ALMALAUREA NEWS - LAVORO

Una vita per il palcoscenico

Il diploma e la specializzazione in teatro a Roma. Poi la doppia laurea con lode. Chiara Becchimanzi scommette sul suo futuro di attrice

Chiara Becchimanzi, 24 anni, di Latina, ha un solo obiettivo in mente: lavorare nel mondo dello spettacolo. Si è diplomata come attrice alla Scuola internazionale di teatro di Roma, dove ha ottenuto anche il diploma di specializzazione in aiuto regia e sceneggiatura. Ha arricchito il suo percorso formativo studiando all’Università La Sapienza - ha conseguito con lode sia la laurea triennale in Arti e scienze dello spettacolo sia la specialistica in Saperi e tecniche dello spettacolo teatrale, cinematografico, digitale - e partecipando a numerosi stage e seminari di recitazione insieme a importanti artisti italiani e internazionali. Oggi parla inglese, francese, spagnolo e, per esigenze professionali, anche romano, napoletano, pugliese, emiliano, toscano, milanese e siciliano (con le diverse sfumature provinciali di Messina, Catania e Palermo), e continua a coltivare il suo sogno lavorando a progetti teatrali e cinematografici indipendenti.

Perché hai scelto la Scuola di teatro?
“La mia ambizione principale è sempre stata quella di entrare nel mondo del teatro, come attrice o come regista. Per questo ho scelto anche una Facoltà che corrispondesse ai miei interessi e mi aiutasse a realizzare il mio sogno”.

Durante il tuo percorso di studi hai svolto diversi stage. Quali sono stati i più importanti?
“Ho partecipato a un seminario di teatro gestuale organizzato da Isaac Alvarez, un mimo ottantenne che tiene i suoi laboratori in un mulino sulle montagne francesi! È stata un’esperienza importante sia dal punto di vista professionale che da quello umano: ho vissuto in comunità con gli altri partecipanti del corso, condividendo tutto. Un altro stage interessante è stato quello con Mary Setrakian, vocal coach di Nicole Kidman, che mi ha insegnato ad applicare la tecnica del monologo alla canzone. L’ultima esperienza che ho fatto è stato uno stage con i due più famosi trampolieri d’Italia, Paolo Mele e Paola Resurreccion, che mi è servito per recitare in un adattamento de ‘La locandiera’ di Goldoni”.

Quali sono le possibilità professionali per chi vuole diventare attore in Italia?
“Le possibilità sono aleatorie. I progetti aperti ai nuovi attori che escono dalle scuole di teatro non ricevono abbastanza finanziamenti, e spesso gli attori non vengono nemmeno pagati. Restano due alternative: si possono tallonare i registi più conosciuti sperando di ottenere un incarico anche come aiuto regista, oppure ci si può iscrivere a una buona agenzia. Io ho scelto la seconda possibilità e sono riuscita a sostenere sei provini importanti in due anni”.

C’è molta competizione nell’ambiente in cui lavori?
“È difficile ottenere dei ruoli importanti: gli attori esordienti spesso non sono presi in considerazione a causa dei privilegi e delle raccomandazioni o magari semplicemente perché non hanno la faccia giusta al momento giusto, e c’è chi, sebbene abbia meno talento, o abbia studiato di meno, ha la faccia più giusta di te. In fondo il cinema e la televisione vivono di volti. Io continuo a ricercare la qualità e a mandare avanti i progetti artistici in cui credo”.

Hai mai pensato di lavorare all’estero?
“Ho pensato spesso di trasferirmi in Spagna o in Francia perché in questi paesi, diversamente dall’Italia, quello di attore è considerato un mestiere utile alla crescita culturale della società, e i giovani che decidono di tentare questa strada vengono aiutati anche economicamente. Però non sono mai partita perché mi dispiacerebbe lasciare la famiglia e gli affetti, e poi perché amo l’Italia e voglio lavorare qui”.

Hai lavorato anche nel cinema indipendente. Quali differenze hai riscontrato rispetto al teatro?
“Cinema e teatro sono due mondi molto diversi: a teatro tutto si svolge in modo diretto, d’impatto, i personaggi crescono insieme all’attore e si percepisce direttamente l’energia del pubblico. Al cinema invece è tutto più meccanico, non bisogna mai esagerare davanti alla telecamera”.

Adesso cosa fai?
“Al momento mi sto preparando per il Festival internazionale di regia ‘Fantasio Piccoli’, al quale ho partecipato anche l’anno scorso, ricevendo una menzione speciale della giuria. Recentemente ho recitato a teatro in un adattamento di una commedia di Eduardo de Filippo e ho partecipato ad alcuni casting”.

Un consiglio per chi sta ancora studiando?
“Tenere duro e non lasciarsi demoralizzare dai molti no che arrivano inevitabilmente a chi decide di intraprendere questa carriera. So che molti giovani attori finiscono per lavorare a progetti scadenti pur di essere pagati, perciò consiglio di conservarsi sempre uno spazio, magari parallelo al lavoro, per far vivere i progetti artistici davvero di qualità”.

Cosa pensi di AlmaLaurea?
“Lo trovo un servizio molto interessante, ma mi piacerebbe fosse rivolta più attenzione a chi, come me, sceglie un percorso di studi nell’ambito umanistico”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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