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Home > Università > Profilo > Profilo dei laureati 2006 > Premessa Profilo dei Laureati 2006I laureati dell'università riformataIndice
La riforma degli ordinamenti didattici:
luci ed ombre a sei anni dall’avvio 2. I tipi di corso 3. Le caratteristiche dei laureati al loro ingresso all’università 4. Le discipline di studio 5. Il lavoro durante gli studi e la frequenza alle lezioni 6. La diffusione dei tirocini nei piani di studio 7. I laureati Socrates/Erasmus 8. La riuscita negli studi nell’università riformata 9. Le condizioni per la riuscita negli studi 10. I giudizi sull’esperienza universitaria 11. I servizi per gli studenti: Università, città, Diritto allo Studio 12. Le prospettive di studio 13. Le prospettive di lavoro 14. Le motivazioni nella scelta del corso di laurea 15. Gli adulti all’università 16. I laureati di cittadinanza estera Note metodologiche Tra il 2001 e il 2006 la quota dei laureati di cittadinanza estera è quasi raddoppiata, toccando il 2,3 per cento. Il 72 per cento dei laureati di cittadinanza estera proviene da un Paese europeo (principalmente Albania e Grecia); resta stabile il numero di laureati provenienti dalle Americhe, dopo la crescita significativa tra il 2001 e il 2005. Il 53 per cento dei laureati esteri ha conseguito una laurea di primo livello. I laureati di cittadinanza estera sono presenti in misura maggiore nel gruppo medico, senza sostanziali differenze tra i corsi di laurea in medicina e in odontoiatria e le discipline sanitarie. Il contesto socioeconomico familiare dei laureati esteri è elevato, generalmente superiore a quello degli stessi laureati italiani. Quest’anno, per la prima volta, è stata condotta da AlmaLaurea un’indagine on line CAWI sull’esperienza compiuta dai laureati che hanno concluso gli studi in Italia, nel 2006, provenendo da una scuola secondaria superiore estera. Nel 2006, nei 41 Atenei coinvolti nel Profilo 2006, i laureati di cittadinanza estera sono 4.200 (esclusi i laureati provenienti dalla Repubblica di San Marino), ossia il 2,3 per cento del totale. La percentuale di laureati esteri è comunque in continua crescita: se nel 2001 era poco più dell’1 per cento, attualmente sale al 2,3, quasi raddoppiando nell’arco di cinque anni (Graf. 16.1). Graf.16.1 – Laureati di cittadinanza estera (valori per 100 laureati)
Graf.
16.2 – Laureati di cittadinanza estera
Il 71,6 per cento dei laureati di cittadinanza estera proviene da un Paese europeo (il contributo dell’Europa extra-UE è in crescita, cala quello dell’UE), l’8,3 dall’Asia, il 7,9 dall’Africa, l’11,9 dalle Americhe (Graf. 16.2). Risulta stabile il numero di laureati provenienti dalle Americhe, dopo la crescita avvenuta tra il 2001 e il 2004 grazie soprattutto all’aumento consistente di laureati provenienti dall’America Latina (Graf. 16.3); lievi sono le variazioni dei laureati provenienti dagli altri continenti.
Graf.
16.3 – Laureati del continente americano,
Tra le nazionalità più rappresentate primeggiano quella greca e quella albanese, ma mentre la presenza dei cittadini albanesi è in aumento, i greci sono ogni anno meno numerosi. Nel 2006, infatti, i greci sono l’11,4 per cento dei laureati di cittadinanza estera e gli albanesi arrivano al 16,6 per cento (Graf. 16.4); la presenza dei primi si è ridotta di circa un terzo rispetto al 2001, mentre i secondi si sono più che triplicati (da 5,0 per cento a 16,6 per cento).
Graf.
16.4 – Laureati greci e albanesi,
Per quanto riguarda il gruppo disciplinare i laureati di cittadinanza estera sono più frequenti nel gruppo medico, come già rilevato lo scorso anno, che ne attrae quasi il 17 per cento (rispetto al 2005 diminuzione di 2 punti percentuali), seguito dai gruppi politico-sociale (12,9 per cento, sostanzialmente invariato rispetto all’anno scorso), economico-statistico e linguistico (entrambi 11,5 per cento). All’interno del gruppo medico non si rilevano grandi differenze tra i cittadini stranieri laureati in medicina e in odontoiatria e i laureati nelle discipline sanitarie (8,5 per cento contro 8,4). Il polo universitario con la maggior concentrazione di studenti stranieri è Bolzano, dove 13 laureati su 100 provengono dall’estero, per lo più dalla Germania e dall’Austria; la presenza di laureati di cittadinanza estera è molto superiore alla media anche a Trieste (7 per cento), Camerino (5,9 per cento), Trento e Venezia IUAV (4,6 per cento). I laureati di cittadinanza estera sono 6 su 100 nei corsi di laurea specialistica a ciclo unico, 2 su 100 nei corsi di laurea di primo livello post-riforma e quasi il 2 per cento nelle lauree specialistiche di secondo livello (Graf. 16.5). La maggiore presenza di cittadini esteri nelle lauree specialistiche a ciclo unico è spiegata principalmente dalla loro maggiore affluenza ai corsi del gruppo medico.
Graf.
16.5 – Percentuale di laureati di cittadinanza estera
Graf.
16.6 – Laureati per cittadinanza
Il background socioeconomico dei laureati esteri è più favorevole rispetto a quello dei laureati italiani: 46 laureati stranieri su 100 hanno almeno un genitore laureato, mentre tale percentuale scende a 25 tra i laureati italiani (Graf. 16.6). Per quanto riguarda la riuscita negli studi universitari, i laureati di cittadinanza estera ottengono un voto di laurea inferiore in media di oltre 3 punti rispetto ai laureati italiani (99,8/110 rispetto a 102,9/110), senza distinzioni per area disciplinare. Nella ricerca del lavoro, i laureati provenienti da altri Paesi mostrano diversi orientamenti rispetto ai cittadini italiani: danno maggiore rilevanza alla coerenza con gli studi compiuti (+4,4 punti percentuali) e alla possibilità di guadagno (+4,5), meno importanza alla stabilità del posto di lavoro (-4,5). Quest’anno, per la prima volta, è stata condotta da AlmaLaurea l’indagine CAWI “Studiare e vivere da stranieri nelle università italiane” sull’esperienza compiuta dai laureati che hanno concluso gli studi in Italia, nel 2006, provenendo da una scuola secondaria superiore estera1. Tale ricerca, oltre a cercar di dare voce ad una componente importante, sia pure numericamente modesta, della popolazione universitaria, ha anche lo scopo di approfondire l’analisi delle caratteristiche delle motivazioni, delle abitudini di vita degli studenti ospiti, la percezione del sistema universitario e le opinioni sulla società da parte degli studenti esteri che hanno scelto l’università italiana per la propria formazione. L’indagine, che ha coinvolto 2.532 laureati, ha avuto un ottimo tasso di risposta (49,1 per cento, il più alto mai registrato nel corso delle indagini AlmaLaurea on line) e ha portato ad alcune interessanti riflessioni. Se è scontato che la gran parte degli studenti che hanno conseguito la laurea in Italia provenendo da studi secondari all’estero ha scelto il nostro Paese per motivi di studio (74 su 100), si tenga presente comunque che 8 su 100 si sono invece trasferiti per motivi di lavoro e 7 su 100 per seguire la famiglia. Gli Atenei in cui i laureati stranieri sono più numerosi sono Bologna, Roma La Sapienza, Padova (Tab. 16.1). Tab. 16.1 – Laureati 2006 con diploma di scuola secondaria superiore estera, per Ateneo
Inoltre, ben il 58 per cento ha dichiarato di non aver avuto grandi difficoltà di inserimento o di adattamento all’inizio degli studi universitari e 59 su 100, se potessero tornare indietro, sceglierebbero nuovamente la stessa università italiana dove si sono laureati. Ai laureati 2006 con un diploma di scuola superiore estero è stato anche chiesto di esprimere un giudizio su alcuni aspetti relativi all’università italiana ponendola a confronto con l’università del Paese in cui si sono diplomati (Tab. 16.2). In linea generale, tale giudizio è positivo nei confronti del sistema universitario italiano soprattutto per la facilità di iscrizione e la possibilità di essere accettati (69,9 per cento), per i sostegni al Diritto allo studio (61,1), ma anche per la pluralità sociale della popolazione studentesca (61,0) e per le innovative attrezzature didattiche (54,4). Dall’altro lato gli aspetti meno brillanti dell’Università italiana riguardano specialmente le tasse di iscrizione (ritenute più alte in Italia che nel loro Paese dal 74,7 per cento dei laureati) e l’offerta di attività culturali (scarsa per il 42,9 per cento). Tab. 16.2 – Giudizio dei laureati 2006 con diploma di scuola secondaria superiore estera sull’università italiana
Fa riflettere il fatto che più della metà dei laureati provenienti dall’estero dichiari che conseguire il titolo senza frequentare gli studi è più agevole nell’università italiana che nei rispettivi Paesi di origine. Questo risultato può avere, da un lato, valenza positiva (i programmi dei corsi sono chiari, il materiale didattico messo a disposizione è esaustivo, il sistema universitario va incontro alle esigenze dei lavoratori-studenti), ma può avere dall’altro lato risvolti negativi, nel senso che le università italiane incentivano meno delle università estere quella piena partecipazione culturale data dalla frequenza delle lezioni e dalla continuità dei contatti con i docenti e gli altri studenti universitari. In ogni caso, gli studenti esteri sono buoni frequentatori delle lezioni (68 su 100 hanno frequentato almeno i tre quarti degli insegnamenti previsti). In generale è necessario valutare il giudizio sull’università italiana alla luce del Paese di provenienza degli studenti. Infatti, l’80 per cento dei provenienti dall’Asia e il 72 dall’Europa extra-comunitaria sostengono che sia più facile iscriversi all’Università italiana ed essere accettati; si arriva al 95,1 per cento tra i greci e al 74 tra gli albanesi. I laureati provenienti dall’Africa (79,1 per cento), dall’Europa fuori Unione Europea (72,7; 85 fra gli albanesi) e dalle Americhe (72,1) sono soddisfatti dei sostegni per il Diritto allo studio. I più critici nei confronti delle tasse di iscrizione richieste nel nostro Paese sono i laureati greci e albanesi (oltre 89 laureati su 100), quelli dell’Africa (71,4 per cento), meno quelli dell’Asia (43,3). 1 L’analisi completa e dettagliata dei risultati dell’indagine web sarà presto consultabile on-line sul sito di AlmaLaurea all’indirizzo http://www.almalaurea.it. |