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Home > Università > Profilo > Profilo dei laureati 2006 > Premessa Profilo dei Laureati 2006I laureati dell'università riformataIndice
La riforma degli ordinamenti didattici:
luci ed ombre a sei anni dall’avvio 2. I tipi di corso 3. Le caratteristiche dei laureati al loro ingresso all’università 4. Le discipline di studio 5. Il lavoro durante gli studi e la frequenza alle lezioni 6. La diffusione dei tirocini nei piani di studio 7. I laureati Socrates/Erasmus 8. La riuscita negli studi nell’università riformata 9. Le condizioni per la riuscita negli studi 10. I giudizi sull’esperienza universitaria 11. I servizi per gli studenti: Università, città, Diritto allo Studio 12. Le prospettive di studio 13. Le prospettive di lavoro 14. Le motivazioni nella scelta del corso di laurea 15. Gli adulti all’università 16. I laureati di cittadinanza estera Note metodologiche A 5 anni dall’applicazione della riforma, il processo di riduzione dell’età media e del ritardo alla laurea, che aveva contraddistinto gli ultimi 4 anni, si è interrotto. In ogni caso, fra il 2001 e il 2006 il ritardo negli studi è sceso in media da 2,9 anni a 1,9 e l’età alla laurea è passata da 28 anni a 27,1. Per comprendere pienamente gli effetti della riforma occorre tenere in considerazione anche le variazioni introdotte nella durata legale dei corsi e il fenomeno delle immatricolazioni in età superiore rispetto all’età standard, che è più marcato nell’università riformata. Le votazioni – sia agli esami sia alla laurea – non hanno subito variazioni rilevanti nell’arco degli anni presi in considerazione. Ci si propone ora di analizzare l’andamento dei tempi di laurea e delle votazioni nel periodo 2001-2006. Nel Cap. 2 (Graf. 2.1) si è illustrato con quale ritmo i laureati post-riforma di primo e di secondo livello si stiano gradualmente sostituendo ai laureati pre-riforma. In questo capitolo i laureati verranno considerati nel loro complesso, ma si terrà conto dell’eterogeneità dei percorsi di studio in termini di durata legale. Nelle quattro tipologie di laurea prese in considerazione, infatti, le durate legali dei corsi variano da 2 a 6 anni (ad esclusione di alcuni corsi particolari di durata annuale). Nel prossimo Cap. 9, invece, l’analisi della riuscita negli studi distinguerà i laureati per tipo di corso. Nel 2006 il processo di riduzione dell’età alla laurea (oltre 1 anno in meno nell’arco del quinquennio 2001-2005) si interrompe; l’età media alla laurea, infatti, riprende a salire oltre i 27 anni (Graf. 8.1). Graf. 8.1 – Età alla laurea (medie)
Graf. 8.2 – Laureati per età alla laurea (%)
In termini di composizione percentuale (Graf. 8.2) è evidente la comparsa, a partire dal 2003, dei laureati con meno di 23 anni, che nel 2006 rappresentano più di un sesto del totale. Si tratta, nella grande maggioranza dei casi, di laureati di primo livello post-riforma che hanno compiuto sia gli studi universitari sia gli studi preuniversitari senza accumulare alcun ritardo. Nello stesso tempo la percentuale dei laureati con almeno 27 anni di età si è ridotta dal 47,8 per cento al 32,8. Nell’ultimo anno la composizione per età è rimasta pressoché invariata. Per valutare l’impatto della riforma in modo efficace è utile scomporre l’età alla laurea nelle sue tre componenti età all’immatricolazione, durata legale del corso e regolarità negli studi universitari, in modo che sia possibile analizzarle separatamente. Graf. 8.3 – Laureati per età all’immatricolazione (%)
Il grafico 8.3 mostra come l’immatricolazione tardiva all’università sia divenuta più frequente a partire dal 2003. I laureati che si sono immatricolati con almeno 2 anni di ritardo rispetto all’età canonica1, sono passati dal 10,9 per cento del 2001 al 18,2 per cento del 2006; dal 2004 i laureati che al momento dell’immatricolazione avevano accumulato almeno 10 anni di ritardo sono stati più del 5 per cento e sono in continuo aumento. Nel Cap. 3 si è osservato, comunque, che l’immatricolazione dopo l’età prevista riguarda soprattutto i laureati “ibridi” sia del primo sia del secondo livello post-riforma. La compresenza delle differenti durate legali dei corsi nel periodo 2001-2006 è descritta nel grafico 8.4. L’introduzione delle lauree triennali ha comportato – nel complesso – una riduzione delle durate legali e così gli anni di studio previsti sono passati in media dai 4,4 anni del 2001 ai 3,5 del 2006, con un “alleggerimento” di 0,9 anni di formazione. Quest’anno iniziano ad avere una buona rappresentatività i laureati specialistici (9,2 per cento), destinati ad essere ancora più presenti nei prossimi anni. Graf. 8.4 – Laureati per durata legale del corso di studi* (%)
* Le lauree specialistiche sono state collocate nella categoria “2 anni”.
Graf. 8.5 – Laureati per regolarità negli studi (%)
Il principale responsabile dell’elevata età alla laurea di cui ha sofferto – e tuttora soffre – il nostro sistema universitario è, di gran lunga, il ritardo negli studi universitari. Da questo punto di vista il miglioramento che si è verificato fra il 2001 e il 2006 è netto: i laureati in corso sono triplicati (dal 10,2 per cento al 34,3), mentre i laureati dopo il secondo anno fuori corso sono scesi dal 52,8 al 28,3 per cento (Graf. 8.5). In media il ritardo si è ridotto di 1 anno, scendendo da 2,9 a 1,9 anni. In parte la tendenza al contenimento del ritardo negli studi universitari da parte dei laureati nel loro complesso si può spiegare con la riduzione del tempo impiegato nell’elaborare la tesi da parte del primo livello post-riforma. Infatti, i laureati triennali dedicano alla tesi di laurea la metà del tempo (4 mesi contro oltre 8) rispetto ai laureati pre-riforma (Graf. 8.6)2. I laureati specialistici, invece, impiegano in media circa un mese in meno rispetto ai pre-riforma. Graf. 8.6 – Mesi impiegati per la tesi/prova finale (medie)
L’indice di ritardo alla laurea, che rapporta il ritardo alla durata legale del corso, conferma pienamente il miglioramento avvenuto in termini di regolarità negli studi, benché nel 2006 questa tendenza si sia arrestata (Graf. 8.7). Se i laureati nel 2001 avevano accumulato un ritardo corrispondente in media a quasi il 70 per cento dell’intera durata del corso, ora l’indice è sceso al 49 per cento. Resta certamente ancora molto da fare, poiché il fatto che un anno di formazione effettiva comporti in media 1,49 anni di permanenza all’università non può essere considerato soddisfacente. Graf. 8.7 – Indice di ritardo alla laurea (medie)
Graf. 8.8 – Le componenti dell’età alla laurea (medie)
* La durata totale dei corsi corrisponde alla durata legale tranne che per le lauree specialistiche, a cui sono stati attribuiti 5 anni anziché 2. Il grafico 8.8 riepiloga l’andamento dell’età all’immatricolazione, della durata dei corsi e del ritardo negli studi universitari fra il 2001 e il 2006 e illustra in che modo ciascuna di queste tre componenti ha contribuito alla riduzione dell’età alla laurea. In sintesi, fra il 2005 e il 2006 il ritardo alla laurea non ha subito alcuna variazione e il leggero incremento dell’età media alla laurea (+0,2 anni) è spiegato dall’analogo aumento dell’età all’immatricolazione. Per quanto riguarda le votazioni, sia il punteggio degli esami sia il voto di laurea non hanno subito variazioni rilevanti fra il 2001 e il 2006 (Tab. 8.1). Tab. 8.1 – Punteggio degli esami e voto di laurea (medie)
1 Per età canonica di iscrizione all’università si intendono i 19 anni per i laureati pre-riforma, di primo livello post-riforma e specialistici a ciclo unico; 22 anni per i laureati specialistici. 2 Occorre segnalare che, mentre i laureati pre–riforma sono tenuti ad elaborare una tesi di laurea, i laureati triennali svolgono una prova finale che nella maggior parte dei casi consiste in una tesi, ma può tradursi anche in una relazione sul tirocinio o in un elaborato di fine studi. |