti, convegni, presentazione di libri. La sua iniziativa simbolicamente più forte è un premio che circola annualmente tra alcuni paesi, esso si propone di valorizzare lavori originali dedicati ad aspetti della cultura italiana, francese o belga. L’Associazione vuole ritrovare e rinnovare in questo modo i legami più profondi soprattutto tra la Francia, l’Italia, il Belgio francofono, la Spagna e il Portogallo.
Tra gli intellettuali italiani che partecipano regolarmente vi sono Corrado Augias, lo scrittore Vincenzo Consolo, il semiologo Paolo Fabbri, il poeta Valerio Magrelli.
Molte le iniziative promosse, tra queste la riscoperta dei collegamenti culturali tra Parigi e Palermo, due “capitali” culturali dal XVIII al Ventesimo secolo; l’analisi dell’educazione del Principe in Europa, ovvero di come venivano formate le classi dirigenti dal ‘500 in avanti, e del rapporto tra le donne e il potere nel Rinascimento. All’università di Palermo si è tenuto a giugno 2008 un colloquio internazionale sull’isola come metafora; all’Ambasciata italiana a Parigi si è discusso delle immagini dell’Italia nel cinema contemporaneo; l’anno scorso a Bologna si è tenuta l’XI edizione del Premio Italiques e un Colloquio internazionale dedicato alle nuove tecnologie informatiche e il loro impatto sull’insegnamento universitario e sulla ricerca scientifica. Tra i dibattiti più recenti, va ricordato quello su Mitterand e la politica del centrosinistra francese, Il prossimo appuntamento dell’Associazione è a Bruxelles in occasione di un convegno sui poeti viventi dei paesi di origine neolatina.
L’associazione è aperta a quanti hanno interesse per problematiche culturali interdisciplinari, ma tra i membri sono più rari i giovani neolaureati. “Si tratta di una generazione forse meno strutturata della nostra, che vorremmo coinvolgere di più non solo nell’adesione formale all’associazione, ma nella partecipazione al dibattito culturale”, spiega Paolo Carile. “Le opportunità che offre l’associazione? Posso dire quello che ho vissuto io partecipando alle iniziative: ho avuto l’opportunità di conoscere personalità di altri ambienti e culture, di approfondire una visione non settoriale delle discipline umanistiche. Non mi pare trascurabile, per un giovane, oggi più che mai, in quanto offre opportunità per una formazione professionale più ampia, più dialettica”. Perché gli sguardi incrociati servono, conclude il professore, a restituire a ciascuno l’immagine plurale, della società occidentale, aiutano a decodificare i modelli di vita e di pensiero dell’altro. Insomma, una “bella avventura” che permette di meglio vivere le complessità del presente.
Redazione AlmaLaurea, 28 Giugno 2010