Lavoro

“Il futuro dell’Europa è nelle nostre teste”

14 Febbraio 2009

“Il sistema AlmaLaurea deve rappresentare un esempio per tutta l’Europa”. A sostenerlo è Doris Pack, Presidente della Commissione per la Cultura e l'Istruzione del Parlamento Europeo intervenuta al Convegno “L'istruzione universitaria nell'ultimo decennio. All'esordio della European Higher Education Area” tenutosi a Bologna lo scorso 28 maggio in occasione della presentazione del XII Profilo dei laureati di AlmaLaurea. “Ritengo- ha precisato la Pack- che il sistema creato dal Consorzio interuniversitario con gli strumenti che già possiede, possa giocare un ruolo fondamentale nel processo di Barcelona e nella costruzione dell’Europa della conoscenza”.

AlmaLaurea, soprattutto in questo momento di forte crisi economica e sociale, può rappresentare un punto di svolta per la creazione europea della società della conoscenza?
“Potrebbe e dovrebbe diventarlo. Al momento, non è ancora stata estesa a livello europeo ed è attiva in Italia, dov’è nata, e in Marocco, dove sta dimostrando l’alta qualità del suo operato realizzando insieme a tre università marocchine e in collaborazione con alcuni atenei del sud della Francia, il progetto Grinsa, Graduate's Insertion and Assesment as tools for Moroccan Higher Education Governance and Management. Un programma finanziato dall’Unione Europea che prevede la riproposizione sperimentale della banca dati dei laureati, sul modello di AlmaLaurea, nelle università di Meknes Marrakech e Oujda. Il successo che questa iniziativa sta raccogliendo è la dimostrazione del fatto che AlmaLaurea può giocare un ruolo fondamentale in Europa. Può e deve diventare un punto di riferimento soprattutto per quanto riguarda il Barcelona Process”.

European AlmaLaurea: che valore aggiunto potrebbe avere?
“Il Professore Andrea Cammelli che sta dirigendo il Consorzio dal 1994, mi ha aperto gli occhi sull’importanza di sviluppare questo strumento a livello euro mediterraneo: mi ha fatto capire che AlmaLaurea dovrebbe essere esportata in Germania, in Francia e in molti altri paesi dell’unione. Lo scopo? Creare un network internazionale all’interno del mondo universitario capace di mettere in contatto i laureati con il mercato del lavoro, dando così all’economia internazionale la possibilità di trovare la persona “giusta” al momento giusto, favorendo mobilità, ricerca e l’internazionalizzazione delle conoscenze”.

Formazione, ricerca e sviluppo quindi: sono questi i tre pilastri necessari per la costruzione dell’European Higher Education Area?
“Formazione, ricerca e sviluppo sono senza ombra di dubbio i tre elementi “chiave” indispensabili per la produzione di tutte le politiche del futuro. Sono fattori su cui tutti i paesi Europei e non solo dovrebbero investire soprattutto ora che la crisi internazionale ha riportato alla luce le effettive necessità del nostro tempo. La difficile congiuntura economica che stiamo vivendo ci sta facendo capire una cosa importante, ovvero che la nostra fortuna, il futuro dell’Europa è nella “nostra testa”. Per questo la formazione del capitale umano è fondamentale: dobbiamo lavorare per dare tutte le opportunità possibili ai giovani. La presentazione dei dati del XII Profilo dei laureati di AlmaLaurea in questo senso è stata formidabile: mi ha dato la forza di andare avanti nella costruzione dell’European Higher Education Area affrontando, una dopo l’altra, le sfide che il futuro ci pone”.

La crisi, avvertita in modo pesante da tutte le grandi economie internazionali, potrebbe tuttavia far retrocedere l’impegno dei governi nella costruzione del sistema Europeo della conoscenza?
“I ministri sono sempre presi da mille altri problemi e faticano a capire ciò che è fondamentale: ovvero, dare delle possibilità alle persone, in primis ai giovani. E come? Favorendo la mobilità: è il fattore fondamentale che permette ai laureti di crescere e alle economie di trovare le risorse giuste per svilupparsi. Dobbiamo insistere su questo punto, è una necessità ineludibile. Ogni paese può anche avere un grande mercato interno, ma chi lo utilizzerà se non c’è mobilità? Se le lauree non sono riconosciute ovunque, se non è riconosciuta, per esempio, a Berlino l’esperienza formativa e professionale svolta a Bologna? Da questo punto di vista credo che i Consigli dei Ministri di ogni paese del mondo debbano portare avanti questa politica d’internazionalizzazione del sapere risolvendo volta per volta le criticità”.

Quali criticità dovremmo affrontare per la costruzione dello spazio europeo della conoscenza?
“La formazione, l’educazione e la ricerca devono tornare al centro di tutte le politiche governative. Come può crescere l’economia se non c’è ricerca? Come può essere completivo un paese se non investe nella formazione del capitale umano? L’Europa deve lottare, ogni nazione deve salvaguardare, in accordo con tutte le altre, le sue capacità, il frutto del suo lavoro di questi ultimi decenni. Non possiamo lasciare tutto nelle mani di altri paesi come il Giappone, gli Stati Uniti o la Cina. La nostra possibilità di sopravvivere dipende da questi tre fattori. Nonostante ci sia stato un calo demografico molto pesante del numero di giovani, il nostro obbiettivo resta uno: preservare ciò che è nelle nostre menti. In questo senso, spero che i politici non parlino soltanto di educazione e ricerca per fare bella figura ai convegni senza poi finanziare concretamente entrambe”.

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