|
Home > Università > Profilo > Profilo dei laureati 2006 > Premessa Profilo dei Laureati 2006I laureati dell'università riformataIndice
La riforma degli ordinamenti didattici:
luci ed ombre a sei anni dall’avvio 2. I tipi di corso 3. Le caratteristiche dei laureati al loro ingresso all’università 4. Le discipline di studio 5. Il lavoro durante gli studi e la frequenza alle lezioni 6. La diffusione dei tirocini nei piani di studio 7. I laureati Socrates/Erasmus 8. La riuscita negli studi nell’università riformata 9. Le condizioni per la riuscita negli studi 10. I giudizi sull’esperienza universitaria 11. I servizi per gli studenti: Università, città, Diritto allo Studio 12. Le prospettive di studio 13. Le prospettive di lavoro 14. Le motivazioni nella scelta del corso di laurea 15. Gli adulti all’università 16. I laureati di cittadinanza estera Note metodologiche Promuovere lo studio all’estero è uno degli obiettivi della riforma universitaria; nonostante ciò, l’espansione della mobilità Erasmus italiana in uscita si è interrotta nel 2004 e permangono alcune situazioni di disparità. La partecipazione ai programmi Erasmus dipende strettamente dalla disciplina di studio. Nelle università del Mezzogiorno le reti di accordi europei sulla mobilità degli studenti si dimostrano meno efficaci. E gli studenti provenienti dai contesti familiari meno favorevoli dal punto di vista socioculturale continuano ad avere meno chances di partecipare alla mobilità. Gli studenti dei corsi triennali di primo livello entrati all’università senza la prospettiva di proseguire gli studi nei corsi specialistici hanno in generale minori opportunità di partecipare all’Erasmus rispetto a quante ne hanno avute negli anni precedenti gli studenti dell’università pre-riforma. Nel 1987 l’adozione del programma Erasmus (dal 1996 Socrates/Erasmus) da parte delle istituzioni della Comunità Europea ha contribuito in modo decisivo allo sviluppo della mobilità internazionale degli studenti universitari. Da allora, compiere un’esperienza di studio all’estero riconosciuta dal nostro sistema universitario significa, nella grande maggioranza dei casi, partecipare alla mobilità Erasmus. A partire dal varo del programma fino al 2003/04 il numero degli studenti delle università italiane che hanno effettuato soggiorni Erasmus è cresciuto ininterrottamente, ma nel 2004/05 questa tendenza si è interrotta (Graf. 7.1)1. Nella popolazione analizzata nel Profilo 2006, i laureati che hanno preso parte alla mobilità Erasmus sono il 6,2 per cento del totale. Il Paese di soggiorno più frequente è la Spagna, scelta dal 34 per cento dei laureati Erasmus, seguita da Francia, Germania e Regno Unito (Graf. 7.2).
Graf. 7.1 – Studenti del sistema universitario italiano
Fonte: Agenzia Nazionale Socrates Italia – Ufficio ERASMUS Graf. 7.2 – Laureati Erasmus per Paese di soggiorno (%)
La maggioranza dei laureati Erasmus appare soddisfatta delle integrazioni alla mobilità internazionale offerte dagli organismi per il Diritto allo Studio (Graf. 7.3). Graf. 7.3 – Laureati Erasmus soddisfatti delle integrazioni alla mobilità internazionale offerte dall’organismo per il Diritto allo Studio (%)
Per quanto riguarda la partecipazione alla mobilità le differenze fra i settori disciplinari sono evidenti e riflettono squilibri noti da tempo (Graf. 7.4). Graf. 7.4 – Percentuale di laureati Erasmus per area disciplinare
I programmi Erasmus sono frequenti solo fra gli studenti dell’area linguistica (1 laureato su 4); negli altri corsi dell’area delle scienze umane e sociali la partecipazione è nettamente inferiore e nell’area tecnico-scientifica è ancora più ridotta. Distinguendo – in modo più dettagliato – per gruppo disciplinare si rilevano valori particolarmente ridotti per cinque aree: le professioni sanitarie, dove gli Erasmus sono solo l’1,3 per cento, educazione fisica (1,9 per cento), insegnamento (2,3), psicologico (2,9) e chimico-farmaceutico (3,1). Nel confrontare il vecchio e il nuovo sistema universitario occorre tenere presente alcune circostanze. I laureati pre-riforma, che stanno concludendo percorsi di studio in via di estinzione, sono ormai in buona parte studenti ritardatari (61,4 su 100 si sono laureati al terzo anno fuori corso se non oltre); negli anni precedenti, il ritardo alla laurea accumulato dai laureati pre-riforma era ovviamente più contenuto. Per diverse ragioni, da sempre gli studenti in ritardo partecipano alla mobilità Erasmus in misura tendenzialmente inferiore: tutto ciò spiega perché i laureati Erasmus pre-riforma nel 2006 (7,1 per cento) sono meno frequenti che negli anni precedenti (erano l’8,3 per cento nel 2005 e l’8,5 nel 2004) (Graf. 7.5). Graf. 7.5 – Percentuale di laureati Erasmus per tipo di corso
Per quanto riguarda invece il post-riforma, i primi anni di applicazione del DM 509/99 hanno visto l’ingresso all’università da parte di tipologie tendenzialmente meno predisposte alla mobilità internazionale: lavoratori, specialmente nel campo sanitario, o studenti in possesso di diploma universitario, che si sono visti riconoscere l’esperienza professionale o il titolo di studio per il conseguimento della laurea di primo livello. I laureati specialistici, come detto in precedenza, rappresentano per ora un collettivo particolare. Per queste ragioni, la partecipazione all’Erasmus da parte degli attuali laureati post-riforma – di primo e di secondo livello – non può essere considerata pienamente rappresentativa del sistema universitario riformato. Fra i laureati triennali la mobilità Erasmus ha coinvolto 5,1 studenti su 100: 5,5 per cento fra quanti intendono continuare gli studi, solo 3,6 su 100 fra quanti non proseguiranno. I laureati del primo livello che non hanno preso parte al programma ma proseguono gli studi in un corso di laurea specialistica avranno la possibilità di svolgere l’Erasmus nel prossimo biennio universitario. Nel secondo livello (lauree specialistiche e specialistiche a ciclo unico) i laureati che nell’arco dei cinque (o sei) anni di corso hanno partecipato a programmi Erasmus salgono all’8,8 per cento. Risulta evidente, a questo punto, che gli studenti dei corsi triennali di primo livello entrati all’università senza la prospettiva di conseguire anche la laurea specialistica hanno opportunità di studiare all’estero nettamente inferiori rispetto a quante ne hanno avute negli anni precedenti gli studenti dell’università pre-riforma. L’indagine sui laureati 2006 conferma anche l’influenza della collocazione geografica dell’Ateneo sulla probabilità di partecipare alla mobilità Erasmus (Graf. 7.6). Le università dell’Italia nord-orientale, fra le 41 coinvolte nell’indagine, hanno in generale percentuali di laureati Erasmus più elevate; in particolare Trento e Udine, gli unici Atenei con almeno il 10 per cento. All’opposto, l’Italia meridionale e insulare si mantiene un’area in cui le reti di accordi europei sulla mobilità per studio hanno minore efficacia.
Graf.
7.6 – Percentuale di laureati Erasmus
Il terzo elemento che continua a caratterizzare la partecipazione all’Erasmus è lo squilibrio di carattere socioeconomico. Il livello di istruzione dei genitori interviene infatti come fattore selettivo nei confronti della probabilità di accesso allo studio all’estero (Graf. 7.7): i laureati che hanno svolto programmi risultano il 4,1 per cento fra i figli di genitori che non hanno conseguito la maturità e sono quasi il triplo (10,8 per cento) fra i figli di genitori entrambi in possesso di laurea.
Graf.
7.7 – Percentuale di laureati Erasmus
1 L’evoluzione temporale della partecipazione degli studenti italiani all’azione Erasmus risulta la stessa anche se, anziché riferirsi al numero assoluto degli studenti Erasmus, la si misura in termini relativi. Infatti l’Indice di mobilità Erasmus (IME), definito dal rapporto studenti Erasmus/iscritti all’a. a. di riferimento X 100, cresce progressivamente da 0,78 a 0,93 fra il 2000/01 e il 2003/04, mentre vale 0,90 per il 2004/05 e 0,91 per il 2005/06. |