CONDIZIONE OCCUPAZIONALE DEI LAUREATI
Indagine 2000
PRESENTAZIONE
di Andrea Cammelli
CARATTERISTICHE DELL’INDAGINE
1. TERZA INDAGINE A CARATTERE NAZIONALE
L’indagine annuale sulla condizione occupazionale dei laureati
delle università aderenti ad AlmaLaurea[1]
è giunta al terzo appuntamento.
2. GLI ATENEI ADERENTI
Dopo la positiva
esperienza degli anni passati, nell’autunno 2000 l’indagine è stata estesa a 18 atenei
(comprendendo così anche le tre università piemontesi, e quelle di Siena e
Roma-Lumsa) ed ha compiuto un salto qualitativamente rilevante indagando i
percorsi e le caratteristiche dell’accesso al lavoro ad uno, a due ed a tre
anni dalla conclusione degli studi.
3. TRENTAMILA LAUREATI INTERVISTATI
Grazie all’intesa
fra gli atenei (che hanno anche sostenuto parte dei costi) ed al contributo del
Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica, in
complesso l’indagine ha coinvolto quasi 29mila laureati: oltre 13mila ad un
anno dal conclusione degli studi, circa 8500 a due anni e 7mila a tre anni.
I laureati dell’anno solare 1999 degli atenei
coinvolti nell’indagine rappresentano il 31,4 per cento dei laureati italiani.
4. ECCEZIONALE
TASSO DI RISPOSTA: 86 PER CENTO DEGLI INTERVISTATI
L’interesse che
l’indagine ha riscosso fra i laureati, e la cura con cui la stessa è stata
condotta dall’Osservatorio Statistico dell’Università di Bologna per conto del
Consorzio AlmaLaurea, sono
testimoniati dalle elevate percentuali di rispondenti; eccezionalmente elevate
anche per indagini di questo tipo. La ricerca ha previsto la combinazione della
rilevazione telefonica con quella postale: a tutte le persone che non è stato
possibile intervistare telefonicamente è stata infatti inviata la versione
postale del questionario.
Ad un anno dalla
conclusione degli studi hanno risposto 86 laureati su cento; 83 su cento dopo
due anni; ancora 79 su cento a tre anni dall’acquisizione del titolo. I livelli
di partecipazione raggiunti rendono particolarmente attendibili i risultati
dell’indagine.
L’indagine consente un primo,
parziale, confronto circa gli esiti occupazionali di tre successive generazioni
di laureati, quelle del 1997, del 1998 e del 1999; l’esame cioè, sia pur
limitato, delle tendenze più recenti del mercato del lavoro.
RISULTATI PRINCIPALI
LA CONSISTENZA DELL’OCCUPAZIONE
5. OCCUPAZIONE: UNA DEFINIZIONE RESTRITTIVA
L’indagine AlmaLaurea, assumendo la stessa definizione di occupato adottata
dell’ISTAT per l’indagine sulla condizione occupazionale dei laureati, ha
adottato una definizione restrittiva perchè esclude i laureati che hanno
dichiarato di essere impegnati in attività di qualificazione retribuite quali
tirocinio, praticantato, specializzazione, dottorato di ricerca, borsa di
studio.
L’adozione
di una definizione meno restrittiva si tradurrebbe nell’aumento del tasso di
occupazione di 10-11 punti percentuali.
6. MIGLIORA LA QUOTA DI OCCUPATI AD UN ANNO DALLA CONCLUSIONE DEGLI
STUDI: DAL 52,5 PER CENTO LAUREATI DEL 1997, A 60 PER CENTO LAUREATI NEL 1999
Fra i laureati del 1997 la quota
di occupati ad un anno dalla laurea era stata di 52,5; era salita a 56 per
cento fra i laureati del 1998; i laureati della generazione più recente, quelli
del 1999, ad un anno dalla laurea evidenziano un tasso di occupazione pari ad
oltre il 60 per cento: lievemente più elevato per i maschi (61,8 per cento)
rispetto alle femmine (58,8 per cento).
7. MIGLIORA SENSIBILMENTE LA QUOTA DEGLI OCCUPATI:
DA 52,5 PER CENTO DOPO UN ANNO A 73 PER CENTO DOPO TRE ANNI
A tre anni dalla laurea gli
occupati, da 52,5 per cento che erano, sono cresciuti di oltre venti punti
percentuali raggiungendo quota 73 per cento. Un valore questo accertato
nell’indagine AlmaLaurea, di
quasi un punto e mezzo superiore al tasso di occupazione riscontrato dall’ISTAT
fra i laureati del 1995 a tre anni dalla laurea.
8. DEI 40 LAUREATI SU CENTO CHE NON LAVORANO, META’ NON CERCA LAVORO
PERCHE’...
Fra quanti non lavorano, una
quota consistente in realtà il lavoro non lo cerca perchè ancora impegnato in attività
di formazione (77 per cento); attività praticamente indispensabili
soprattutto per i medici (che debbono proseguire nella specializzazione), e per
i laureati in legge (obbligati ad una attività di tirocinio e praticantato).
Altri 8 (su cento) non lavorano e non cercano perchè impegnati nel servizio
di leva; 7 (su cento) perchè in attesa di iniziare un lavoro già
ottenuto.
9. L’OCCUPAZIONE PER GRUPPI DI CORSI DI LAUREA
Ad un anno dall’acquisizione del
titolo l’occupazione è molto diversificata per gruppi di corsi di laurea: dal
77 per cento degli ingegneri, al 34 per cento dei laureati in legge,
al 24 per cento dei neo-dottori in medicina (impegnati nel tirocinio e
praticantato i primi; in gran numero nella specializzazione i secondi).
Studi tradizionalmente ritenuti
"deboli" sul fronte del mercato del lavoro mostrano, al contrario, una indubbia
vitalità: si veda, fra gli altri, l’ottima percentuale di occupati fra i
laureati dei corsi di laurea del gruppo Politico-sociale (74 su cento).
Risultato, quest’ultimo, parzialmente ridimensionato alla luce dei modesti
valori rilevati circa l’efficacia
della laurea (vedi paragrafo 14.).
LA PORTATA DELLA DISOCCUPAZIONE AD UN ANNO DALLA LAUREA
10. DEI 40 LAUREATI SU CENTO CHE, AD UN ANNO DALLA LAUREA, NON SONO
OCCUPATI, META’ NON CERCA LAVORO; GLI ALTRI LO CERCANO MA SOLO POCO PIU’ DELLA
META’ DI ESSI PUO’ DEFINIRSI DISOCCUPATA = 14,3%
Come si è detto, ad un anno
dall’acquisizione del titolo 60 laureati su cento sono occupati. Gli altri 40
sono dunque disoccupati? Metà di loro sicuramente NO; si è già visto infatti
(cfr. punto 8.) che questi il lavoro non lo cercano nemmeno in quanto impegnati
in ulteriori attività di formazione (pressochè obbligatorie), nel servizio di
leva, oppure in attesa di prendere servizio.
Ma anche fra i non occupati che dichiarano di cercare lavoro (20 per cento
complessivamente), la percentuale di disoccupati in senso stretto supera di
poco la metà. Infatti assumendo la definizione Istat per l’indagine sulle forze
di lavoro, non possono essere considerati disoccupati coloro non hanno cercato
lavoro nelle ultime 4 settimane, oppure coloro che non sarebbero disponibili ad
iniziarlo nelle due settimane successive all’indagine.
In conclusione: ad un anno dalla laurea risultano
disoccupati 14,3 laureati su cento.
LA QUALITA’ DELL’OCCUPAZIONE AD UN ANNO DALLA LAUREA
11. TIPOLOGIA DELL’OCCUPAZIONE PER IL COMPLESSO DEI LAUREATI
Fra i laureati che lavorano
-
poco meno di 39 su cento hanno un lavoro stabile (28
hanno un contratto a tempo determinato,
11 un lavoro autonomo);
-
41 su cento svolgono uno dei c.d. lavori atipici (25
hanno un contratto di collaborazione,
12,6 un contratto a tempo determinato,
3 svolgono altri lavori atipici);
-
poco più di 15 su cento hanno contratti di formazione lavoro (o apprendistato)
12. TIPOLOGIA DELL’OCCUPAZIONE PER GENERE
Il lavoro stabile riguarda
45 laureati maschi su cento, e solo 34 laureate; esattamente il contrario di
quanto avviene nel lavoro atipico che, invece, riguarda 45 laureate su
cento e 34 laureati.
Il contratto a tempo parziale,
fra gli occupati alle dipendenze, riguarda il 6 per cento dei maschi e quasi il
16 per cento delle femmine.
13. DOVE LAVORANO I LAUREATI
Sono stati presi in esame i
settori di attività di almeno il 70 per cento dei laureati occupati di ogni
gruppo di corso di laurea, ad un anno dalla conclusione degli studi. A parte i
laureati del gruppo medico concentrati in un solo settore di attività
(90 laureati in medicina su cento nel settore sanitario), tutte le altre lauree
offrono un ventaglio più o meno ampio di opportunità.
Più limitato per i laureati in architettura
(65 su cento impegnati nelle costruzioni e installazione impianti, 6 per cento
nel commercio); più ampio per i neo-dottori dei corsi di laurea dell’insegnamento
(45 per cento impegnati nel settore dell’istruzione, 21 in altri servizi
sociali, 7 nella pubblica amministrazione), scientifico (40 per cento
informatica, 23 per cento istruzione, 7 per cento in elettronica), chimico-farmaceutico
(39 per cento commercio, 25 per cento chimica, 9 per cento sanità), che si
distribuiscono in tre differenti rami di attività.
All’estremo opposto il ventaglio
si amplia in corrispondenza delle lauree del gruppo politico-sociale (il
75 per cento dei laureati si distribuisce lungo 10 rami di attività: pubblica
amministrazione 13 per cento; credito/assicurazioni 11; commercio 11;
istruzione 7; altri servizi alle imprese 6; consulenza
legale/amministrativa/contabile 6; pubblicità e pubbliche relazioni 5;
manifattura; altri servizi; comunicazioni/telecomunicazioni tutti e tre i
settori con il 4 per cento), e dei titoli del gruppo linguistico (8
rami: istruzione 24 per cento; commercio 17 per cento e poi altri sei settori
con percentuali inferiori al 7 per cento), giuridico
(credito/assicurazioni 19 per cento; consulenza legale ecc. 16; pubblica
amministrazione 10; commercio 9; istruzione 9; altri servizi alle imprese 4;
servizi ricreativi e culturali 4) e geo-biologico (istruzione 23 per
cento; sanità 10; poi seguono sei settori con percentuali inferiori al 9 per
cento).
L’esistenza, su questo terreno,
di due diverse modi di porsi della formazione universitaria, quella
specialistica e quella polivalente, rende complesso stabilire se e in che
misura, e per quanto tempo ciò alimenti maggiori opportunità di lavoro oppure
costringa a cercare comunque un’occupazione quale che sia il settore di
attività economica.
14. A TRE ANNI DALLA LAUREA 52 LAUREATI OCCUPATI SU CENTO SONO IMPIEGATI. IMPRENDITORI, DIRIGENTI E
QUADRI DIRETTIVI SUPERANO APPENA IL
10 PER CENTO.
A tre anni dall’acquisizione del
titolo rimane consistente la quota dei collaboratori
(17 per cento degli occupati); i lavoratori
in proprio costituiscono il 9 per cento e i libero professionisti l’8,4.
15. EFFICACIA DELLA LAUREA
NEL LAVORO SVOLTO PER GRUPPI DI CORSI DI LAUREA
L’efficacia del titolo acquisito (frutto della combinazione tra
valutazione dell’occupato circa il grado di necessità del titolo acquisito ed
il livello di utilizzazione delle competenze apprese con gli studi
universitari), risulta complessivamente buona (è almeno abbastanza efficace per quasi 85 laureati su cento), soprattutto e
fin dal primo anno dopo la laurea, per i laureati dei corsi di laurea più
specialistici. Nei tre anni successivi al completamento degli studi l’efficacia tende ad aumentare e ciò
avviene soprattutto per effetto del migliore apprezzamento dato dai laureati
delle facoltà che assicurano una formazione polivalente, meno specialistica.
16. PIU’ ELEVATA L’OCCUPAZIONE FRA COLORO CHE HANNO CONCLUSO
STAGE/TIROCINI FORMATIVI IN AZIENDA
Fra i laureati che, dopo la
laurea, hanno concluso uno stage in azienda 76 su cento lavorano;
fra i loro colleghi che, dopo la
laurea, non hanno intrapreso la stessa esperienza la percentuale di occupati
supera di poco il 58 per cento (18 punti percentuali più bassa).
Si rilevano differenze anche
nella diffusione del contratto di formazione lavoro (25 per cento fra quanti
hanno concluso uno stage in azienda; 13 per cento fra gli altri), facendo
supporre che lo stage costituisca frequentemente l’anticamera per l’assunzione
attraverso un contratto di formazione lavoro.
17. OCCUPAZIONE MENO ELEVATA FRA COLORO CHE PROVENGONO DA FAMIGLIE DI
LAUREATI
La conferma dell’appoggio della
famiglia si rileva con evidenza anche nell’approccio al mondo del lavoro;
secondo modalità però non del tutto immediatamente scontate. Raggiungono il
tasso di occupazione più elevato, infatti, i laureati provenienti da famiglie
prive di qualsiasi titolo di studio; i quali verosimilmente, dovendo contare
sulle sole loro forze, già ad un anno dalla conclusione degli studi sono
occupati nella misura del 74 per cento, 14 punti percentuali sopra la media
complessiva, 28 punti percentuali più di quanto non avvenga fra i loro colleghi
con ambedue i genitori laureati che infatti sono occupati solo nella misura del
46 per cento. Per questi ultimi, verosimilmente, l’ambiente d’origine consente
la possibilità di coltivare aspettative più ambiziose e di attendere le occasioni
più favorevoli.
TENDENZE
18. LA DISOCCUPAZIONE SI DIMEZZA IN TRE ANNI
Il tasso di occupazione, che come
si è visto (adottando la definizione Istat) risulta pari a 14,3 per cento ad un
anno dalla laurea, scende ad 8,8 a due anni dalla laurea e diventa il 7 per
cento a tre anni.
19. MIGLIORA OVUNQUE LA CONDIZIONE OCCUPAZIONALE MA IL DIVARIO NORD SUD
CRESCE
La condizione occupazionale dei
laureati è sensibilmente migliorata nel periodo considerato. E ciò è avvenuto
in tutto il Paese, senza eccezioni. Ma la forbice fra Nord e Sud accenna ad
aumentare. Era pari a 19,8 punti percentuali fra i laureati 1997 ad un anno
dalla laurea (lavoravano il 58,2 per cento dei laureati residenti al Nord,
contro il 38,4 per cento dei loro colleghi residenti al Sud), ma sale a 23,4
punti percentuali fra i laureati del 1999 (lavorano il 66,6 per cento dei
laureati residenti al Nord, contro il 43,2 per cento dei laureati residenti al
Sud).
20. LE DIFFERENZE DI GENERE SONO MINIME SUBITO DOPO LA LAUREA MA SI
ACCENTUANO NEGLI ANNI SUCCESSIVI
Si è osservato che, ad un anno
dalla laurea, le differenze in termini occupazionali fra uomini e donne
risultano assai modeste: 3 punti in termini percentuali (58,8 per cento contro
il 61,8).
Ma le differenze si accentuano
con il passare del tempo.
A due anni dall’acquisizione del
titolo lavorano 65,4 donne su cento ed il 72 per cento dei maschi; il
differenziale è dunque salito a 6,6 punti percentuali.
A tre anni dalla laurea lavora il
69,8 per cento delle donne e il 77,2 per cento degli omini; il differenziale si
è ulteriormente dilatato raggiungendo i 7,4 punti percentuali.
21. AUMENTA LA STABILITA’ DEL LAVORO
Ad un anno dalla laurea avevano
un rapporto di lavoro stabile 38,7 occupati su cento; dopo due anni gli stabili
sono diventati il 49,5 per cento; dopo tre anni il lavoro stabile riguarda 60,7
laureati occupati su cento.
Si riduce, pur restando su valori
sostenuti, il peso dei lavori atipici:
che riguardavano 40,5 occupati su cento ad un anno dalla laurea; 33,9 a due
anni; 29,5 a tre.
[1]
A marzo 2001 aderiscono al Progetto AlmaLaurea
le università di Bari, Bologna, Cassino, Catania, Chieti, Ferrara, Firenze,
Genova, Messina, Modena e Reggio Emilia, Molise, Padova, Parma, Piemonte
Orientale, Roma "La Sapienza", Roma-Lumsa, Sassari, Siena, Torino, Torino
Politecnico, Trento, Trieste, Udine, Venezia Architettura.

