|
Home > Università > Profilo > Profilo dei laureati 2006 > Premessa Profilo dei Laureati 2006I laureati dell'università riformataIndice
La riforma degli ordinamenti didattici:
luci ed ombre a sei anni dall’avvio 2. I tipi di corso 3. Le caratteristiche dei laureati al loro ingresso all’università 4. Le discipline di studio 5. Il lavoro durante gli studi e la frequenza alle lezioni 6. La diffusione dei tirocini nei piani di studio 7. I laureati Socrates/Erasmus 8. La riuscita negli studi nell’università riformata 9. Le condizioni per la riuscita negli studi 10. I giudizi sull’esperienza universitaria 11. I servizi per gli studenti: Università, città, Diritto allo Studio 12. Le prospettive di studio 13. Le prospettive di lavoro 14. Le motivazioni nella scelta del corso di laurea 15. Gli adulti all’università 16. I laureati di cittadinanza estera Note metodologiche La probabilità di lavorare nel corso degli studi universitari è legata al contesto familiare di provenienza: all’aumentare del titolo di studio dei genitori diminuisce la percentuale di laureati che hanno svolto un’attività lavorativa a tempo pieno o a tempo parziale. I lavoratori-studenti sono più numerosi nell’area delle scienze umane e sociali, tra i laureati di primo livello nelle discipline sanitarie e tra gli studenti residenti nell’Italia centrale. La regolare frequenza alle lezioni risulta più assidua tra i post-riforma “puri”, specialmente tra i laureati specialistici a ciclo unico, che raggiungono il 94 per cento. Studiare lavorando o, all’opposto, completare gli studi universitari senza svolgere alcuna attività lavorativa sono due modi di vivere gli anni dell’università che verosimilmente riflettono possibilità, motivazioni, esigenze e progetti di vita completamente diversi. L’analisi dell’esperienza universitaria dei lavoratori-studenti, degli studenti-lavoratori e dei laureati senza alcuna esperienza di lavoro è dunque di grande interesse1. Il confronto tra il 2006 e i due anni precedenti mostra una stabilità per tutti e tre i collettivi. Nel 2006 i lavoratori-studenti rappresentano quasi il 9 per cento del totale dei laureati, gli studenti-lavoratori il 66 e i laureati senza alcuna esperienza di lavoro il 24 per cento (Graf. 5.1). Graf. 5.1 – Laureati con esperienze di lavoro durante gli studi (%)
Analizzando nel dettaglio i laureati 2006, si nota che i lavoratori-studenti sono 21 su 100 laureati di primo livello “ibridi” e 5 su 100 tra i laureati “puri” (Graf. 5.2). All’opposto i laureati senza alcuna esperienza di lavoro durante gli studi sono 28 su 100 tra i “puri” di primo livello e 14 su 100 tra gli “ibridi”. I laureati di secondo livello (specialistici e specialistici a ciclo unico) “puri” presentano una situazione analoga ai laureati di primo livello, mentre i laureati lavoratori-studenti di secondo livello “ibridi” sono la metà dei laureati di primo livello “ibridi” (21,5 tra i “puri” di primo livello contro 10,6 tra i “puri” di secondo livello). La condizione socioeconomica dei genitori dei laureati influenza in modo marcato la probabilità di lavorare nel corso degli studi: all’aumentare del titolo di studio dei genitori diminuisce la percentuale dei laureati che svolgono un’attività lavorativa, continuativa e non, ed aumenta quella dei laureati senza alcuna esperienza di lavoro. Quest’anno i lavoratori-studenti sono il 4,7 per cento nelle famiglie con almeno un genitore laureato, il 7,3 per cento in quelle con un titolo di scuola secondaria superiore e quasi il 14 per cento tra i laureati con genitori in possesso di un titolo inferiore o senza titolo di studio (Graf. 5.3). Graf. 5.2 – Laureati con esperienze di lavoro durante gli studi, per tipo di corso (%)
Graf. 5.3 – Laureati con esperienze di lavoro durante gli studi, per titolo di studio dei genitori (%)
Per quanto riguarda le differenze tra le aree disciplinari i lavoratori-studenti sono presenti in misura maggiore nei corsi di laurea di primo livello del gruppo medico (professioni sanitarie), mentre sono pressoché assenti fra i laureati in medicina e chirurgia e in odontoiatria, la metà dei quali ha conseguito il titolo senza aver svolto alcuna attività lavorativa. Al di là del gruppo medico, che costituisce un caso a sé, i lavoratori-studenti sono più presenti nell’area delle scienze umane e sociali (10 laureati su 100) che nell’area tecnico-scientifica (Graf. 5.4). Graf. 5.4 – Laureati con esperienze di lavoro durante gli studi, per area disciplinare (%)
Rispetto all’analisi del 2005, la percentuale di lavoratori-studenti rimane sostanzialmente invariata al Nord e al Sud, mentre presenta un lieve aumento al Centro, passando dall’8,9 al 10,4 per cento. I laureati senza alcuna esperienza di lavoro sono pressoché stabili al Nord e al Centro e diminuiscono al Sud di 1,4 punti percentuali (Graf. 5.5). Graf. 5.5 – Laureati con esperienze di lavoro durante gli studi, per ripartizione geografica di residenza (%)
Graf. 5.6 – Laureati con esperienze di lavoro durante gli studi, per frequenza alle lezioni (%)
Come ci si attendeva si evidenzia una stretta relazione tra lavoro durante gli studi e frequenza alle lezioni: al crescere dell’impegno lavorativo degli studenti diminuisce l’assiduità nel frequentare (Graf. 5.6). I lavoratori-studenti che seguono oltre i tre quarti degli insegnamenti previsti sono il 31 per cento contro il 63 per cento degli studenti-lavoratori e il 76 per cento dei laureati che non lavorano. Simmetricamente sono 32 su 100 i lavoratori-studenti che frequentano meno di un quarto degli insegnamenti previsti contro il 4 per cento degli studenti-lavoratori e circa il 3 per cento dei laureati senza alcuna esperienza di lavoro. La frequenza alle lezioni risulta inoltre più assidua tra i post-riforma “puri”: il 71 per cento tra i laureati di primo livello ha frequentato oltre i tre quarti degli insegnamenti previsti; tale percentuale sale a 94 tra i laureati di secondo livello specialistici a ciclo unico (Graf. 5.7). Non considerando gli ultimi laureati pre-riforma, solo 56 laureati di primo livello “ibridi” su 100 hanno frequentato oltre tre quarti degli insegnamenti. Graf. 5.7 – Laureati per tipo di corso e frequenza alle lezioni (%)
Infine, si evidenziano differenze significative per area disciplinare: sono 82 su 100 i laureati appartenenti all’area tecnico-scientifica che frequentano oltre i tre quarti degli insegnamenti previsti, passano a 64 su 100 nel gruppo linguistico – che è il gruppo disciplinare dell’area delle scienze umane e sociali con la più elevata assiduità – e si riducono a 50 su 100 negli altri gruppi dell’area delle scienze umane e sociali (Graf. 5.8). Graf. 5.8 – Laureati per area disciplinare e frequenza alle lezioni (%)
1 In questa indagine i lavoratori–studenti sono i laureati che hanno dichiarato di avere svolto attività lavorative continuative a tempo pieno per almeno la metà della durata degli studi sia nel periodo delle lezioni universitarie sia al di fuori delle lezioni. Gli studenti–lavoratori sono tutti gli altri laureati che hanno compiuto esperienze di lavoro nel corso degli studi universitari. |