Condizione Occupazionale dei Laureati 1997
ad un anno dalla laurea
PRESENTAZIONE
di Andrea Cammelli
L’indagine sulla condizione occupazionale dei laureati di nove università italiane ad un anno dalla conclusione degli studi è uno dei risultati più rilevanti ottenuti con l’avvio del Progetto AlmaLaurea(1). Un Progetto, un disegno organico ed una proposta di collaborazione rivolti da qualche anno all’intero sistema universitario nazionale e seguiti con un crescente interesse. È sembrato dunque non solo opportuno ma necessario richiamare gli obiettivi generali del Progetto stesso, così come premettere un dettagliato ed aggiornato, oltreché inedito, identikitdel laureato italiano, capace di restituire il profilo e le principali caratteristiche dei quasi 8mila laureati che hanno completato gli studi fra maggio e luglio 1998 nei 13 atenei che, dopo avervi aderito, sono già presenti in AlmaLaurea(2).
D’altronde una maggiore conoscenza delle caratteristiche del prodotto finito dell’università, sia pure appartenente ad una generazione diversa da quella osservata nel monitoraggio sugli sbocchi occupazionali, non può che facilitare e rendere più ponderata la lettura e l’interpretazione della documentazione presentata, sottraendola quantomeno alle più banali distorsioni. Il prodotto finito-laureato si sottrae infatti a facili standardizzazioni ed è molto più disomogeneo di quanto si sia portati a ritenere, risultando caratterizzato da una articolazione e da una variabilità spesso sorprendenti.
Si pensi ad esempio all’origine socio-economica, che vede oltre un quinto dei laureati in Medicina e Chirurgia provenire da famiglie con ambedue i genitori laureati, condizione che invece riguarda un solo laureato su cento a Lingue e Letterature straniere; oppure alla diversa diffusione/possibilità di lavoro stabile durante gli studi, appena presente a Medicina veterinaria, dove riguarda due laureati su cento, ma piuttosto rilevante tra i laureati di Scienze della Formazione/Magistero (poco meno di un quarto di loro aveva un lavoro stabile durante gli studi); si noti, ancora, l’amplissima variabilità che contraddistingue la durata degli studi (che per i laureati in Agraria giunge a sfiorare il doppio del tempo previsto dall’ordinamento, mentre per quelli in Medicina e Chirurgia è di poco superiore alla durata ufficiale) e l’intenzione/necessità di proseguire gli studi/completare la formazione (dichiarata da un terzo dei laureati in Ingegneria e, all’estremo opposto, da 96 laureati su cento in Psicologia).
Quelli presentati costituiscono soltanto i primi risultati dell’indagine avviata, e ciò per tre ben precisi motivi. Prima di tutto per la necessità di completare la rilevazione anche per l’ateneo ferrarese associatosi in ritardo all’iniziativa. Più in generale perché le modalità e l’accuratezza con cui l’indagine è stata progettata (intervista telefonica più intervista postale ai laureati non reperiti telefonicamente) assicureranno un livello di partecipazione ed un tasso di risposta finale ancora più elevati di quelli, peraltro già consistentissimi, ottenuti al termine delle interviste telefoniche. Ad un mese dalla presentazione dei primi risultati (avvenuta il 16 dicembre 1998) il tasso di risposta è infatti già lievitato di oltre 7 punti percentuali, raggiungendo l’86 per cento dell’intero collettivo indagato, e comunque non scendendo mai al di sotto dell’80 per cento nelle sedi coinvolte, senza peraltro apportare apprezzabili modificazioni ai risultati finali (il che è sicuramente interessante, a fronte dell’ipotesi che le non risposte potessero essere elemento di distorsione). Ma a caratterizzare questi come i primi risultati non è solo la diversa consistenza della documentazione che alla fine si renderà disponibile: infatti un apposito Gruppo di lavoro costituito fra i 9 atenei direttamente coinvolti procederà in tempi ragionevoli, ma necessariamente più lunghi, ad approfondire l’indagine. Utilizzando in modo integrato la documentazione risultante dall’intervista (telefonica o postale) e la documentazione già disponibile nella banca dati AlmaLaurea, il Gruppo di lavoro proseguirà lo studio avviato analizzando, tra l’altro, le caratteristiche strutturali della popolazione indagata, i modi e i tempi di ingresso nel mercato del lavoro, i percorsi formativi intrapresi dopo la laurea, i motivi del mancato inserimento nel mondo del lavoro, la relazione fra riuscita negli studi e sbocchi occupazionali, l’efficacia degli studi compiuti, e provvederà alla stesura del Rapporto di ricerca conclusivo.
Fino a quel momento, dunque, trarre dalla pur ricca documentazione prodotta conclusioni circa il primato di una facoltà o di un ateneo, risulterebbe ingiustificato oltreché erroneo.
Ma il rinvio per un’analisi più approfondita al Rapporto finale, nulla toglie al significato e alla portata del risultato più rilevante già acquisito con queste prime elaborazioni: ad un anno dalla conclusione degli studi universitari quasi 53 laureati su cento risultano occupati (e solo 27 su cento non lavorano e cercano). Un risultato sicuramente positivo (anche se solo parzialmente apprezzabile vista l’impossibilità di un confronto per la mancanza di validi termini di paragone: l’unico proponibile sarebbe quello con l’indagine ISTAT sui laureati 1992 a tre anni dalla laurea), che contraddice abbondantemente luoghi comuni che con insistenza (e purtroppo qualche volta con accreditamenti autorevoli degni di miglior causa) continuano ad affermare l’equazione laurea = disoccupazione. Tale giudizio è ancor più positivo se si tiene conto che il livello occupazionale aumenta sensibilmente (fino a superare complessivamente il 60 per cento) tralasciando, per esempio, i laureati di Medicina e Chirurgia e Giurisprudenza per i quali è pressoché obbligatoria la prosecuzione della propria formazione.
Confortanti elementi di conferma si ricavano dai risultati dell’indagine condotta a due anni dalla conclusione degli studi, sia pure limitatamente ai laureati dell’Università di Bologna; in questa realtà, infatti, il tasso di occupazione nell’intervallo fra primo e secondo anno dall’acquisizione del titolo ha guadagnato 20 punti percentuali, raggiungendo il 70 per cento del collettivo indagato (e contenendo attorno al 13 per cento la quota dei laureati che non lavorano e cercano). Gli stessi indicatori ottenuti con riferimento ai Diplomati Universitari del sistema universitario emiliano-romagnolo risultano estremamente incoraggianti.
Com’era da attendersi, pur con qualche interessante sorpresa, la situazione risulta ampiamente diversificata, tra l’altro, a seconda degli studi intrapresi (anche a causa della differente caratterizzazione per genere delle facoltà e della maggiore o minore diffusione di una precedente occupazione) e della regione di residenza (e quindi del diverso dinamismo dei mercati del lavoro locali). Si consideri, per esempio, che un rapporto di lavoro stabile dipendente riguarda quasi 30 laureati occupati su cento, ma meno del 5 per cento dei veterinari e oltre il 48 per cento dei laureati in Scienze della Formazione/Magistero; un rapporto di lavoro stabile autonomo (che coinvolge 23 laureati che lavorano su cento) è invece rarissimo fra i laureati in Lingue e Letterature straniere (4,2 per cento) ma costituisce praticamente la regola per i laureati in Medicina veterinaria (81 per cento). Anche la relazione tra voto di laurea e tasso di occupazione è tutt’altro che univoca; infatti risulta sostanzialmente positiva nelle facoltà di Lettere e Filosofia, Scienze della Formazione/Magistero, Scienze politiche ed Economia, mentre si evidenzia una relazione inversa soprattutto nelle facoltà di Medicina e Chirurgia, Farmacia, Scienze, Ingegneria. Ugualmente diversificata risulta la valutazione dell’efficacia della laurea espressa dai laureati delle differenti facoltà. Tutti aspetti, questi, che concorreranno a spiegare il perché delle differenze e a definire la qualità dell’occupazione ma che in ogni caso non modificano il dato dimensionale che complessivamente risulta assai migliore di quanto non fosse generalmente ritenuto.
La documentazione qui presentata riguarda:
A. I PRINCIPALI OBIETTIVI DEL PROGETTO ALMALAUREA
Avviato sperimentalmente nel 1993 dall’Università di Bologna attraverso il suo Osservatorio Statistico, ed esteso successivamente ad un crescente numero di atenei italiani grazie anche all’appoggio della Conferenza dei Rettori ed al sostegno del MURST, il Progetto ALMALAUREA si è posto gli obiettivi di:
- analizzare l’efficacia interna delle strutture formative universitarie attraverso apposite indagini;
- favorire l’inserimento nel mondo del lavoro dei giovani laureati/diplomati attraverso la banca dati denominata ALMALAUREA;
- analizzare l’efficacia esterna delle proposte formative degli atenei attraverso il sistematico monitoraggio degli sbocchi occupazionali dei laureati/diplomati;
- implementare la banca dati ALMALAUREA procedendo all’aggiornamento progressivo del curriculum formativo e professionale dei laureati/diplomati;
- estendere il Progetto ALMALAUREA a livello europeo.
B. IL PROFILO DEL LAUREATO 1998
Si tratta delle principali caratteristiche, rilevate attraverso ALMALAUREA, dei 7.727 laureati nella sessione estiva 1998 delle Università di Bologna, Catania, Chieti, Ferrara, Firenze, Messina, Modena, Molise, Parma, Trento, Trieste, Udine e Venezia.
Per ciascuna delle variabili presentate sono indicati: il valore accertato per il complesso della popolazione universitaria osservata; i valori minimo e massimo con l’indicazione delle facoltà presso le quali quei valori sono stati registrati. Le facoltà esaminate sono quelle che hanno avuto, nell’arco di tempo esaminato, almeno 50 laureati.
Analoghe elaborazioni sono state realizzate con riferimento ai laureati di ciascun ateneo e consegnate ai rispettivi Rettori.
C. PRIMI RISULTATI DELLE INDAGINI SULLA CONDIZIONE OCCUPAZIONALE DEI LAUREATI
Si tratta:
- dei laureati della sessione estiva 1997 intervistati telefonicamente ad un anno dal conseguimento del titolo. L’indagine ha riguardato tutti i 7.043 laureati (giugno-luglio) delle Università di Bologna, Catania, Ferrara (indagine ancora in corso), Firenze, Messina, Modena, Parma, Udine, Trieste: tasso di risposta 79 per cento;
- di tutti i laureati della sessione estiva 1996 dell’Università di Bologna (2.276), intervistati telefonicamente a due anni dal conseguimento del titolo: tasso di risposta 79,5 per cento.
D. I RISULTATI DELL’INDAGINE SULLA CONDIZIONE OCCUPAZIONALE DEI DIPLOMATI (DIPLOMI UNIVERSITARI)
L’indagine, condotta dall’Osservatorio Statistico dell’Università di Bologna per conto dell’Assessorato al Lavoro, Formazione, Scuola, Università della Regione Emilia Romagna(3), ha riguardato:
- tutti i 498 diplomati del periodo aprile ‘95-luglio ‘96 delle Università di Bologna, Ferrara, Modena e Parma intervistati telefonicamente (settembre 1997) ad almeno un anno dal conseguimento del titolo: tasso di risposta 81,5 per cento;
- tutti i 498 diplomati del periodo aprile ‘95-luglio ‘96 delle Università di Bologna, Ferrara, Modena e Parma intervistati telefonicamente (settembre 1998) ad almeno due anni dal conseguimento del titolo: tasso di risposta 84,9 per cento;
- tutti i 562 diplomati del periodo settembre ‘96-luglio ‘97 delle Università di Bologna, Ferrara, Modena e Parma intervistati telefonicamente (settembre 1998) ad almeno un anno dal conseguimento del titolo: tasso di risposta 88,8 per cento.
PER UNA CORRETTA LETTURA DELLA DOCUMENTAZIONE
La corretta interpretazione dei valori del tasso di occupazione deve tener conto di numerose variabili che concorrono a determinarlo (e che verranno approfondite dal Gruppo di lavoro). Si tratta delle differenti caratteristiche strutturali della popolazione osservata quali ad esempio il sesso, l’età, il tipo di maturità conseguita, la regolarità negli studi (aspetti che il Profilo del laureato evidenzia), della differente capacità attrattiva dei mercati del lavoro locali e regionali (si vedano i risultati ottenuti classificando i laureati per regione di residenza, indipendentemente dalla sede degli studi, cfr. Tasso di occupazione per residenza).
Come già sottolineato, si deve tenere presente che, ad un anno dalla laurea, la condizione occupazionale non può che risultare particolarmente ridotta per i laureati delle facoltà che prevedono, conclusi gli studi, la frequenza di scuole di specializzazione, tirocini, ecc. (per esempio Medicina e Chirurgia, Giurisprudenza, Psicologia). Ciò naturalmente influenzerà, riducendolo, anche il risultato complessivo per singolo ateneo (si veda l’effetto che sulla consistenza dell’occupazione complessiva viene esercitato dal peso dei laureati in Medicina e Chirurgia e Giurisprudenza - Tasso di occupazione: peso delle facoltà di Medicina e Chirurgia e Giurisprudenza). Occorre quindi considerare con attenzione anche il dato relativo ai laureati che non lavorano ma non cercano e le motivazioni della non ricerca (cfr. Condizione occupazionale ad un anno dalla laurea).
Considerazioni analoghe debbono essere tenute presenti nella valutazione dei laureati che non lavorano ma cercano (quelli che impropriamente, con estrema semplificazione, potrebbero essere definiti come disoccupati); anch’essi, in parte ed in misura diversamente apprezzabile a seconda della facoltà di laurea, impegnati in attività di ulteriore qualificazione o nel servizio di leva (cfr. Laureati non occupati in cerca di lavoro).
Ulteriore aspetto di non secondario rilievo riguarda l’ampiezza, ed il differenziale fra facoltà, di quanti lavorano proseguendo un’attività iniziata prima di laurearsi (cfr. Laureati occupati: proseguimento di un’attività iniziata prima della laurea).
Lo stesso tentativo di valutare l’efficacia della laurea, nella percezione - dichiarata dall’intervistato - circa il grado di necessità del titolo acquisito ai fini dell’attività lavorativa svolta ed il livello di utilizzazione delle competenze acquisite con gli studi universitari, deve essere visto tenendo presente, fra l’altro, il breve periodo di esperienza lavorativa, l’eventuale proseguimento dell’attività già svolta, il diverso peso attribuito al titolo di studio nel settore pubblico rispetto a quello privato.
NOTE:
(1)
L’indagine si è avvalsa dell’esperienza maturata nel corso di
alcune sperimentazioni circoscritte alla realtà bolognese. Si vedano
i Rapporti di Università di Bologna - Osservatorio Statistico: La
condizione occupazionale dei laureati e diplomati del polo romagnolo. Risultati
dell’indagine telefonica, marzo 1997; Laureati e condizione occupazionale
ad un anno dalla laurea. Indagine telefonica sui laureati della sessione
autunnale 1995 nell’Università di Bologna, giugno 1997; Condizione
occupazionale dei laureati dell’Università di Bologna ad un anno
dalla laurea. Indagine telefonica sui laureati della sessione estiva 1996;
Condizione occupazionale dei laureati e diplomati del polo romagnolo
a uno e a due anni dal conseguimento del titolo, maggio 1998.
(2)
Un analogo Profilo dei laureati e dei diplomati, più scarno
per numero di variabili osservate ma esteso agli oltre 50mila laureati
ed ai 2900 diplomati inseriti in ALMALAUREA fra il primo gennaio 1996 e
il 30 aprile 1998 è presente in: A. Cammelli, Aspetti del processo
di universitarizzazione: 1990-1995, in Accademia Nazionale dei Lincei,
L’Università in Italia. Appunti per un convegno, Roma, luglio
1998.
(3)
Università degli Studi di Bologna - Osservatorio Statistico,
Regione Emilia Romagna - Assessorato al Lavoro, Formazione, Scuola, Università,
Diplomi universitari in Emilia Romagna, marzo 1998 e successivo
Aggiornamento (dicembre 1998).

