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Home > Università > Profilo > Profilo dei laureati 2006 > Premessa Profilo dei Laureati 2006I laureati dell'università riformataIndice
La riforma degli ordinamenti didattici:
luci ed ombre a sei anni dall’avvio 2. I tipi di corso 3. Le caratteristiche dei laureati al loro ingresso all’università 4. Le discipline di studio 5. Il lavoro durante gli studi e la frequenza alle lezioni 6. La diffusione dei tirocini nei piani di studio 7. I laureati Socrates/Erasmus 8. La riuscita negli studi nell’università riformata 9. Le condizioni per la riuscita negli studi 10. I giudizi sull’esperienza universitaria 11. I servizi per gli studenti: Università, città, Diritto allo Studio 12. Le prospettive di studio 13. Le prospettive di lavoro 14. Le motivazioni nella scelta del corso di laurea 15. Gli adulti all’università 16. I laureati di cittadinanza estera Note metodologiche I laureati che intendono proseguire il proprio percorso di studio dopo la laurea sono più del 79 per cento tra i post-riforma di primo livello, la maggioranza dei quali opta per la laurea specialistica, il 74 per cento fra i laureati specialistici a ciclo unico, interessati soprattutto con una scuola di specializzazione, il 54 per cento fra i pre-riforma e il 44 per cento fra i laureati specialistici di secondo livello. Fra i laureati specialistici e del vecchio ordinamento sono più le donne ad essere intenzionate a proseguire gli studi; fra i laureati di primo livello e a ciclo unico non ci sono significative differenze di genere. Tendono a voler rimanere in formazione soprattutto i laureati provenienti dal Mezzogiorno e i laureati nelle discipline dell’area delle scienze umane e sociali. Come abbiamo rilevato anche negli anni precedenti, per la maggior parte dei laureati il percorso formativo proseguirà dopo il conseguimento del titolo universitario; non solo, come è facilmente prevedibile, per i laureati post-riforma di primo livello, che possono optare per la laurea specialistica come prosecuzione naturale del loro iter formativo, ma anche per i laureati di secondo livello, soprattutto a ciclo unico, e per i pre-riforma, nonostante il ritardo negli studi che spesso questi accumulano (Graf. 12.1). Fra i laureati di primo livello sono 79 su 100 quelli che intendono proseguire gli studi. La gran parte di queste aspirazioni formative, indicate complessivamente da 66 laureati su 100, tendono ad una laurea specialistica; altri 7 laureati pensano ad un master (di cui 5 ad un master universitario) ed altri 4 vedono nei loro progetti un’altra attività di formazione come ad esempio un tirocinio o un assegno di ricerca.
Graf.
12.1 – Laureati che intendono proseguire gli studi,
Benché la laurea specialistica possa considerarsi, almeno in linea di principio, il termine di un percorso formativo completo e coerente, quasi 44 laureati specialistici su 100 intendono proseguire gli studi, con un’ampia gamma di attività formative. Salgono a 74 su 100 fra i laureati specialistici a ciclo unico, ma ciò è dovuto al peso della scuola di specializzazione post-laurea (52,1 per cento), che per molti è una scelta quasi obbligata. Il dottorato di ricerca alletta il 5,4 per cento dei laureati specialistici a ciclo unico e più del 15 per cento dei laureati specialistici. Fra i laureati 2006 del vecchio ordinamento 52 su 100 dichiarano l’intenzione di proseguire gli studi: 17 con un master, 9 con una scuola di specializzazione, 7 con un dottorato. Concentrandosi sui soli laureati di primo livello post-riforma, la percentuale degli studenti intenzionati a proseguire gli studi aumenta sensibilmente fra i “puri”, grazie all’allargarsi della fetta di quanti vorrebbero iscriversi ad una laurea specialistica; di contro per gli “ibridi” la diminuzione dei laureati che vogliono continuare con una specialistica, solo in parte compensata da un aumento dell’interesse per i master, soprattutto universitari, segna una contrazione della percentuale di prosecuzione (Graf. 12.2).
Graf.
12.2 – Laureati di 1° livello che intendono proseguire
Mentre per quanto riguarda gli LS non ci sono differenze sostanziali fra “puri” e “ibridi” in termini di intenzione di proseguire gli studi, fra i laureati specialistici a ciclo unico gli “ibridi” tendono a voler proseguire più dei “puri”. Gli LSCU “puri” scelgono per il 13 per cento un master, soprattutto non universitario, una scuola di specializzazione (21 per cento) o un dottorato di ricerca (12 per cento). Gli “ibridi”, invece, per il 57 per cento intendono iscriversi ad una scuola di specializzazione (Graf. 12.3). Come abbiamo già accennato, tali differenze sono dovute alla diversa composizione dei due collettivi; infatti il 61 per cento degli LSCU “ibridi” appartiene al gruppo disciplinare medicina e chirurgia. Graf. 12.3 – Laureati LSCU di 2° livello che intendono proseguire gli studi: “puri” e “ibridi” (%)
Nel primo livello post-riforma, l’intenzione di proseguire gli studi con una laurea specialistica è espressa più spesso dai maschi (67,8 per cento), mentre a voler continuare la formazione con un master o una scuola di specializzazione sono in misura maggiore le femmine (Graf. 12.4).
Graf.
12.4 – Laureati che intendono proseguire gli studi
Le differenze di genere tendono ad annullarsi fra i laureati di secondo livello a ciclo unico, per i quali complessivamente l’intenzione di proseguire gli studi si dilata in misura rilevante per entrambi i sessi. Fra i laureati dei corsi pre-riforma la maggioranza delle femmine continua ad essere più intenzionata dei maschi a proseguire gli studi, tranne che per la modalità dottorato. Anche fra i laureati specialistici di secondo livello le femmine dichiarano di volere proseguire gli studi in misura maggiore dei maschi: optano con più frequenza per un master o una scuola di specializzazione, i maschi per un dottorato di ricerca.
Graf.
12.5 – Laureati che intendono proseguire gli studi
Per quanto riguarda la relazione fra contesto socioculturale di provenienza dei laureati e intenzione di proseguire gli studi, il grafico 12.5 mostra chiaramente come esistano purtroppo ancora differenze significative. Nelle famiglie con almeno un genitore laureato sono 27 su 100 i laureati che non intendono proseguire gli studi; salgono a 42 nelle famiglie con titoli più bassi (scuola elementare o nessun titolo). Al crescere del titolo di studio dei genitori aumentano le percentuali dei laureati intenzionati a continuare gli studi con lauree specialistiche, master, scuole di specializzazione o dottorato di ricerca. Questa relazione vale per tutti i tipi di corso.
Graf.
12.6 – Percentuale di laureati che intendono proseguire
Le intenzioni di proseguire gli studi per area di residenza dei laureati (Graf. 12.6) sono influenzate dal diverso dinamismo dei mercati del lavoro locali. Infatti, sia per il pre che per il post-riforma i laureati che intendono proseguire gli studi aumentano regolarmente da Nord a Sud, tranne che per i laureati a ciclo unico “ibridi”, la cui prosecuzione maggiore si attesta fra i laureati residenti nel Centro Italia. Fra i laureati di primo livello, l’iscrizione alla laurea specialistica è più diffusa fra i laureati meridionali (72,3 per cento) rispetto a quelli del Nord (60,3 per cento); qui più di un quarto dei laureati, anche dopo una laurea di primo livello, non intende proseguire gli studi. Fra i residenti nel Sud e nelle Isole, i laureati LSCU scelgono con più frequenza un dottorato o un master, soprattutto non universitario; i laureati LS, diversamente dal Centro Italia, prediligono una scuola di specializzazione o un tirocinio o praticantato. Per il primo livello post-riforma sono i laureati nelle discipline dell’area delle scienze umane e sociali ad essere maggiormente intenzionati a proseguire gli studi. Questo è dovuto soprattutto ad una maggiore predisposizione di questi verso una laurea specialistica o un master universitario (Graf. 12.7). In generale, fra i laureati “puri” di secondo livello sono quelli dell’area delle scienze umane e sociali a voler proseguire gli studi in percentuali maggiori, grazie soprattutto ai master, anche se il 21 per cento dei laureati dell’area tecnico-scientifica si dichiarano favorevoli a svolgere un dottorato di ricerca. Al contrario, fra i laureati di secondo livello “ibridi” sono quelli dell’area tecnico-scientifica a prediligere la continuazione degli studi, a causa del peso della scuola di specializzazione soprattutto per gli LSCU. Il 10,2 per cento dei laureati pre-riforma dell’area tecnico-scientifica optano per il dottorato di ricerca, il 19,4 per cento di quelli dell’area delle scienze umane e sociali per il master (soprattutto non universitario) e il tirocinio o praticantato.
Graf.
12.7 – Laureati che intendono proseguire gli studi
Scelgono di proseguire la propria formazione con una laurea specialistica 88 laureati di primo livello su 100 del gruppo psicologico, 85 del gruppo giuridico, 81 del geo-biologico e così via, fino ad arrivare ai laureati dei gruppi educazione fisica, insegnamento e delle professioni sanitarie, che si attestano su valori più bassi (Graf. 12.8).
Graf.
12.8 – Laureati di 1° livello che intendono iscriversi
Inoltre, in generale, chi decide di proseguire gli studi ha tendenzialmente un voto di laurea più alto ed un percorso di studi più regolare; questo vale soprattutto per chi opta per una laurea specialistica o un dottorato di ricerca. La regolarità negli studi non è invece associata alla scelta del master.
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