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Profilo dei Laureati 2005

La riforma alla prova dei fatti

Indice

A che punto è la riforma? di Andrea Cammelli
1. L’indagine 2006
2. I tipi di corso
3. Le caratteristiche dei laureati al loro ingresso all’università
4. Le discipline di studio
5. Il lavoro durante gli studi e la frequenza alle lezioni
6. La diffusione dei tirocini nei piani di studio
7. I laureati Socrates/Erasmus
8. La riuscita negli studi nella fase di transizione dal vecchio al nuovo sistema universitario
9. Le condizioni per la riuscita negli studi
10. I giudizi sull’esperienza universitaria
11. I servizi per gli studenti: Università, città, Diritto allo Studio
12. Le prospettive di studio
13. Le prospettive di lavoro
14. Le possibili strategie di ricerca del lavoro
15. I laureati di cittadinanza estera
Note metodologiche

15. I laureati di cittadinanza estera

Tra il 2001 e il 2005 la quota dei laureati di cittadinanza estera è aumentata ininterrottamente superando nell’ultimo anno il 2 per cento.

Il 72 per cento dei laureati di cittadinanza estera proviene da un Paese europeo (principalmente Grecia e Albania), ma negli ultimi anni è cresciuta significativamente la presenza dei laureati dell’America Latina. La percentuale di laureati stranieri nel vecchio e nel nuovo sistema universitario è sostanzialmente la stessa.

I laureati di cittadinanza estera sono presenti in misura maggiore nel gruppo medico, per lo più nei corsi di laurea in medicina e in odontoiatria.

I laureati esteri provengono da contesti socioeconomici familiari elevati, generalmente superiori a quelli degli stessi laureati italiani.

L’aumentata capacità attrattiva degli Atenei del Paese è testimoniata dal crescente numero di iscritti di nazionalità estera e trova conferma anche nel parallelo aumento dei laureati. Nel 2005, nei 38 atenei AlmaLaurea, i laureati di cittadinanza estera sono 3.707 (sono esclusi i laureati provenienti dalla Repubblica di San Marino). La percentuale di laureati stranieri è in continua crescita nel tempo: se nel 2001 era poco più dell’1 per cento, adesso sale al 2,1, con un incremento significativo nell’ultimo anno (Graf. 15.1).

Più del 70 per cento proviene da un Paese europeo, l’8,1 dall’Asia, l’8,4 dall’Africa, l’11,4 dalle Americhe (Graf. 15.2). La quota di questi ultimi è più che raddoppiata negli ultimi 4 anni, grazie soprattutto all’aumento consistente di laureati provenienti dall’America Latina (Graf. 15.3); il numero dei laureati provenienti dagli altri continenti non ha subito variazioni di rilievo nel tempo.

Graf. 15.1 – Laureati di cittadinanza estera (%)

Graf. 15.2 – Laureati di cittadinanza estera
per continente di provenienza (%)

Graf. 15.3 – Laureati del continente americano,
per 100 laureati di cittadinanza estera (%)

Tra le nazionalità più rappresentate, primeggiano quella greca e quella albanese, rispettivamente il 14,9 per cento e il 14,3 per cento dei laureati di cittadinanza estera (Graf. 15.4); la presenza dei primi si è dimezzata dal 2001, i secondi si sono quasi triplicati (da 5,0 per cento a 14,3 per cento).

Graf. 15.4 – Laureati greci e albanesi,
per 100 laureati di cittadinanza estera (%)

I laureati di cittadinanza estera sono più frequenti nel gruppo medico, che ne attrae quasi un quinto (19,1 per cento), seguito dai gruppi politico–sociale (13,6 per cento), economico–statistico (12,6 per cento) e linguistico (11,2 per cento). All’interno del gruppo medico, tra i cittadini stranieri i laureati in medicina e in odontoiatria sono più numerosi dei laureati nelle discipline sanitarie (61 per cento contro 39), a differenza di quanto si verifica per i laureati italiani nel 2005, fra i quali sono più presenti le discipline sanitarie (71 per cento contro 29).

Il polo universitario con la maggior concentrazione di stranieri è Bolzano, dove 19 laureati su 100 provengono dall’estero, per lo più dalla Germania e dall’Austria; la presenza di laureati di cittadinanza estera è molto superiore alla media anche a Trieste (7 per cento), Camerino (5,9 per cento) e Roma La Sapienza (4 per cento).

La riforma universitaria non sembra aver inciso in maniera significativa sull’affluenza dei cittadini di nazionalità estera nel sistema universitario italiano: la quota di laureati stranieri è pressoché uniforme tra laureati pre–riforma e post–riforma, come mostra il grafico 15.5.

Graf. 15.5 – Percentuale di laureati di cittadinanza estera
per tipo di corso

I laureati esteri hanno un background socioeconomico più favorevole rispetto ai laureati italiani: 44 laureati stranieri su 100 hanno almeno un genitore laureato, mentre tale percentuale scende a 25 tra i laureati italiani (Graf. 15.6).

Graf. 15.6 – Laureati di cittadinanza estera ed italiana
per titolo di studio dei genitori (%)

Per quanto riguarda la riuscita negli studi universitari, i laureati di cittadinanza estera ottengono un voto di laurea inferiore in media di oltre 3 punti rispetto ai laureati italiani (99,9/110 rispetto a 103,0/110). Questo si verifica per tutti i gruppi disciplinari, ad eccezione del gruppo linguistico, in cui si registra una sostanziale parità nell’esito finale.

Nella ricerca del lavoro, i laureati provenienti da altri Paesi mostrano diversi orientamenti rispetto ai cittadini italiani: danno maggiore rilevanza alla coerenza con gli studi compiuti (+5,9 punti percentuali) e alla possibilità di guadagno (+5,4), meno importanza alla stabilità del posto di lavoro (–4,3).

Inoltre, benché buona parte di loro abbia la residenza nella sede degli studi, sono meno interessati degli italiani a lavorare nella provincia di residenza e decisamente più propensi ad intraprendere un’eventuale esperienza lavorativa all’estero.



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