Gli studi e le prospettive dopo la laurea dei laureati in Scienze della Comunicazione
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I laureati in Scienze della Comunicazione si laureano in tempi brevi, con ottimi voti, conoscono bene l’inglese e hanno buona padronanza degli strumenti informatici. E dopo la laurea si inseriscono facilmente nel mercato del lavoro. È questo, in sintesi, il ritratto dei laureati in Scienze della Comunicazione che emerge dalle nuove indagini di AlmaLaurea. Una fotografia che riguarda i laureati dal '99 al 2003 e che quindi richiede una riflessione cauta e non priva di interrogativi sul futuro. Bisognerà infatti verificare se, e in che misura, il mercato del lavoro italiano sarà in grado di rispondere positivamente in futuro ai nuovi iscritti che negli ultimi anni si sono moltiplicati.
La nuova ricerca è stata presentata al Com-Pa di Bologna il 4 novembre 2005 in occasione del terzo incontro nazionale degli studenti e dei docenti di Scienze della comunicazione. L'indagine del Consorzio interuniversitario, a cui aderiscono 43 Atenei italiani, presenta la nuova ricerca che ha coinvolto quasi cinquemila laureati in Scienze della comunicazione di cui 2.921 di primo livello. Sono i dottori del 2004 di 24 Atenei e rappresentano i due terzi di tutti i laureati di Scienze della Comunicazione. Per la prima volta in modo approfondito l'indagine presenterà il profilo dei dottori triennali che sono più numerosi di quelli pre-riforma. Ecco in sintesi i risultati.
Il profilo dei laureati in Scienze della Comunicazione.
Rispetto al complesso dei laureati, i dottori in Scienze della Comunicazione provengono da famiglie culturalmente più elevate: il 38% dei laureati pre-riforma e il 30% dei triennali ha almeno un genitore laureato. Oltre alla Maturità scientifica e classica, che prevalgono anche rispetto alla media nazionale, i dottori in Scienze della comunicazione si presentano al primo anno di Università con un background scolastico migliore del complesso dei laureati. Il voto di maturità (espresso per tutti in sessantesimi) è 50,9 per i laureati pre-riforma, 50,5 per i post-riforma.
Migliori sono poi le performance negli studi universitari: la laurea arriva a 25,5 anni per i laureati pre-riforma (contro una media di 27,8) e a 23,6 per i laureati di primo livello (contro una media di 26,2). Ed elevata è la percentuale di chi frequenta almeno i tre quarti dei corsi.
Nei laureati di primo livello aumenta la quota di chi svolge tirocini e stage durante gli studi: è il 60% contro il 34% dei laureati pre-riforma.
Per gli studi all'estero, a Scienze della Comunicazione le esperienze sono molto più diffuse tra i laureati del vecchio ordinamento (25%) piuttosto che del nuovo (10%), una tendenza riscontrata anche nelle generalità delle lauree di primo livello. In questo quadro, comunque, è da rilevare che per i laureati pre-riforma la percentuale di chi studia all’estero è quasi doppia rispetto ai laureati degli altri gruppi disciplinari.
Rispetto al complesso dei laureati, i dottori in Scienze della Comunicazione, sia pre che post riforma, hanno in misura maggiore esperienze di lavoro durante gli studi e si dichiarano complessivamente soddisfatti del corso di studi (oltre l'80%).
Il lavoro dopo la laurea
La ricerca sulla condizione occupazionale prende in esame i laureati pre-riforma. Ed utilizza il tasso di occupazione secondo la definizione Istat delle Forze lavoro, che considera occupato anche chi svolge attività di formazione retribuita. A un anno dalla laurea lavorano 72 laureati su cento. A tre anni la percentuale sale al 91% e a cinque al 95%: si può dunque parlare di piena occupazione. Il lavoro c’è, ma di che tipo? La transizione verso la stabilità è un processo che si realizza nel medio termine. Nella fase iniziale il lavoro è prevalentemente atipico: a un anno il 67% dei laureati occupati ha un lavoro atipico contro il 24% di chi ha invece un lavoro stabile. A cinque anni dalla laurea il lavoro stabile cresce (72%) raggiungendo un valore analogo alla media nazionale.
Mentre per altri percorsi di laurea gli sbocchi professionali sono più definiti, non è così per i laureati di Scienze della Comunicazione. L’80% dei laureati, a cinque anni dal conseguimento del titolo, sono occupati in nove rami di attività economica: tra questi - sebbene i numeri presi in esame siano esigui - prevalgono i rami Pubblicità, Commercio, Istruzione e Pubblica amministrazione.
Il guadagno mensile netto è in linea con la media nazionale dei laureati: a un anno è di 922 euro. A tre anni il guadagno sale a 1.133 euro. A cinque anni si arriva a 1.331 euro, un valore decisamente superiore a quello del complesso dei laureati.

