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Profilo dei Laureati 2005

La riforma alla prova dei fatti

Indice

A che punto è la riforma? di Andrea Cammelli
1. L’indagine 2006
2. I tipi di corso
3. Le caratteristiche dei laureati al loro ingresso all’università
4. Le discipline di studio
5. Il lavoro durante gli studi e la frequenza alle lezioni
6. La diffusione dei tirocini nei piani di studio
7. I laureati Socrates/Erasmus
8. La riuscita negli studi nella fase di transizione dal vecchio al nuovo sistema universitario
9. Le condizioni per la riuscita negli studi
10. I giudizi sull’esperienza universitaria
11. I servizi per gli studenti: Università, città, Diritto allo Studio
12. Le prospettive di studio
13. Le prospettive di lavoro
14. Le possibili strategie di ricerca del lavoro
15. I laureati di cittadinanza estera
Note metodologiche

9. Le condizioni per la riuscita negli studi

Nel sistema universitario pre–riforma la regolarità negli studi e la probabilità di ottenere elevati voti negli esami (e quindi un elevato voto di laurea) sono legate – da anni – al corso di laurea scelto, alla riuscita negli studi secondari superiori, al grado di istruzione dei genitori, al genere. Gli studenti pre–riforma impegnati in attività lavorative tendono a laurearsi in tempi più lunghi e con voti più bassi rispetto agli studenti che lavorano.

Nell’università riformata queste relazioni sono pienamente confermate per quanto riguarda le votazioni, mentre è ancora presto per valutare gli effetti sulla regolarità negli studi, in quanto fino ad ora i soli studenti del primo livello post–riforma che hanno concluso gli studi si sono necessariamente laureati in tempi brevi. Tuttavia il riconoscimento delle esperienze professionali in termini di crediti formativi ha già consentito a numerosi lavoratori–studenti di laurearsi in tempi regolari.

È ormai chiaro che fra i laureati nel 2005 convivono studenti che hanno concluso corsi di laurea post–riforma e studenti appartenenti al sistema universitario precedente. Banalmente, la variabile che differenzia più di ogni altra questi due collettivi è la regolarità negli studi. Infatti, nella gran parte dei casi (oltre l’87 per cento) i laureati pre–riforma hanno concluso gli studi fuori corso, accumulando mediamente 3,0 anni di ritardo rispetto alla durata legale dei rispettivi corsi di studio. Del tutto diversa, ovviamente, la regolarità dei laureati post–riforma di primo livello; in particolare i “puri”, che si sono immatricolati a partire dal 2001/02, sono laureati in corso (64,4 per cento) o al primo anno fuori corso (34,2 per cento) e hanno ritardato in media solo 0,2 anni rispetto ai 3 anni previsti.1 I laureati “ibridi”, con un ritardo medio di 2,2 anni, risultano più regolari dei pre–riforma; poiché il loro percorso di studi è avvenuto in parte nel vecchio sistema universitario e in parte nel nuovo, non saranno presi in considerazione nelle prossime analisi sulla regolarità negli studi.

I laureati pre–riforma sono una popolazione ben riconoscibile e i fattori che negli ultimi anni hanno influenzato la regolarità negli studi per questo collettivo hanno effetti piuttosto consolidati. Si tratta in particolare della disciplina di studio, del lavoro nel corso degli studi universitari, degli studi secondari superiori (sia il tipo di diploma sia il voto), del titolo di studio dei genitori e del genere (Graf. 9.1) 2.

Graf. 9.1 – Principali fattori che influenzano
la regolarità negli studi

Le differenze per gruppo disciplinare sono piuttosto evidenti (Graf. 9.2). Il gruppo più regolare è il gruppo medico (medicina e odontoiatria), che da un decennio – da quando hanno iniziato a laurearsi gli studenti che si sono iscritti dopo la riorganizzazione del corso di medicina e chirurgia avvenuta nel 1989 (la cosiddetta “Tabella XVIII”) – ottiene buoni risultati in termini di durata degli studi. Dal lato opposto, i laureati pre–riforma nei gruppi architettura, letterario, linguistico, giuridico e scientifico sono i meno regolari, esattamente come rilevato per i laureati nel 2004.

Nel sistema universitario pre–riforma il lavoro, anche nel caso di attività coerenti con gli studi, ha comportato un allungamento dei tempi di laurea. Tra i lavoratori–studenti, infatti, il 72 per cento dei laureati ha concluso gli studi almeno 3 anni fuori corso, mentre tra i laureati senza esperienze di lavoro questa percentuale si riduce al 35 per cento (Graf. 9.3). Per quanto riguarda gli altri effetti significativi nei confronti della regolarità negli studi, sono risultati elementi favorevoli un elevato voto di diploma superiore, gli studi superiori compiuti in un liceo, i genitori con un buon grado di istruzione e il genere femminile. La classe sociale, a parità di titolo di studio dei genitori, e l’età all’immatricolazione risultano ininfluenti.

Graf. 9.2 – Laureati per gruppo disciplinare
e regolarità negli studi – pre–riforma (CDL e LSCU) (%)

Tra i laureati di primo livello “puri”, il voto di diploma e il genere mantengono gli effetti sulla durata emersi per il pre–riforma, mentre gli altri fattori sono per ora non significativi o non sostanziali (Graf. 9.1). Occorre sottolineare ancora che gli attuali laureati “puri” non hanno avuto il tempo di accumulare forti ritardi alla laurea; ciò significa che alcune relazioni ora non significative potranno manifestarsi nei prossimi anni. In particolare le esperienze lavorative, a differenza di quello che si verifica per il pre–riforma, non sembrano rallentare il percorso di studi; anzi, fra i “puri” i laureati più regolari sono proprio i lavoratori–studenti (Graf. 9.3). Ma alla figura tradizionale del lavoratore–studente a cui ci ha abituati il sistema universitario precedente si sostituisce, almeno per ora, il lavoratore–studente del primo livello, che diversamente da prima può vedersi riconoscere la propria esperienza professionale in termini di crediti formativi, beneficiandone così dal punto di vista della regolarità.

Graf. 9.3 – Laureati con esperienze di lavoro durante gli studi,
per tipo di corso e regolarità negli studi (%)

Mentre i fattori che hanno influenzato la regolarità negli studi nel sistema universitario pre–riforma tendono per ora a non manifestarsi nell’università riformata, gli effetti sulla probabilità di ottenere un buon voto di laurea emersi per il pre–riforma sono già attivi anche nel post–riforma (Graf. 9.4). Il titolo di studio dei genitori, il genere, il voto e il diploma superiore e il lavoro nel corso degli studi universitari hanno effetti analoghi a quelli manifestati nei confronti della regolarità negli studi per il pre–riforma. A questi si aggiunge l’età all’immatricolazione: chi si iscrive all’università con due o più anni di ritardo rispetto ai 19 anni previsti ha minori probabilità di laurearsi con un voto elevato.

Graf. 9.4 – Principali fattori che influenzano il voto di laurea

Anche le tradizionali differenze, in termini di votazioni, che si verificano fra una disciplina e l’altra sopravvivono nell’università post–riforma. Il grafico 9.5, realizzato senza distinzioni per tipo di corso (dal momento che non emergono differenze rilevanti fra pre–riforma e post–riforma), mette in evidenza la difformità dei criteri di valutazione adottati nelle diverse aree disciplinari. Come riscontrato nei precedenti rapporti sui laureati, i tre gruppi letterario, linguistico e insegnamento, insieme con medicina e odontoiatria, si caratterizzano per la tendenza a votazioni particolarmente elevate. Nel gruppo letterario il 77 per cento dei laureati ha ottenuto un voto superiore o uguale a 105 e quasi il 40 per cento si è laureato con 110 e lode. All’opposto nei gruppi giuridico, economico–statistico, educazione fisica e ingegneria si riscontrano le votazioni relativamente più basse.

Graf. 9.5 – Laureati per gruppo disciplinare e voto di laurea (%)

Il grafico 9.6 illustra la forte relazione, a cui si è già accennato, che lega il voto di laurea al voto di diploma superiore.

Graf. 9.6 – Laureati per voto di diploma superiore
e voto di laurea (%)


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1 Una piccola parte dei laureati nel 2005 “puri” – l’1,4 per cento – ha concluso gli studi al secondo anno fuori corso: si tratta di studenti che si sono immatricolati nel 2000/01 a Perugia, Torino, Torino Politecnico o Udine. Questi Atenei hanno attivato nuovi corsi triennali con un anno di anticipo rispetto al 2001/02, cioè l’anno accademico in cui la gran parte delle università ha attuato il DM 509/99.

2 L’analisi degli effetti sulla regolarità negli studi e sulla probabilità di conseguire buoni voti di laurea è stata condotta, con approccio multivariato, mediante modelli di regressione logistica.