Lavoro

Studio Papperini: “Un bel 7 ad AlmaLaurea”

03 Settembre 2012

L’abitazione, la burocrazia, i percorsi di integrazione culturale e linguistica: da oltre 25 anni lo Studio Papperini di Roma offre servizi e consulenza alle società e alle multinazionali che investono sul Belpaese, trasferendo qui personale proveniente dall’estero e coordinando dall’Italia il trasferimento all’estero di connazionali. Per cercare nuovi collaboratori, l’azienda ha scelto di aderire alla campagna AlmaLaurea per i giovani, con cui il consorzio formato da 64 università italiane ha messo a disposizione gratuitamente la sua banca dati contenente un milione e 800 mila curricula di laureati italiani. Le selezioni hanno riguardato un centinaio di giovani, tra cui lo studio ha avviato alla carriera una decina di collaboratori e di potenziali collaboratori. Ragazzi e ragazze che dovranno cimentarsi in una professione interdisciplinare, che richiede competenze pratiche, comunicative e organizzative non indifferenti. “Le caratteristiche che cerchiamo non si rifanno a un determinato percorso di studi, per questo non è facile selezionare le persone giuste – dice il managing director Giovanni Papperini – ma non aggiungerei ulteriori dati a quelli già inseriti nei cv di Alma Laurea”.

Come giudica la banca dati AlmaLaurea?
“Trovo che la formulazione dei cv consenta di ottenere informazioni valide, anche se per il tipo di attività praticate nello Studio non esistono lauree specifiche e la selezione, nel nostro caso, non può che avvenire attraverso il contatto personale con il candidato. Trattandosi di un lavoro non standardizzato, la necessità di conoscere la persona non è coperta da tutte le informazioni contenute nei curricula”.

Inserirebbe altri dati nei cv di AlmaLaurea?
“No, per una questione di privacy e perché non credo sia il caso di appesantire troppo i cv. Se dovessi dare un voto alla banca dati di AlmaLaurea, le darei un bel 7”.

Che competenze sono richieste ai vostri potenziali collaboratori?

“Cerchiamo persone con competenze trasversali, un carattere fermo, buone capacità di problem solving, logistiche e organizzative e un alto grado di autonomia”.

Quali caratteristiche del cv avete preso in considerazione per la selezione dei candidati?
“Come ho già detto, il corso di laurea non conta molto. Molte delle persone che abbiamo selezionato provengono da Scienze della comunicazione, Lingue e letterature straniere, Giornalismo, ma ci sono anche laureati in Ingegneria, Informatica, Scienze politiche e altri che hanno svolto master all’estero o che sono interessati al mondo della cooperazione internazionale. Per noi, la parte più interessate dei cv è quella in cui il laureato si presenta con parole proprie ed espone le sue aspettative per il futuro: da lì si evince meglio la personalità individuale”.

Come si è svolta la selezione?

“Abbiamo contattato un centinaio di giovani e mandato loro un questionario di approfondimento. Poi abbiamo svolto i colloqui, attraverso i quali sono state selezionate una decina di persone: alcune hanno già ottenuto degli incarichi, per altre siamo alla ricerca di opportunità”

Quali sono le maggiori problematiche che ha riscontrato nella preparazione dei candidati?
“Innanzitutto, ci sono dei problemi generali di preparazione che riguardano il modo in cui è organizzato il sistema scolastico italiano: non tutte le Facoltà offrono una preparazione sia teorica sia pratica. Ad esempio, una parte del nostro lavoro consiste nella selezione delle abitazioni per gli stranieri che si trasferiscono in Italia: a volte, si trovano persone molto abili negli spostamenti in città ma poco capaci nella stesura dei report sulle abitazioni, o viceversa. Un’altra questione riguarda la crescente mobilità geografica dei giovani, che spesso passano mesi all’estero alla ricerca di nuove opportunità o per specializzarsi. Per noi è una sfida che affrontiamo professionalizzando in misura crescente i nostri collaboratori, con la creazione di team di intervento rapido in varie regioni. Con un sistema ‘a staffetta’ in base al quale persone con un’adeguata preparazione generale sulla relocation e/o l’immigrazione sono in grado di intervenire, in maniera fulminea, anche in località diverse da quelle di stabile residenza. In particolare quando un collaboratore del posto è momentaneamente indisponibile, egli da remoto, conoscendo meglio il territorio, fornisce all’inviato/a varie ‘dritte’ e suggerimenti operativi. Inoltre la presenza costante e/o frequente all’estero di alcuni collaboratori ci permette di perfezionare i nostri servizi di assistenza logistico ed amministrativa per gli expat Italiani all’estero, per assistere i quali possiamo contare anche sulle centinaia di colleghi del più importante network internazionale di imprese indipendenti di relocation, la TIRA (http://www.tiranetwork.org) che rappresentiamo per l’Italia”.

Come avviene la formazione professionale dei vostri collaboratori?
“Alcune persone fanno una distinzione molto netta tra lavoro autonomo e subordinato e non concepiscono né a livello contrattuale né a livello concettuale il lavoro in autonomia, pensando di potersi realizzare solo all’interno di un percorso già tracciato come dipendenti di un’azienda. Al contrario, la capacità di prendere decisioni rapide ed autonome, in circostanze particolari, è un requisito fondamentale per praticare la nostra professione. I nostri percorsi di realizzazione consistono in una sempre maggiore professionalizzazione ed acquisizione di capacità di operare in campi diversi connessi alla relocation e materie affini e nell’affidamento temporaneo, a rotazione, di responsabilità di coordinamento generale delle nostre attività. Riteniamo che per favorire la crescita e il consolidamento strutturale dello Studio il modo più adeguato sia quello di selezionare figure di riferimento non sulla base di conferimenti formali e statici, ma sulla base di un’autorevolezza che si sono guadagnati sul campo, fornendo suggerimenti operativi innovativi e sostenendo gli altri collaboratori in momenti di sconforto o di difficoltà”.