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Profilo dei Laureati 2006

I laureati dell'università riformata

Indice

La riforma degli ordinamenti didattici: luci ed ombre a sei anni dall’avvio
di Andrea Cammelli

1. L’indagine 2007
2. I tipi di corso
3. Le caratteristiche dei laureati al loro ingresso all’università
4. Le discipline di studio
5. Il lavoro durante gli studi e la frequenza alle lezioni
6. La diffusione dei tirocini nei piani di studio
7. I laureati Socrates/Erasmus
8. La riuscita negli studi nell’università riformata
9. Le condizioni per la riuscita negli studi
10. I giudizi sull’esperienza universitaria
11. I servizi per gli studenti: Università, città, Diritto allo Studio
12. Le prospettive di studio
13. Le prospettive di lavoro
14. Le motivazioni nella scelta del corso di laurea
15. Gli adulti all’università
16. I laureati di cittadinanza estera
Note metodologiche

3. Le caratteristiche dei laureati al loro ingresso all’università

Nella popolazione dei laureati si manifesta una sovrarappresentazione dei figli delle classi avvantaggiate dal punto di vista socioculturale.

La probabilità di accesso agli studi universitari è il risultato di un processo causale in cui ha un ruolo importante l’origine sociale, influenzando anche la scelta degli studi secondari superiori e il loro esito: gli studenti di estrazione elevata sono favoriti per quanto riguarda la possibilità di proseguire gli studi oltre l’obbligo scolastico, di iscriversi ad un liceo e, di conseguenza, di iscriversi all’università.


Il Profilo 2006 conferma l’ormai strutturale prevalenza femminile fra i laureati: le femmine sfiorano il 60 per cento del totale; cinque anni prima, a parità di Atenei (ossia fra i laureati delle università presenti nel Profilo 2006), le femmine erano il 58,4 per cento (Graf. 3.1).


Graf. 3.1 – Laureati per genere* (%)


* Sia per il 2006 sia per il 2001 sono presi in considerazione i 41 Atenei coinvolti nel Profilo dei Laureati 2006. Fonte (per l’anno 2001): MiUR – Ufficio di Statistica. Indagine sull'Istruzione Universitaria.


L’analisi del contesto socioeconomico di provenienza dei laureati 2006 mostra che la realizzazione della mobilità sociale è ancora piuttosto parziale. I genitori dei laureati, infatti, rappresentano tuttora una popolazione complessivamente avvantaggiata, in termini di istruzione e posizione socioeconomica, rispetto all’intera popolazione dei pari età. La percentuale dei laureati, che non raggiunge il 9 per cento nella popolazione maschile fra i 45 e i 69 anni, arriva quasi al 20 per cento fra i padri dei laureati e il confronto fra la popolazione femminile e le madri dei laureati porta alle stesse conclusioni (Graf. 3.2). In altre parole, la probabilità di proseguire gli studi dopo la scuola dell’obbligo fino a completare gli studi universitari è influenzata dal contesto socioeconomico di origine.


Graf. 3.2 – Confronto fra i genitori dei laureati 2006
e la popolazione complessiva (2001) per titolo di studio (%)

* Fonte (per la popolazione italiana): ISTAT, 14° censimento generale della popolazione e delle abitazioni.


Il ruolo dei genitori si manifesta in misura evidente già al momento della scelta della scuola media superiore; si osservi in particolare quanto cresca la percentuale degli studenti liceali al crescere del grado di istruzione dei genitori (Graf. 3.3). Ciò riveste un’importanza particolare, perché gli studenti provenienti dai licei hanno maggiori probabilità di accedere agli studi universitari rispetto agli studenti con altri diplomi superiori.


Graf. 3.3 – Laureati per titolo di studio dei genitori
e diploma di scuola secondaria superiore (%)


In linea generale la documentazione sui laureati 2006 testimonia la sopravvivenza di un sistema di relazioni che può essere schematizzato nel grafico 3.4: l’accesso agli studi universitari e la scelta del corso di laurea risentono dell’origine sociale e del genere secondo un processo causale in cui intervengono anche la scelta degli studi secondari superiori e il loro esito1. Questo sistema di effetti coinvolge indifferentemente i laureati pre-riforma e i laureati post-riforma – del resto, proprio perché gli effetti dell’origine sociale e del genere tendono a concentrarsi nelle prime tappe della carriera scolastica, difficilmente la riforma universitaria avrebbe potuto incidere significativamente su questo stato di cose.


Graf. 3.4 – La relazione fra l’origine sociale
e la probabilità di accesso agli studi universitari

L’origine sociale (titolo di studio dei genitori, classe sociale) non ha un’influenza diretta sulla probabilità di accesso agli studi universitari, bensì indiretta, in quanto l’influenza della situazione familiare è mediata dalle scelte formative e dalle performance relative alla scuola secondaria superiore (tipo di diploma e voto). Il legame che intercorre fra il grado di istruzione dei genitori e la probabilità di arrivare alla laurea non deve far dimenticare che ancora nel 2006 la gran parte dei laureati che ha avuto modo di portare a termine il proprio percorso di studi (73,8 per cento) proviene da famiglie in cui il titolo di studio universitario entra per la prima volta.

Un altro aspetto che occorre tenere in considerazione è la migrazione per ragioni di studio. Nella tabella 3.1 ci si limita a rilevare le migrazioni degli studenti che si sono laureati in un Ateneo di una ripartizione geografica diversa da quella di residenza (tralasciando, per semplicità, quanti si sono spostati all’interno della propria ripartizione). A migrare sono stati soprattutto i laureati provenienti dall’Italia meridionale, che rappresentano quasi il 9 per cento del totale dei laureati nelle università dell’Italia settentrionale e oltre il 20 per cento dei laureati nelle università del Centro, mentre negli Atenei del Sud i laureati provenienti dalle altre ripartizioni territoriali sono un’esigua minoranza. Anche in questo caso non si manifestano differenze evidenti fra pre-riforma e post-riforma.


Tab. 3.1 – Laureati per localizzazione dell’Ateneo
e residenza (
%)


Complessivamente, nel 2006, si sono immatricolati all’età regolare o con al più un anno di ritardo 82 laureati su 100, ma la situazione risulta particolarmente diversificata a seconda del percorso di laurea intrapreso (Graf. 3.5). Infatti, i laureati post-riforma delle lauree specialistiche a ciclo unico si caratterizzano per un’età all’immatricolazione molto regolare (94,8 per cento); se si distinguono i laureati di primo livello post-riforma “puri” dagli “ibridi” ci si rende conto che l’immatricolazione a due o più anni oltre l’età canonica riguarda soprattutto questi ultimi studenti (il 12,6 per cento tra i “puri” contro il 38 per cento tra gli “ibridi”). La disparità si accentua ancor di più se si prendono in esame coloro che hanno conseguito una laurea di secondo livello specialistica: tra i “puri” i regolari sono quasi 88 laureati su 100, tra gli “ibridi”, invece, prevale la quota di laureati con immatricolazione tardiva (54,3 per cento). Per quanto riguarda i laureati pre-riforma, in via di esaurimento, 88 su 100 si sono immatricolati all’età canonica (regolare) o con un anno di ritardo.


Graf. 3.5 – Laureati per tipo di corso ed età all’immatricolazione (%)


1 Il grafico 3.4 rappresenta le relazioni significative messe in evidenza dall’analisi statistica multivariata (modelli di regressione logistica). Per un’analisi approfondita degli effetti del titolo dei genitori e della classe sociale sull’esito delle transizioni scolastiche cfr. Schizzerotto, A. (a cura di), Vite ineguali. Disuguaglianze e corsi di vita nell’Italia contemporanea, Bologna, il Mulino, 2002 e i risultati dell’indagine AlmaDiploma sul Profilo dei diplomati 2006, consultabili all’indirizzo:
http://www.almadiploma.it/scuole/profilo/profilo2006/.