
“Dieci anni fa il nostro paese non era in grado di partecipare a nessuno spazio europeo della conoscenza, oggi i nostri atenei con dignità e forza lo possono fare proprio grazie alla riforma universitaria, quella stessa riforma verso la quale noto una forte diffidenza spesso basata più sul pregiudizio e che sul giudizio”. A parlare è Patrizio Bianchi, presidente della Fondazione Crui e assessore alla Scuola, Formazione professionale, Università e Ricerca, Lavoro della Regione Emilia Romagna in occasione della presentazione del XII Profilo AlmaLaurea.
“Le indagini del Consorzio sono preziose perché mettono sul tavolo i numeri di un paese in cui troppo spesso siamo portati a fare delle valutazioni affrettate. E invece proprio queste indagini dimostrano che in questi dieci anni l’università italiana è stata attraversata da una riforma profondissima e ha compiuto un’operazione titanica. Prima di allora pochi giovani andavano all’Università e pochi la concludevano. Oggi, ci sono ancora molti problemi, ma siamo ben lontani dall’immagine fallimentare che troppo spesso viene data dell'università italiana”. Bianchi invita, dunque, a non sparare su chi sta lavorando con “grande sacrificio per realizzare un futuro possibile”.
L’assessore regionale non nasconde le difficoltà: “Stiamo attraversando una crisi universale senza precedenti e per superarla abbiamo scelto ancora una volta di investire massicciamente in formazione, università e imprese”. Tuttavia, aggiunge, “si è detto ma non si è fatto, almeno non abbastanza”. “Perché - sostiene Bianchi- L’Europa non ha creduto in questo progetto: non ha voluto investire in capitale umano. Eppure la recessione lo dimostra: ci vuole più Europa e bisogna ritornare a credere nei principi della strategia di Lisbona per continuare a investire in un sistema universitario internazionale”. Un sistema che “non solo ha accettato una riforma, ma ha anche voluto metterla in atto per creare percorsi universitari coerenti tra loro, e quindi intercambiabili e integrabili, al fine di agevolare la mobilità”. La ricetta di Bianchi guarda oltreconfine. “Serve una proiezione internazionale per creare un sistema di diritto allo studio che sia in grado di rivolgersi non solo ai nostri studenti, ma anche a tutti gli studenti stranieri, perché non c’è università se non c’è una straordinaria mobilità in entrata e in uscita”. In altre parole, occorre “mettere le risorse umane a disposizione di tutta l’Europa”. Patrizio Bianchi ne è convinto. “Ma lo spirito con cui la nostra regione può crescere e far crescere - avverte- presuppone un aspetto che non dobbiamo dimenticare: ovvero che la partecipazione a uno spazio europeo della conoscenza non possa prescindere dalla tutela delle autonomie locali”.
Redazione AlmaLaurea, 27 Maggio 2010