ALMALAUREA NEWS - LAVORO

La specialistica internazionale

Il percorso di Piero Carluccio: dal politecnico di Torino al lavoro in campo finanziario alla City

Studiare a Torino, Londra e, dopo un anno, a Parigi. Un viaggio formativo quello di Piero Carluccio, 26 anni di Lecce, iniziato con la laurea triennale in Logistica e produzione alla facoltà di Ingegneria del Politecnico di Torino e proseguito con un percorso di specialistica in doppio diploma con la School of Management ESCP Europe: un programma internazionale di tre anni promosso dallo stesso Politecnico che permette di conseguire due titoli tra Torino, Londra e Parigi. “Le esperienze lontano da casa mi hanno dato la forma mentis per affrontare ogni cosa, nel mondo del lavoro ma anche nella quotidianità”, anticipa Piero Carluccio che, dopo uno stage a Parigi, ora lavora a Londra in campo finanziario. Con la speranza di rientrare in Italia.

Perché hai deciso di frequentare il Politecnico di Torino?
“Dopo il diploma mi sono messo a cercare tra le migliori università del paese. Ero deciso a trasferirmi investendo tutto sulla mia formazione, anche se sapevo che sarebbe stata dura. Ma volevo giocare fino in fondo tutte le mie carte. Alla fine la scelta è ricaduta sul Politecnico di Torino dove ho conseguito la laurea triennale e specialistica in Ingegneria. Sono convinto di aver fatto la scelta giusta”.

Come ti sei trovato al Politecnico?
“Benissimo, è un’ottima università. Ti dà le basi fondamentali per affrontare qualsiasi percorso specialistico. C’è il giusto mix tra pratica e teoria: si fanno attività di laboratorio e progetti e si seguono seminari di approfondimento”.

Dopo la triennale hai intrapreso un percorso internazionale: come mai?
“Volevo imparare le lingue e seguire un iter diverso che mi desse una marcia in più nei confronti del mondo del lavoro. Così ho deciso di frequentare il programma dell’European School of Management in collaborazione con il Politecnico. Si tratta di una specialistica sui generis: dura tre anni invece di due e ti permette di maturare esperienze professionali di livello. Il programma prevede infatti stage nei mesi estivi nella nazione dove stai studiando. Insomma, una grande opportunità”.

Una specialistica prima a Londra poi a Parigi, come ti sei trovato?
“Molto bene anche se all’inizio con la lingua non è stato semplice. La metodologia didattica, poi, è estremamente differente: si fa molta meno teoria, ci sono più lavori di gruppo e più laboratori, tutto quello che si studia viene immediatamente applicato, il contatto con il docente è più forte. Così alla fine del tuo anno di università, con stage, ti senti già pronto per entrare il mondo del lavoro”.

Parliamo degli stage: quanti ne hai fatti?
“Il primo stage l’ho fatto a Londra, in un'impresa dell’ambito finanziario, senza essere retribuito. Il secondo l’ho fatto a Parigi in uno start up di un fondo d’investimento. E’ stata un’esperienza bellissima: sono entrato con il ruolo di analist, ma alla fine ho svolto anche mansioni di tipo commerciale e organizzativo. Una prova sul campo altamente qualificante. Sebbene lo stipendio non fosse alto rispetto alle retribuzioni di stage medie del settore in Francia, ho imparato un sacco di cose, ho stretto dei legami molto forti con alcuni miei colleghi e, trovandomi in un team di persone giovani, ero molto stimolato e apprezzato. Il contrario di quanto accade in Italia”.

Poi ti sei laureato a Torino?
“La specialistica l’ho conclusa al Politecnico di Torino, mi sono laureato e sono ripartito subito per Parigi dove ho fatto un altro stage per una società francese di asset management. Dopo questo primo periodo di prova mi hanno inviato nella loro filiale di Londra. Ho un contratto a tempo determinato che scade a maggio 2010. Ho uno stipendio buono e l’alloggio pagato. Un trattamento che in Italia, alla mia età, non potrei mai ricevere. Mi trovo bene e imparo un sacco di cose nuove. Certo, la situazione al momento non è semplice, la crisi ha messo in ginocchio tutte le imprese. Ma in Inghilterra hanno una capacità di ripresa notevole”.

Vorresti tornare in Italia?
“Mi piacerebbe, ma le condizioni lavorative ed economiche soprattutto per noi giovani sono nettamente sfavorevoli! Diciamo che tengo la porta aperta, ma dipende tutto dalle opportunità che posso trovare”.

Cosa ti senti di consigliare ai tuoi coetanei che sono rimasti in Italia per studiare o per lavoro?
“Penso che la cosa più importante sia fare delle esperienze all’estero, di qualsiasi tipo, perché ti permettono di crescere sia professionalmente che come persona. Certo, all’inizio è dura, ci si sente soli, non si conosce bene la lingua, si fa fatica a studiare. Ma non ci si deve scoraggiare di fronte alle difficoltà, anzi bisogna stringere i denti e rischiare. Un po’ come ho fatto io”.

Cosa pensi di AlmaLaurea?
“Ritengo che sia un ottimo sistema. Dopo la laurea sono stato contatto da varie imprese grazie alla banca dati AlmaLaurea. Non le ho prese in considerazione solo perché avevo in testa di andare a lavorare all’estero, ma erano tutte ottime. Diciamo che ricevere annunci o telefonate di lavoro appena laureato ti gratifica e non ti fa sentire solo. In questo senso AlmaLaurea è il primo vero ponte verso il mondo del lavoro”.

 


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