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XII Indagine AlmaLaurea sul Profilo dei Laureati
Sono online i risultati dell'indagine presentati a Bologna il 28 maggio 2010.
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XII Indagine AlmaLaurea sulla Condizione occupazionale dei laureati.
Sono online i risultati dell'indagine presentati
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Documentazione completa | Abstract del convegno
Convegno Nazionale
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Uno studio di M.F Bagues e M. Sylos Labini presentato al National Bureau of Economic Research mostra i vantaggi di AlmaLaurea per i laureati
Leggi "The impact of AlmaLaurea on University-to-Work Transition"

 

Home > Università> Occupazione > Indagine 2000

CONDIZIONE OCCUPAZIONALE DEI LAUREATI
Indagine 2000


PRESENTAZIONE
di Andrea Cammelli
 

CARATTERISTICHE DELL’INDAGINE

 
1. TERZA INDAGINE A CARATTERE NAZIONALE
L’indagine annuale sulla condizione occupazionale dei laureati delle università aderenti ad AlmaLaurea[1] è giunta al terzo appuntamento.
 
2. GLI ATENEI ADERENTI
Dopo la positiva esperienza degli anni passati, nell’autunno 2000 l’indagine è stata estesa a 18 atenei (comprendendo così anche le tre università piemontesi, e quelle di Siena e Roma-Lumsa) ed ha compiuto un salto qualitativamente rilevante indagando i percorsi e le caratteristiche dell’accesso al lavoro ad uno, a due ed a tre anni dalla conclusione degli studi.
 
3. TRENTAMILA LAUREATI INTERVISTATI
Grazie all’intesa fra gli atenei (che hanno anche sostenuto parte dei costi) ed al contributo del Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica, in complesso l’indagine ha coinvolto quasi 29mila laureati: oltre 13mila ad un anno dal conclusione degli studi, circa 8500 a due anni e 7mila a tre anni.
I laureati dell’anno solare 1999 degli atenei coinvolti nell’indagine rappresentano il 31,4 per cento dei laureati italiani.
 
4. ECCEZIONALE TASSO DI RISPOSTA: 86 PER CENTO DEGLI INTERVISTATI
L’interesse che l’indagine ha riscosso fra i laureati, e la cura con cui la stessa è stata condotta dall’Osservatorio Statistico dell’Università di Bologna per conto del Consorzio AlmaLaurea, sono testimoniati dalle elevate percentuali di rispondenti; eccezionalmente elevate anche per indagini di questo tipo. La ricerca ha previsto la combinazione della rilevazione telefonica con quella postale: a tutte le persone che non è stato possibile intervistare telefonicamente è stata infatti inviata la versione postale del questionario.
Ad un anno dalla conclusione degli studi hanno risposto 86 laureati su cento; 83 su cento dopo due anni; ancora 79 su cento a tre anni dall’acquisizione del titolo. I livelli di partecipazione raggiunti rendono particolarmente attendibili i risultati dell’indagine.
L’indagine consente un primo, parziale, confronto circa gli esiti occupazionali di tre successive generazioni di laureati, quelle del 1997, del 1998 e del 1999; l’esame cioè, sia pur limitato, delle tendenze più recenti del mercato del lavoro.
 
 

RISULTATI PRINCIPALI

 
LA CONSISTENZA DELL’OCCUPAZIONE

 
5. OCCUPAZIONE: UNA DEFINIZIONE RESTRITTIVA
L’indagine AlmaLaurea, assumendo la stessa definizione di occupato adottata dell’ISTAT per l’indagine sulla condizione occupazionale dei laureati, ha adottato una definizione restrittiva perchè esclude i laureati che hanno dichiarato di essere impegnati in attività di qualificazione retribuite quali tirocinio, praticantato, specializzazione, dottorato di ricerca, borsa di studio.
L’adozione di una definizione meno restrittiva si tradurrebbe nell’aumento del tasso di occupazione di 10-11 punti percentuali.
[Fig. Occupati: una definizione alternativa]
 
6. MIGLIORA LA QUOTA DI OCCUPATI AD UN ANNO DALLA CONCLUSIONE DEGLI STUDI: DAL 52,5 PER CENTO LAUREATI DEL 1997, A 60 PER CENTO LAUREATI NEL 1999
Fra i laureati del 1997 la quota di occupati ad un anno dalla laurea era stata di 52,5; era salita a 56 per cento fra i laureati del 1998; i laureati della generazione più recente, quelli del 1999, ad un anno dalla laurea evidenziano un tasso di occupazione pari ad oltre il 60 per cento: lievemente più elevato per i maschi (61,8 per cento) rispetto alle femmine (58,8 per cento).
[Fig. Laureati 1997-1998-1999: condizione occupazionale a confronto]
[Fig. Condizione occupazionale per genere]
 
7. MIGLIORA SENSIBILMENTE LA QUOTA DEGLI OCCUPATI: DA 52,5 PER CENTO DOPO UN ANNO A 73 PER CENTO DOPO TRE ANNI
A tre anni dalla laurea gli occupati, da 52,5 per cento che erano, sono cresciuti di oltre venti punti percentuali raggiungendo quota 73 per cento. Un valore questo accertato nell’indagine AlmaLaurea, di quasi un punto e mezzo superiore al tasso di occupazione riscontrato dall’ISTAT fra i laureati del 1995 a tre anni dalla laurea.
[Fig. Laureati 1997-1998-1999: condizione occupazionale a confronto]
 
8. DEI 40 LAUREATI SU CENTO CHE NON LAVORANO, META’ NON CERCA LAVORO PERCHE’...
Fra quanti non lavorano, una quota consistente in realtà il lavoro non lo cerca perchè ancora impegnato in attività di formazione (77 per cento); attività praticamente indispensabili soprattutto per i medici (che debbono proseguire nella specializzazione), e per i laureati in legge (obbligati ad una attività di tirocinio e praticantato). Altri 8 (su cento) non lavorano e non cercano perchè impegnati nel servizio di leva; 7 (su cento) perchè in attesa di iniziare un lavoro già ottenuto.
[Fig. Motivi della non ricerca da parte dei laureati non occupati]
 
9. L’OCCUPAZIONE PER GRUPPI DI CORSI DI LAUREA
Ad un anno dall’acquisizione del titolo l’occupazione è molto diversificata per gruppi di corsi di laurea: dal 77 per cento degli ingegneri, al 34 per cento dei laureati in legge, al 24 per cento dei neo-dottori in medicina (impegnati nel tirocinio e praticantato i primi; in gran numero nella specializzazione i secondi).
Studi tradizionalmente ritenuti "deboli" sul fronte del mercato del lavoro mostrano, al contrario, una indubbia vitalità: si veda, fra gli altri, l’ottima percentuale di occupati fra i laureati dei corsi di laurea del gruppo Politico-sociale (74 su cento). Risultato, quest’ultimo, parzialmente ridimensionato alla luce dei modesti valori rilevati circa l’efficacia della laurea (vedi paragrafo 14.).
[Fig. Condizione occupazionale per gruppi di corsi di laurea]
[Fig. Occupati: una definizione alternativa]
 
 
LA PORTATA DELLA DISOCCUPAZIONE AD UN ANNO DALLA LAUREA

 
10. DEI 40 LAUREATI SU CENTO CHE, AD UN ANNO DALLA LAUREA, NON SONO OCCUPATI, META’ NON CERCA LAVORO; GLI ALTRI LO CERCANO MA SOLO POCO PIU’ DELLA META’ DI ESSI PUO’ DEFINIRSI DISOCCUPATA = 14,3%
Come si è detto, ad un anno dall’acquisizione del titolo 60 laureati su cento sono occupati. Gli altri 40 sono dunque disoccupati? Metà di loro sicuramente NO; si è già visto infatti (cfr. punto 8.) che questi il lavoro non lo cercano nemmeno in quanto impegnati in ulteriori attività di formazione (pressochè obbligatorie), nel servizio di leva, oppure in attesa di prendere servizio.
Ma anche fra i non occupati che dichiarano di cercare lavoro (20 per cento complessivamente), la percentuale di disoccupati in senso stretto supera di poco la metà. Infatti assumendo la definizione Istat per l’indagine sulle forze di lavoro, non possono essere considerati disoccupati coloro non hanno cercato lavoro nelle ultime 4 settimane, oppure coloro che non sarebbero disponibili ad iniziarlo nelle due settimane successive all’indagine.
In conclusione: ad un anno dalla laurea risultano disoccupati 14,3 laureati su cento.
[Fig. Tasso di disoccupazione secondo la definizione Istat]
 
 
LA QUALITA’ DELL’OCCUPAZIONE AD UN ANNO DALLA LAUREA

 
11. TIPOLOGIA DELL’OCCUPAZIONE PER IL COMPLESSO DEI LAUREATI
Fra i laureati che lavorano
-   poco meno di 39 su cento hanno un lavoro stabile (28 hanno un contratto a tempo determinato, 11 un lavoro autonomo);
-   41 su cento svolgono uno dei c.d. lavori atipici (25 hanno un contratto di collaborazione, 12,6 un contratto a tempo determinato, 3 svolgono altri lavori atipici);
-   poco più di 15 su cento hanno contratti di formazione lavoro (o apprendistato)
[Fig. Tipologia dell’attività lavorativa]
 
12. TIPOLOGIA DELL’OCCUPAZIONE PER GENERE
Il lavoro stabile riguarda 45 laureati maschi su cento, e solo 34 laureate; esattamente il contrario di quanto avviene nel lavoro atipico che, invece, riguarda 45 laureate su cento e 34 laureati.
Il contratto a tempo parziale, fra gli occupati alle dipendenze, riguarda il 6 per cento dei maschi e quasi il 16 per cento delle femmine.
[Fig. Tipologia dell’attività lavorativa per genere]
[Fig. Laureati occupati alle dipendenze: diffusione del contratto a tempo parziale]
 
13. DOVE LAVORANO I LAUREATI
Sono stati presi in esame i settori di attività di almeno il 70 per cento dei laureati occupati di ogni gruppo di corso di laurea, ad un anno dalla conclusione degli studi. A parte i laureati del gruppo medico concentrati in un solo settore di attività (90 laureati in medicina su cento nel settore sanitario), tutte le altre lauree offrono un ventaglio più o meno ampio di opportunità.
Più limitato per i laureati in architettura (65 su cento impegnati nelle costruzioni e installazione impianti, 6 per cento nel commercio); più ampio per i neo-dottori dei corsi di laurea dell’insegnamento (45 per cento impegnati nel settore dell’istruzione, 21 in altri servizi sociali, 7 nella pubblica amministrazione), scientifico (40 per cento informatica, 23 per cento istruzione, 7 per cento in elettronica), chimico-farmaceutico (39 per cento commercio, 25 per cento chimica, 9 per cento sanità), che si distribuiscono in tre differenti rami di attività.
All’estremo opposto il ventaglio si amplia in corrispondenza delle lauree del gruppo politico-sociale (il 75 per cento dei laureati si distribuisce lungo 10 rami di attività: pubblica amministrazione 13 per cento; credito/assicurazioni 11; commercio 11; istruzione 7; altri servizi alle imprese 6; consulenza legale/amministrativa/contabile 6; pubblicità e pubbliche relazioni 5; manifattura; altri servizi; comunicazioni/telecomunicazioni tutti e tre i settori con il 4 per cento), e dei titoli del gruppo linguistico (8 rami: istruzione 24 per cento; commercio 17 per cento e poi altri sei settori con percentuali inferiori al 7 per cento), giuridico (credito/assicurazioni 19 per cento; consulenza legale ecc. 16; pubblica amministrazione 10; commercio 9; istruzione 9; altri servizi alle imprese 4; servizi ricreativi e culturali 4) e geo-biologico (istruzione 23 per cento; sanità 10; poi seguono sei settori con percentuali inferiori al 9 per cento).
L’esistenza, su questo terreno, di due diverse modi di porsi della formazione universitaria, quella specialistica e quella polivalente, rende complesso stabilire se e in che misura, e per quanto tempo ciò alimenti maggiori opportunità di lavoro oppure costringa a cercare comunque un’occupazione quale che sia il settore di attività economica.
[Fig. Ramo di attività economica prevalente per gruppi di corsi di laurea]
[Fig. Rami di attività economica per gruppi di corsi di laurea]
 
14. A TRE ANNI DALLA LAUREA 52 LAUREATI OCCUPATI SU CENTO SONO IMPIEGATI. IMPRENDITORI, DIRIGENTI E QUADRI DIRETTIVI SUPERANO APPENA IL 10 PER CENTO.
A tre anni dall’acquisizione del titolo rimane consistente la quota dei collaboratori (17 per cento degli occupati); i lavoratori in proprio costituiscono il 9 per cento e i libero professionisti l’8,4.
[Fig. Laureati 1997 occupati: posizione nella professione]
 
15. EFFICACIA DELLA LAUREA NEL LAVORO SVOLTO PER GRUPPI DI CORSI DI LAUREA
L’efficacia del titolo acquisito (frutto della combinazione tra valutazione dell’occupato circa il grado di necessità del titolo acquisito ed il livello di utilizzazione delle competenze apprese con gli studi universitari), risulta complessivamente buona (è almeno abbastanza efficace per quasi 85 laureati su cento), soprattutto e fin dal primo anno dopo la laurea, per i laureati dei corsi di laurea più specialistici. Nei tre anni successivi al completamento degli studi l’efficacia tende ad aumentare e ciò avviene soprattutto per effetto del migliore apprezzamento dato dai laureati delle facoltà che assicurano una formazione polivalente, meno specialistica.
[Fig. Efficacia della laurea nel lavoro svolto per gruppi di corsi di laurea]
[Fig. Laureati 1997: efficacia del titolo a 1 anno dalla laurea]
[Fig. Laureati 1998: efficacia del titolo a 2 anni dalla laurea]
[Fig. Laureati 1999: efficacia del titolo a 3 anni dalla laurea]
 
16. PIU’ ELEVATA L’OCCUPAZIONE FRA COLORO CHE HANNO CONCLUSO STAGE/TIROCINI FORMATIVI IN AZIENDA
Fra i laureati che, dopo la laurea, hanno concluso uno stage in azienda 76 su cento lavorano; fra i loro colleghi che, dopo la laurea, non hanno intrapreso la stessa esperienza la percentuale di occupati supera di poco il 58 per cento (18 punti percentuali più bassa).
Si rilevano differenze anche nella diffusione del contratto di formazione lavoro (25 per cento fra quanti hanno concluso uno stage in azienda; 13 per cento fra gli altri), facendo supporre che lo stage costituisca frequentemente l’anticamera per l’assunzione attraverso un contratto di formazione lavoro.
[Fig. Condizione occupazionale e partecipazione a stage/tirocini formativi in azienda]
 
17. OCCUPAZIONE MENO ELEVATA FRA COLORO CHE PROVENGONO DA FAMIGLIE DI LAUREATI
La conferma dell’appoggio della famiglia si rileva con evidenza anche nell’approccio al mondo del lavoro; secondo modalità però non del tutto immediatamente scontate. Raggiungono il tasso di occupazione più elevato, infatti, i laureati provenienti da famiglie prive di qualsiasi titolo di studio; i quali verosimilmente, dovendo contare sulle sole loro forze, già ad un anno dalla conclusione degli studi sono occupati nella misura del 74 per cento, 14 punti percentuali sopra la media complessiva, 28 punti percentuali più di quanto non avvenga fra i loro colleghi con ambedue i genitori laureati che infatti sono occupati solo nella misura del 46 per cento. Per questi ultimi, verosimilmente, l’ambiente d’origine consente la possibilità di coltivare aspettative più ambiziose e di attendere le occasioni più favorevoli.
[Fig. Condizione occupazionale per titolo di studio dei genitori]
 
 
TENDENZE

 
18. LA DISOCCUPAZIONE SI DIMEZZA IN TRE ANNI
Il tasso di occupazione, che come si è visto (adottando la definizione Istat) risulta pari a 14,3 per cento ad un anno dalla laurea, scende ad 8,8 a due anni dalla laurea e diventa il 7 per cento a tre anni.
 
19. MIGLIORA OVUNQUE LA CONDIZIONE OCCUPAZIONALE MA IL DIVARIO NORD SUD CRESCE
La condizione occupazionale dei laureati è sensibilmente migliorata nel periodo considerato. E ciò è avvenuto in tutto il Paese, senza eccezioni. Ma la forbice fra Nord e Sud accenna ad aumentare. Era pari a 19,8 punti percentuali fra i laureati 1997 ad un anno dalla laurea (lavoravano il 58,2 per cento dei laureati residenti al Nord, contro il 38,4 per cento dei loro colleghi residenti al Sud), ma sale a 23,4 punti percentuali fra i laureati del 1999 (lavorano il 66,6 per cento dei laureati residenti al Nord, contro il 43,2 per cento dei laureati residenti al Sud).
 
20. LE DIFFERENZE DI GENERE SONO MINIME SUBITO DOPO LA LAUREA MA SI ACCENTUANO NEGLI ANNI SUCCESSIVI
Si è osservato che, ad un anno dalla laurea, le differenze in termini occupazionali fra uomini e donne risultano assai modeste: 3 punti in termini percentuali (58,8 per cento contro il 61,8).
Ma le differenze si accentuano con il passare del tempo.
A due anni dall’acquisizione del titolo lavorano 65,4 donne su cento ed il 72 per cento dei maschi; il differenziale è dunque salito a 6,6 punti percentuali.
A tre anni dalla laurea lavora il 69,8 per cento delle donne e il 77,2 per cento degli omini; il differenziale si è ulteriormente dilatato raggiungendo i 7,4 punti percentuali.
 
21. AUMENTA LA STABILITA’  DEL LAVORO
Ad un anno dalla laurea avevano un rapporto di lavoro stabile 38,7 occupati su cento; dopo due anni gli stabili sono diventati il 49,5 per cento; dopo tre anni il lavoro stabile riguarda 60,7 laureati occupati su cento.
Si riduce, pur restando su valori sostenuti, il peso dei lavori atipici: che riguardavano 40,5 occupati su cento ad un anno dalla laurea; 33,9 a due anni; 29,5 a tre.
 
 
 

[1] A marzo 2001 aderiscono al Progetto AlmaLaurea le università di Bari, Bologna, Cassino, Catania, Chieti, Ferrara, Firenze, Genova, Messina, Modena e Reggio Emilia, Molise, Padova, Parma, Piemonte Orientale, Roma "La Sapienza", Roma-Lumsa, Sassari, Siena, Torino, Torino Politecnico, Trento, Trieste, Udine, Venezia Architettura.