
Denis De Bianchi di Legnano, provincia di Verona, ha 32 anni e il curriculum ideale di un lavoratore moderno: nel 2004 si è laureato in medicina a Padova, dove poi ha conseguito un diploma alla Scuola di specializzazione in Anestesiologia e un master in Terapia Antalgica e cure palliative. Parla quattro lingue straniere e ha già svolto due esperienze all’estero, in Svezia per l’Erasmus e in Olanda per un periodo di lavoro in un ospedale di Amsterdam. Oggi fa l’anestesista al Policlinico di Padova, ma ha deciso di partire ancora: destinazione Los Angeles. “Per migliorarmi devo cimentarmi con l’eccellenza, ma poi voglio tornare”.
Tante esperienze all’estero non sono comuni per uno studente di Medicina. Quali motivi ti hanno spinto a partire?
“La prima volta sono partito per vedere come funzionavano le cose all’estero. Non è stato tanto per migliorare dal punto di vista scolastico, semmai per il fatto che affrontare il tuo solito mondo attraverso una lingua diversa è come scoprirne uno totalmente nuovo. E questo non può che portare a crescere come persona”.
Quali differenze hai notato tra l’Italia e la Svezia?
“Là la selezione è fortissima, impensabile da noi: a Uppsala, che è una sede universitaria molto importante, eravamo 15 studenti svedesi e 5 stranieri, a Padova in 200. In Svezia si è molto più seguiti: non si punta ai voti, ma a raggiungere degli obiettivi. Viene incoraggiata la ricerca, si assegnano progetti, gli studenti vengono spinti a scrivere pubblicazioni. Ed è innegabile che nell’università vengano investiti molti più soldi, con cui si pagano servizi che qua in Italia non abbiamo”.
Poi l’Olanda. Come ti sei trovato? Che compiti hai svolto?
“Mi occupavo di terapia del dolore. In Olanda il primo scoglio è stato sicuramente l’impatto linguistico. Finché si rimane in un ambiente universitario si può sopravvivere anche solo con l’inglese, pure con quello mediamente scarso di un italiano. Quando invece si lavora a contatto con il pubblico, bisogna per forza sapersi esprimere. Il sistema sanitario in Olanda è strano, semipubblico, e ad alcune eccellenze come Amsterdam o Groningen si contrappongono tanti centri di bassa qualità. Ma l’Olanda è piccola e gli olandesi sono pochi, non è difficile rivolgersi ai luoghi di cura migliori in caso di necessità”.
Dopo la laurea ti sei prima specializzato in Anestesiologia e rianimazione e poi hai conseguito un master in Terapia antalgica e cure palliative. Sono stati utili per il lavoro?
“Mi sono decisamente serviti. Sono stati corsi superprofessionalizzanti, direi pure fondamentali. Specialmente per quanto riguarda la scuola di specializzazione, la sensazione è quella di essere fin da subito immersi nella mischia, anche se sempre sotto l'occhio vigile di chi ha esperienza. Drastico, ma sicuramente utile per imparare”.
E cosa fai ora?
“Mi occupo di anestesia al Policlinico di Padova, adottato e aiutato dai colleghi più anziani. Ma a breve partirò per Los Angeles: non scappo, semmai mi prendo la responsabilità di migliorarmi, per poi tornare e dare il mio contributo per migliorare”.
Che giudizio puoi dare sull’università italiana?
“L’università, almeno per quanto riguarda Medicina o le altre facoltà di ambito sanitario, spesso mi dà l'idea di essere statica, condensata, praticamente coagulata su alcuni nuclei di eccellenza, con un profilo internazionale di livello medio-basso negli altri centri. Parlano di baronati nell’università: mi sembra piuttosto che ormai l’obiettivo non sia più tendere all’alta nobiltà accademica, quanto ambire al ruolo di valvassino che rifulge di luce riflessa”.
La tua opinione sulla sanità in Italia?
“In Italia siamo fortunati in alcune zone. In Veneto, Toscana, Umbria, Lombardia o Emilia abbiamo una sanità che funziona, e che soprattutto è pubblica. Per il resto la cronaca parla spesso da sé…”.
Cosa ne pensi di AlmaLaurea?
“È un servizio sicuramente utilissimo dal punto di vista statistico: una banca dati così grande, che raccoglie tutti i giovani laureati, non può che aiutare a capire molto sul nostro Paese. Ma per quanto riguarda il resto, i percorsi di assunzione, ricerca, anche solo i contatti, non passano di certo da AlmaLaurea…”.
Redazione AlmaLaurea, 15 Giugno 2010