ALMALAUREA NEWS - LAVORO

Il volano delle risorse umane

 Incentivi alle imprese per assumere laureati: Claudio Gagliardi, direttore del centro studi Unioncamere, condivide la  proposta di AlmaLaurea

 

“Che la crisi finanziaria internazionale arrivasse ad investire rapidamente anche l’economia reale italiana era prevedibile, ma la sua profondità ed estensione presenta caratteristiche per molti aspetti inediti e quindi gli esiti appaiono veramente incerti. Occorre agire con tempestività non solo sul fronte economico, ma anche su quello sociale per uscirne rafforzati come sistema Paese”. Claudio Gagliardi, direttore del centro studi Unioncamere, è intervenuto al dibattito “Quale capitale umano per uscire dalla crisi?”, in occasione della presentazione dell’XI Rapporto AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati

La documentazione AlmaLaurea testimonia che il 2008 è stato un anno “non facile”, anche se i laureati si sono dimostrati più competitivi. E che i sintomi della crisi sono allarmanti per il 2009: il primo bimestre 2009, rispetto al corrispondente bimestre dell’anno prima, mostra un calo nelle richieste di laureati del 23%. Come commenta questi risultati?
“Il dato rilevato da AlmaLaurea per il 2009 credo debba essere letto soprattutto in un’ottica congiunturale. Il tessuto imprenditoriale del nostro paese si trova ad affrontare un momento estremamente difficile e spesso si tende a rinviare a tempi migliori gli investimenti. Le imprese in questi mesi combattono con portafogli ordine che si accorciano di settimana in settimana, non riescono ancora a vedere la fine del tunnel e di conseguenza mettono un freno anche alle politiche di assunzione. Questo non toglie che siano ben consapevoli del fatto che la trasformazione insita in questa crisi richiede un innalzamento del capitale umano all’interno dell’azienda stessa”.

Come si uscirà dal tunnel?
“E’ prevedibile che nei prossimi mesi ci sarà una accelerazione nella ristrutturazione produttiva  delle imprese. Le imprese più reattive stanno progettando investimenti per portare sul mercato  nuovi prodotti o nuovi servizi. Molte progettano di re-internalizzare fasi di lavorazione prima realizzate all'esterno e questo modificherà in profondità le stesse relazioni tra imprese all’interno della filiera. La selezione in ogni caso sarà dura. Rispetto alle assunzioni, tuttavia, se guardiamo ai piani d’inserimento degli ultimi anni notiamo che anche quando il flusso delle assunzioni si presenta in flessione, la richiesta dei laureati in termini relativi tende a crescere”.

Cosa pensa della proposta di AlmaLaurea al Governo di favorire l’accesso al credito, ma anche alle risorse umane formatesi all’Università?
“E’ una proposta importante dal punto di vista politico, perché aiuta a focalizzare l’attenzione sul fatto che le imprese impegnate ad affrontare e superare la crisi non possano che investire sul capitale umano: la prima risorsa attraverso la quale fare innovazione ed efficienza per raggiungere quel livello di competitività  necessario per affrontare il mercato nell’attuale fase di recessione e, soprattutto, nel momento in cui riprenderà la domanda globale. La proposta va esaminata a fondo, però, nei suoi aspetti tecnici. Soprattutto per evitare le classiche distorsioni. In passato sono stati concessi degli incentivi alle assunzioni, o comunque sostegni pubblici di varia natura alle imprese che in alcuni casi hanno determinato  modificazioni non  positive delle condizioni di mercato”.

Come si orientano le imprese rispetto alle lauree di primo livello e specialistiche?
“La laurea di primo livello comincia adesso a penetrare nella cultura delle imprese perché è un ciclo di studi recente e, di conseguenza, perché chi assume deve ancora comprendere bene quali sono le competenze collegate a questo tipo di percorso. Ad oggi sembra che, nella domanda delle imprese che monitoriamo regolarmente attraverso le indagini Excelsior, prevalga ancora la scelta della laurea di secondo livello; ma c’è una quota importante, quasi un terzo delle richieste dei laureati, che riguarda indifferentemente l’uno o l’altro percorso. Un problema più rilevante sembra presentarsi per chi prosegue oltre il secondo livello, come hanno dimostrato anche le indagini di AlmaLaurea: un prolungamento eccessivo della formazione può comportare nell’approccio con l’impresa delle difficoltà. I corsi post laurea, i master, le specializzazioni molto accentuate sono richiesti dalle imprese soltanto in un numero limitato di casi”.

Rimangono penalizzate ancora di più le donne.
“L’innalzamento del tasso di occupazione richiesto per il raggiungimento degli obiettivi di Lisbona riguarda prima di tutto la quota di lavoro femminile. Credo che questa fase in cui le aziende sono impegnate a riorganizzarsi, a massimizzare le relazioni con i clienti, a fare innovazione per ampliare la gamma e la qualità dei  prodotti, possa coincidere anche con un maggior ricorso alle donne laureate ”. 

Differenze di genere, ma anche differenze territoriali che resistono. Questo momento può essere favorevole per agire anche su questo fronte?
“La divaricazione socio-economica tra Nord e Sud purtroppo in questi anni si è fatta più profonda e le politiche di coesione messe in atto hanno registrato scarsi risultati. La crisi può rappresentare anche un’occasione di ripensamento complessivo del modello di sviluppo e per questo è un’opportunità importante di cambiamento anche per il mezzogiorno. Se il nostro paese vuole tornare a crescere deve ricominciare ad investire nel sud: investire in buona amministrazione, sicurezza, infrastrutture e, soprattutto, nelle risorse umane”.

 

 


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