
“Per trovare lavoro oltre ai libri contano anche le capacità personali”. Peter Manu Boateng, 24 anni di Palermo, laureato triennale alla Iulm di Milano non ha dubbi: “Per entrare nel mondo della comunicazione oltre allo studio servono intraprendenza, tenacia e conoscenza dell’inglese”. E’ mettendo sul piatto tutte queste carte che Peter è partito da Brescia per approdare prima a Milano, poi in Estonia con una borsa Erasmus e infine a Londra dove lavora come video assistent per la Sony.
Ti sei iscritto alla Iulm al corso di laurea in Scienze e tecnologie della comunicazione: come mai questa scelta?
“Dopo la maturità tecnica industriale, ho deciso di intraprendere la strada della comunicazione, iscrivendomi alla Iulm, una delle migliori università italiane in questo campo. Sapevo tuttavia che nel nostro paese non sarebbe stato facile trovare un lavoro, soprattutto con la crisi. Il mondo dello spettacolo, della musica o delle televisione sono spazi chiusi e di difficile accesso. Ma la mia passione ha prevalso e ci ho creduto fino in fondo. Era la strada più o meno obbligata per avvicinarmi all’ambito discografico”.
Che cosa si studia durante il corso?
“L’obiettivo è formare operatori dei processi culturali e delle reti comunicative, che sappiano gestire le modifiche che stanno investendo il settore della comunicazione sotto l’impatto delle nuove tecnologie sfruttandone creativamente le possibilità. Gli iscritti maturano competenze linguistiche e informatiche adeguate a comprendere e maneggiare tutte le innovazioni. Si preparano in sintesi professionisti da inserire nelle imprese radiotelevisive, giornalistiche, editoriali e in tutti quegli ambiti dove le nuove tecnologie svolgono un ruolo decisivo. Operatori e funzionari nel campo della cultura, dello spettacolo e dei beni culturali, comunicatori pubblici, ideatori e operatori di eventi comunicativi e sociali”.
Dopo la triennale hai deciso di non proseguire gli studi con la specialistica: come mai?
“Ho preferito mettermi subito a caccia di offerte di stage anche non retribuite per ottenere delle conoscenze più pratiche, spendibili direttamente nel mondo del lavoro. Per questo stesso motivo durante il corso di studi ho trascorso un periodo all’estero con una borsa Erasmus. Sei mesi in Estonia per imparare meglio la lingua inglese e aggiungere al mio profilo delle conoscenze più pratiche. Sapevo anche che le università erano all’avanguardia nel settore della cinematografia e offrivano dei corsi improntati più su attività di laboratorio di quanto non accadesse in Italia. Così ho intrapreso questa esperienza molto utile dal punto di vista non solo formativo ma anche professionale. Ho realizzato varie produzioni che poi allegavo al mio curriculum vitae quando facevo domanda per un posto di lavoro o di stage. Alla fine mi sono laureato a Milano con una tesi sui nuovi modelli di business necessari per risollevare dalla crisi il mercato discografico”.
Dopo hai scelto di cercare lavoro a Londra, perché?
“Ho iniziato a studiare con il sogno di lavorare un giorno nel mondo della musica ma in Italia ho incontrato fin dall’inizio delle enormi difficoltà. Ci sono troppi paletti: non basta il titolo, il fatto che sei bravo, tenace o che conosci le lingue. Insomma, la meritocrazia non conta, ti passano davanti tutti quelli che sono starti bravi a farsi spingere da qualcun altro. C’è poco da fare. A Londra è tutto diverso, qui la competizione è alta ma se vali emergi per quello che sai fare. Arrivi a un colloquio per un posto in una multinazionale anche se non sei figlio di…e non è poco. In Italia non avrei mai avuto le stesse opportunità che ho avuto qui”.
Ora lavori a Londra per conto della Sony, come sei arrivato a fare quello che fai?
“Dopo la laurea mi sono trasferito nella City. Per sei mesi ho inviato candidature, ho fatto stage non pagati e tantissimi colloqui. Poi è arrivata la mia occasione: a giungo del 2009 sono entrato per un tirocinio alla Warner Music, società statunitense tra le principali etichette discografiche del mercato musicale mondiale. Sono rimasto fino a novembre dello stesso anno, poi sono entrato alla CBS Interactive: mi occupavo della vendita di banner pubblicitari. L’ho fatto per alcuni mesi, certo, non era quello per cui avevo studiato, ma imparavo cose nuove che un giorno mi sarebbero servite. Alla fine, sono approdato alla Sony”.
Di che cosa ti occupi?
“Sono un video assisten. Prima di entrare ho ricevuto una formazione ad hoc di tre mesi da parte del team della Sony. Il che mi ha permesso di inserirmi in una realtà mondiale di queste dimensioni senza incontrate grossi problemi. Lavoro nel campo del video downloading, ho come responsabile un manager senior che ha 28 anni e guadagno 2mila paund al mese. Cosa vuol dire? Che a Londra le imprese investono sui giovani meritevoli; che ha 35 anni puoi già ricoprire incarichi di grande responsabilità se sei in gamba. Tutte cose che nel nostro paese non sono possibili. Ecco perché non voglio tornare. Sarebbe inutile: quello che ho fatto qui, studi e esperienze non conterebbero più nulla. E’ scoraggiante ma è così”.
Cosa consigli a chi, laureato come te, è a caccia di occupazione?
“Consiglio di non passare tutta la vita solo sui libri, L’università da sola non basta a garantire un posto di lavoro, oggi più che mai bisogna mettere in campo la propria personalità, sapersi mettere in gioco non dimenticando l’umiltà di chi essendo all’inizio ha ancora tutto da imparare. Bisogna essere tenaci, portare fino in fondo quello in cui si crede. E’ utile tenersi aggiornati, capire bene chi fa chi e che cosa, raccogliere notizie e inviare le proprie candidature non ai responsabili delle risorse ma direttamente ai manager che gestiscono l’area in cui ti piacerebbe lavorare”
La banca dati AlmaLaurea può rappresentare un punto di contatto tra mercato del lavoro e mondo accademico?
“Assolutamente si, può essere un punto d'incontro ma le aziende devono essere più presenti anche con i fatti e dar più possibilità, qualsiasi sia il settore”.
Redazione AlmaLaurea, 5 Luglio 2010